MotoGP

Rossi e Marquez, la stretta di mano a Barcellona in memoria di Salom

Il Dottore vince il Gp di Catalogna davanti al pilota spagnolo. A fine gara, il gesto che manda in archivio mesi di tensione

rossi marquez cop

Dario Pelizzari

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Più della vittoria nel Gran premio della Catalogna, la seconda nel campionato in corso, la nona in carriera sulla pista di Barcellona: l'ennesimo primato da girare ai posteri con la speranza che presto o tardi venga eretta una statua in suo onore all'entrata di ogni circuito a spasso per il mondo. Più del duello da brividi con Marc Marquez negli ultimi quattro giri della gara, tra sorpassi, controsorpassi e traiettorie da trattenere il fiato per lo spavento: i campioni, si sa, quando vanno a braccetto scrivono poesia. Il vero trionfo di Valentino Rossi nella domenica del motomondiale listato a lutto per la morte di Luis Salom nelle libere della Moto2 è la mano tesa al pilota spagnolo della Honda al termine della gara. Il segno che ogni cosa torna al suo posto. Che nulla può durare per sempre, nemmeno il disagio reale o presunto verso un avversario che ti ha portato via la gioia più grande, quel mondiale numero dieci che per il Dottore rappresenta ancora, oggi più che mai, il traguardo finale di un percorso meraviglioso iniziato da giovanissimo: l'ultimo acuto prima del doloroso eppure inevitabile addio.

 

"Stanotte ho pensato che facciamo una cosa bellissima, per cui dobbiamo essere tranquilli e concentrati: quella era la cosa giusta da fare". Così il Valentino nazionale a chi gli ha chiesto conto della stretta di mano che manda probabilmente in soffitta mesi di accuse, rimostranze, silenzi e sgambetti. A Sepang, tappa del penultimo episodio del campionato scorso, la resa dei conti da dentro o fuori, la sfida che diventa battaglia e guerra. Rossi contro Marquez, un dispetto tira l'altro, fino all'epilogo, che vede capitolare lo squalo di Cervera, "accompagnato" fuori pista dal suo mito fatto pilota. Perde uno, perde l'altro, perde la MotoGp. A Valencia, il tristissimo epilogo di una stagione che Jorge Lorenzo ricorderà come una delle sue più belle - perché quando vinci un titolo mondiale sei quasi obbligato a lasciare fuori della porta la malinconia - ma che gli appassionati della prima ora faranno fatica ad accettare e comprendere. La gara di Barcellona è iniziata tra le lacrime e si è conclusa tra i sorrisi. Perché altro non si poteva e doveva fare. Perché lo sport è rabbia e impeto, ma soprattutto rispetto e onore. 

Lo sa il prof. Rossi, lo sa l'allievo diventato maestro Marquez. "E' stata una bellissima gara - ha detto il pilota spagnolo davanti alle telecamere - abbiamo lottato e Valentino ha meritato la vittoria. Dopo lo guardavo, ma non sapevo se mi avrebbe stretto la mano. Lui lo ha fatto e questo è stato importante per il motociclismo. Abbiamo lottato, la gente si è divertita e Valentino stava guidando molto bene. Lo ripeto, ha meritato di vincere". Sullo sfondo di uno dei weekend più tristi nella storia del motomondiale, in memoria di un ragazzo, Luis Salom, che ha dedicato la sua vita a una passione travolgente, le parole che riportano la MotoGp al centro del villaggio con il suo carico di racconti e di incontri, di incroci all'ultima curva che entusiasmano e sorprendono. Di cadute che nascono da errori, imperfezioni, affanni o tensioni, e non da malizie, strategie, ritorsioni o veleni. Rossi e Marquez, quella stretta di mano vale un viaggio di andata e ritorno nella storia dello sport dei motori.

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