MotoGP

MotoGP, intervista ad Álvaro Bautista: "Mi diverto come un rookie"

Tra i veterani in pista, lo spagnolo non ha intenzione di ritirarsi. Merito (anche) dell'allieva Maria Herrera, rider della Moto3

Alvaro-Bautista

Cristina Marinoni

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Álvaro Bautista è il pilota del Motomondiale con la carriera più lunga dopo Valentino Rossi: classe 1984, nel 2002 ha debuttato nella categoria 125, che ha vinto nel 2006. Dopo aver guidato Aprilia, Honda e Suzuki, questa stagione è salito su una Ducati per la prima volta e non ha deluso il Pull&Bear Aspar Team: tolto Danilo Petrucci, della squadra satellite Octo Pramac Racing ma titolare di una Desmosedici GP17, la stessa che cavalcano i rider ufficiali Andrea Dovizioso e Jorge Lorenzo, lo spagnolo è il migliore pilota sulla "rossa".

Hai cominciato a correre su una minimoto a 10 anni: non ti è ancora passata la voglia di scendere in pista?
No, al contrario. Sono entusiasta come un rookie: non vedo l'ora di entrare nel box.

Cos'è che ti carica tanto?
Le emozioni che mi dà la moto: per me è ancora il massimo del divertimento. E divertirmi è l'unica cosa che chiedo alla mia Ducati, tutto il resto viene dopo.

Anche la vittoria?
Se arriva, meglio, ma toccare terra con il gomito, cercare a ogni giro di andare anche solo un decimo più forte, trovare l'entrata giusta in curva mi bastano per avere uno stimolo forte a continuare. E migliorare.

C'è qualche difetto che vorresti eliminare?
Più di uno: se pensi di essere un fenomeno, ti conviene appendere il casco al chiodo. Il mondo del motociclismo è in continua evoluzione e per competere con i top rider devi per forza adattarti alle nuove "regole".

Tipo?
Lo stile di guida: prima non era così aggressivo. Ecco perché ho dovuto cambiare la preparazione atletica, adesso i prototipi richiedono muscoli d'acciaio. Poi la messa a punto della moto, che ha raggiunto livelli incredibile di precisione e richiede un lavoro certosino. Anche un grande campione come Valentino si è reso conto che i tempi sono diversi e bisogna adeguarsi, altrimenti sei fuori dai giochi.

Nel paddock ti trovi sempre a tuo agio?
Sì, è il mio habitat naturale. Però preferivo quando c'era più passione: l'ambiente è diventato super professionale, c'è tanta esposizione mediatica e, secondo me, questo nuoce un po' in ogni settore. Una volta succedeva tutto nel circuito, quello che capitava all'esterno non interessava; ora siamo sommersi dalle notizie che circolano su internet e attraverso i social network. Le informazioni sono più importanti della pista.

Credi che la nuova generazione di rider in sella metta più cervello e meno cuore?
No, per fortuna. Lo dico per esperienza: Maria Herrera, che corre nella Moto3, è esattamente come ero io a 20 anni. Una forza della natura. Ci alleniamo insieme e, anche se non c'è in palio un trofeo, non si arrende facilmente.

Tu, invece?
Uguale: Maria è un ottima compagna di training, con la sua determinazione mi spinge a dare tutto me stesso.

In un'intervista Maria mi ha rivelato che sei il suo idolo.
Sono molto contento che mi ritenga un punto di riferimento. In pratica, siamo cresciuti insieme, la conosco da quando è nata perché suo padre mi ha insegnato ad andare sulle minimoto. Io ho fatto lo stesso con lei.

La prima cosa che ha imparato da te?
A divertirsi, ovviamente. Maria ha un potenziale enorme, che riesce a esprimere quando sente affetto e sostegno: è una ragazza, è molto sensibile e il circuito non è esattamente un posto dove si scambiano parole e gesti carini.

Potrebbe vincere un Mondiale?
Non sarà facile, ma mai dire mai. Di sicuro ha buone chance nelle categorie inferiori, i prototipi sono pesantissimi da manovrare per una ragazza. In Moto3 e Moto2 ha il talento e la grinta per salire sul podio, anche sul gradino più alto: è fortissima, a volte è più di me.

In cosa ti batte?
Nelle impennate in bici non c'è gara: mi distrugge. In flat track e supermotard siamo molto vicini, un giorno vince lei, un altro io.

In sella le donne hanno qualche vantaggio rispetto agli uomini?
A differenza nostra, le donne sono multitasking e la capacità di concentrarsi su diversi aspetti aiuta a gestire al meglio la moto. Poi sono più furbe rispetto a noi: se riusciranno a sfruttare questa qualità in pista, per gli avversari saranno guai!

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