Campionato finito

La Juve pareggia al San Paolo dando l'ennesima prova di forza e chiude la stagione

Pandev contro Barzagli, uno dei duelli della partita (Credits: ANSA/ADRIAN BRADSHAW)

Carlo Genta

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Nemmeno la visita pastorale del più grande di tutti e la solita tiritera televisiva  della rivisitazione delle teche degli anni Ottanta sono bastate al Napoli per tenere vivo, ancora per un po’ almeno, il campionato. Finito.

Ma soprattutto l’impressione che la Signora si sia presa con la prepotenza dei forti quello che voleva in casa dello scugnizzo. Napoli paralizzato da eccessive attese, ancora troppo grandi per la squadra di Mazzarri, mai visto così teso, quasi
in cerca dell’aria che non voleva entrare nei polmoni.

Vigilia di schiamazzi, di sassi e uova senza senso sportivo, perché l’inciviltà non ha padri, né estrazioni geografiche, ma solo
madri ignoranti. La Juventus ha dominato il campo, mentalmente prima ancora che sul piano fisico o tecnico, da subito. E alla zuccata di Chiellini su un meraviglioso arcobaleno di sinistro di Pirlo, la partita e il campionato sono finiti.

Bello che il pari sia arrivato su uno sparo nel buio di Inler, ingiustamente messo in croce pure dalla sua stessa gente. Il resto è stato uno scornarsi ruvido, quasi inutile.

E il gomito cattivo di Cavani, annerito dalla astinenza da gol, vale in negativo quanto la tirata di capelli di Chiellini. Inutile fare le pulci a Orsato, oggi il miglior arbitro del campionato.

Pari stupido come questa partita che poteva anche essere diversa e più punitiva per i nipoti di Maradona se solo Vucinic fosse stato meno mollaccione su una palla che uno come lui non deve mai sbagliare.

Adesso ci restano altre battaglie e altre chiacchiere, se vogliamo un po’ di retroguardia, per arrivare a maggio. Nel teatrino non ci si annoia mai, tra un presidente in prigione che rifiuta di andare, quanto meno provvisoriamente, a casa sua e un talento da tempo buttato nel cesso che non trova nulla di meglio da fare che compromettere l’ennesimo scorcio di una carriera anche troppo generosa.

Su Cellino decideranno i giudici, su Cassano, alle mani con un giovane allenatore che ha probabilmente perso il controllo della situazione, magari Moratti e vedremo se arriveranno le solite patetiche scuse in viaggio verso Catania e una squadra che vale dieci volte l’Inter quanto a bellezza agonistica.

L’Inter è povera, zoppa e Cassano che gioca da fermo come in un filmato di trenta anni fa ne è quasi il simbolo. Pensate
un po’.

Stasera il Milan per la prima volta senza Balotelli deve battere la Lazio per completare un’opera che alla fine merita, quella del terzo posto che potrebbe pure, a questo punto, diventare perfino un secondo, evitando un’estate di scocciature. E domani è un altro giorno, per la verità vagamente inutile

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