MotoGP

Valentino Rossi, nove podi di fila. Non succedeva dal 2008

Al Sachsenring, il pilota Yamaha ha piazzato un altro colpo dei suoi. Per vincere il decimo mondiale, ha cambiato l'approccio

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Dario Pelizzari

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Da "Su e giù dal palco" di Luciano Ligabue a "Sempre sul podio" di Valentino Rossi. La differenza non sta nelle sfumature. Con il terzo posto raccolto sul traguardo del Gran premio della Germania (clicca qui per leggere come sono andate le cose sul circuito del Sachsenring), il missile di Tavullia ha infatti messo in fila il nono podio stagionale. Nove su nove. Non succedeva dal campionato 2008, quando proprio sul cemento del Sachsenring il Prof prese la rincorsa per vincere il suo ottavo titolo mondiale, il sesto nella classe dei fenomeni. Con tanti saluti a Casey Stoner, che non potè fare altro che sventolare la bandiera bianca e unirsi al lungo applauso del popolo in giallo. Sono passati sette anni, ma sembra ieri. Almeno per il Vale nazionale, che dimostra di avere il fiato, il coraggio e il talento per guardare ancora tutti dall'alto. Con in più, e qui arriva la medaglia che alla lunga potrebbe fare la differenza, un carico straordinario di saggezza. Quella che a un passo dalle 37 primavere ti consente di dosare forze e obiettivi per ingaggiare le battaglie giuste. In Germania, Marc Marquez era imprendibile e Dani Pedrosa aveva qualcosa in più, e allora perché rischiare di mandare in fumo l'arrosto per la fretta di azzannarlo? Rossi si è guardato alle spalle e ha capito che la sua gara l'aveva già vinta, perché rosicchiare tre punti al compagno di squadra Jorge Lorenzo, di questi tempi, fa sempre comodo. E' arrivata l'estate, è sempre il solito Vale.

 

"La pazienza è potere: con il tempo e la pazienza, ogni foglia di gelso diventa seta". Parola di Confucio, che in quanto a suggerimenti su come virare l'esistenza non era secondo a nessuno. Gara dopo gara, il Rossi dei tempi moderni si sta allineando alle logiche che arrivano dall'Oriente. Passata l'era della conquista senza se e senza ma, perché oggi con Lorenzo e Marquez a martellare ad oltranza i momenti per rilassarsi si contano sulle dita di una mano, era necessario ridisegnare traguardi e possibilità. Rischiando il minimo sindacale in pista e addomesticando la gara alle proprie esigenze. Se un sorpasso si fa complicato al limite del pericolo, meglio rinunciare e giocare d'attesa, sfinendo l'avversario con traiettorie d'assalto. L'esatto contrario di quanto continua a fare Marc di Cervera, che non vede gloria all'infuori della prima piazza. Come biasimarlo: è giovane, è velocissimo, tutto torna. Non ha niente da perdere. Cade oggi, vince domani. O dopodomani. Per Rossi, come è noto, il discorso è molto diverso. Ha indovinato un inizio di campionato da campionissimo, sfruttando al meglio il proprio impeto e le zone d'ombra dei rivali più agguerriti. Ma ora che Lorenzo e Marquez sono tornati a ruggire, non può fare altro che saltellare da un podio all'altro usando la testa. Perché se è vero che non è la destinazione, ma è il viaggio che conta, è altrettanto vero che ogni stagione dell'esistenza prevede direzioni da seguire con cura. Nel 2008, il motto di Rossi era vincere per vincere. Oggi è ragionare per vincere. E' cambiato l'approccio, non la voglia di fare meglio di tutti.

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