Rossi Francia 2015
MotoGP

Valentino Rossi: in Francia l'ennesima "rimontona"

Il pilota di Tavullia ha firmato a Le Mans un'altra impresa delle sue: partiva 7°, è arrivato 2°. Ma è l'otto il suo numero portafortuna

Tu chiamale se vuoi, rimontone. Valentino Rossi ne ha fatto una questione personale. A lui piace così: rincorrere e azzannare. Partire nel gruppone e scalare posizioni giro dopo giro, staccata dopo staccata, fino a far venire il mal di pancia a chi conduce la gara, che quando lo sente sbuffare alle spalle non vede l'ora che arrivi il momento della doccia. Perché il vate di Tavullia non dà scampo. Quando ti mette nel mirino, chiudi gli occhi e speri nella grazia. Che non arriva quasi mai, considerando i risultati spaziali del Rossi tricolore negli ultimi vent'anni. Sulla pista di Le Mans, culla del Gran premio della Francia, l'ultimo salto carpiato con triplo avvitamento (leggi l'articolo). Qualifiche da orticaria e gara da sogno. Era settimo, è arrivato secondo. Scavalcando, nell'ordine, Marc Marquez, Andrea Iannone e Andrea Dovizioso, non proprio dei dilettanti allo sbaraglio, tutt'altro. E c'è da scomettere che lo stesso destino sarebbe stato riservato a Cal Crutchlow se quest'ultimo non avesse deciso di togliere il disturbo con una caduta. Rossi vede la sfida e si infiamma come la Torcia umana dei Fantastici 4.

 

Nel 2015 era già successo in Qatar e in Argentina. Rossi dietro, Rossi davanti. A tutti. Due volte ottavo, due volte primo. Come se fosse un gioco da ragazzi. Come se gli avversari fossero birilli qualsiasi da scartare all'esame per la patente. Tre mirabilia in cinque gare nella stagione in corso, quattro nel campionato precedente. Il dettaglio: Qatar, partiva decimo, è arrivato secondo; Mugello, decimo-terzo; Brno, settimo-terzo; Phillip Island, ottavo-primo. Una prodezza in fila all'altra. D'accordo, la M1 della Yamaha è una moto da applausi, veloce e ribelle quanto basta per garantire prestazioni meravigliose, ma cosa si può ancora aggiungere sulle qualità infinite del Dottore marchigiano? A 36 anni mette in fila avversari che prendevano sonno guardando il suo poster in cameretta. Rossi come Zlatan Ibrahimovic: incanta e seduce con il puglio del fuoriclasse senza tempo. Gigi Dall'Igna, grande capo della Ducati, guarda le sue prodezze e quasi non ci crede. Ah, se avesse potuto "allenarlo" lui nel biennio disperatissimo del Rossi in rosso. Chissà quanti brindisi si sarebbero potuti compiere sulla tratta Tavullia-Borgo Panigale.

Lo dicono i numeri: Valentino si esalta quando annusa nell'aria il profumo del podio. La qualifica? Una tappa obbligata, necessaria ma certo non esaltante. Almeno per lui. In 16 anni di onoratissima carriera tra 500 e MotoGp, durante i quali ha messo in tasca 84 vittorie e 7 titoli mondiali, Rossi ha raccolto "soltanto" 50 pole position. Contro le 31 di Lorenzo - che di campionati nella MotoGp ne ha collezionati fin qui 8 - e le 25 del giovanissimo Marquez, al terzo giro di boa tra i grandissimi. Se pensiamo poi al conto degli ultimi 3 anni, da quando cioè il Dottore riceve in Yamaha, le cose sono ancora più chiare. Una pole position una in 41 gare. Un acuto e il sipario. Nello stesso periodo, Marquez ne ha infornate 25, mentre Lorenzo si è limitato a raggiungere quota 6. La ricetta è servita. Rossi accende la miccia il settimo giorno, di domenica. Se lo fa prima, non funziona. L'unica volta che ha provato a invertire la tendenza (Valencia 2014) non è andata bene: pole e secondo posto, dietro a Marquez. Prendete nota, il numero che apre le porte del trionfo è l'otto. Australia 2014, Qatar e Argentina 2015. Quando parte dall'ottava casella, Rossi corre come Beep-Beep. E vince. Vale, il consiglio per la prossima? Il sabato prenditela comoda, che tanto poi sappiamo come finisce.

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