Anche l'Nba ha il primo gay (dichiarato)

Jason Collins, centro di Washington, ha fatto "coming out", a quando il primo calciatore italiano? - il testo della sua lettera-confessione -

Jason Collins con la maglia dei Washington Wizards (Credits: Jonathan Daniel/Getty Images)

Riccardo Vetere

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"Non ho scelto io di essere il primo atleta apertamente gay a giocare in uno degli sport più importanti d'America. Ma visto che lo sono, sono contento di iniziare a parlarne. Non avrei voluto essere io quello che alza la mano in classe e dice di essere diverso. Fosse stato per me, qualcun altro avrebbe già dovuto farlo. Ma nessuno l’ha fatto, ed è per questo che ho deciso di alzare io la mano”.

Comincia così la lettera scritta di pugno da Jason Collins, centro dei Washington Wizards, per Sports Illustrated. Con questa rivelazione entrerà certamente nella storia: è la prima volta, infatti, che un giocatore dell’NBA ancora in attività decide di fare outing: “Amo ancora questo sport – prosegue Collins - e ho ancora qualcosa da offrire. I miei allenatori e i miei compagni lo sanno. Ma allo stesso tempo voglio essere genuino, autentico e sincero”.

“Perché mi sto dichiarando proprio adesso? Ho iniziato a pensarci nel 2011, durante il lockout. Sono un tipo abitudinario, uno che appena finisce la regular season si mette a lavorare per essere al meglio all'opening night di quella successiva. Ma la serrata mi ha costretto a sconvolgere le mie abitudini e a confrontarmi con quello che sono realmente. Mi sono allenato, ma mi è mancata quella distrazione che il basket è sempre stata per me. Il primo familiare con cui sono uscito allo è stata mia zia Teri”.

Non ha paure né timori Jason Collins, nel raccontare la sua vita fino in fondo, nel raccontare al mondo chi lui sia davvero. E le reazioni a questa inattesa esternazione sono state di unanime incoraggiamento per l’ex giocatore dei Boston Celtics.

Su Twitter Kobe Bryant ha speso parole importanti per il collega della lega: “Sono orgoglioso di lui. Non nascondete chi siete per colpa dell’ignoranza degli altri”. Parole di sprone a cui hanno fatto eco quelle dell’ex presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton: “Conosco Jason da quando era a Stanford con mia figlia Chelsea. Il suo è un annuncio importante per la storia dello sport e della comunità omosessuale”. Ne è convinto anche il commissario dell’Nba, David Stern: “Siamo contenti che Jason abbia scelto di diventare il leader di questo problema così importante”.

Ed episodi di questo tipo iniziano ad intensificarsi, grazie anche al coraggio che l’esempio di altri riesce a infondere ad atleti terrorizzati dalla possibile emarginazione a cui potrebbero andare - ancora - incontro. È il timore che ancora aleggia in Germania, dove un giocatore anonimo, nel 2012, senza troppi fronzoli dichiarò: “Se la mia omosessualità divenisse pubblica non sarei al sicuro. Forse se tutti uscissero allo scoperto la portata del problema sarebbe minore, ma ho poche speranze che accada”. Magari anche lui ora troverà il coraggio di rivelare la sua omosessualità; ora che il mondo non sembra più così ostile sull’argomento.

E quello di Collins è solo un altro degli ultimi casi di “coming out” fatto in un mondo tanto reticente come quello dello sport. Robbie Rogers diede l’esempio proprio qualche settimana fa, quando è divenuto il primo calciatore professionista della storia a dichiarare la propria omosessualità. Ex giocatore della Nazionale statunitense, nonché attaccante dello Stevenage, club di 3° divisone inglese.

Prima di lui già Matt Jarvis, ala del West Ham, uscì allo scoperto giusto nel gennaio scorso sulle pagine di Attitude, nota rivista gay del Regno Unito. “Sono certo che ci sono molti giocatori gay, ma se devono decidere di rivelarsi davvero, questa è un’altra questione. Credo ci abbiano pensato molte volte, però è difficile”, sono state le sue parole.

Che si tratti di calcio, basket o rugby, inizia a fare poca differenza. Uno che può essere considerato un pioniere, è probabilmente Gareth Thomas, ex rugbista britannico che si rivelò già nel 2009. Un po’ come il peso piuma portoricano della boxe, Orlando Cruz, che prima di tutti dichiarò di essere gay nella disciplina del machismo imperante: “Voglio che la gente veda come sono: un atleta che dà sempre il massimo sul ring, voglio che la gente guardi le mie qualità di pugile. Ma voglio anche che i ragazzi sappiano che tutto è possibile: ciò che sei o quello che ami non dovrebbe essere un ostacolo se cerchi di raggiungere un obiettivo".

Ora che un po’ dappertutto gli atleti disposti a fare “coming out” sembrano non avere più paura, grazie anche al sostegno che esternazioni tanto ardue sembrano riscuotere, quando vedremo cadere il muro della reticenza in Italia?

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