MotoGp, Gp Spagna - Le pagelle

Vince Pedrosa dopo una gara in solitaria. Marquez-Lorenzo fanno a spallate dal primo all'ultimo giro, poi il campione del mondo è costretto ad alzare bandiera bianca a pochi metri dal traguardo. Rossi quarto, ma mai in lotta per il podio

Pedrosa e Lorenzo sul podio di Jerez (Credits: PIERRE-PHILIPPE MARCOU/AFP/Getty Images)

Dario Pelizzari

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9 - Marc Marquez. Puro esplosivo, dalla prima all'ultima curva. Perché la Honda va che è un piacere e perché per farsi largo tra i fenomeni non si può fare altrimenti. Eppure, il weekend a Jerez non era partito nel migliore dei modi per il ventenne tutto pepe che non "sentiva la moto" come avrebbe voluto. Ma le cose cambiano nel warmup. Improvvisamente, Marquez capisce che tutto gira a meraviglia e si prepara a lottare da par suo in gara. Ne fa le spese Jorge Lorenzo, che viene letteralmente addentato dal giovanissimo della Honda per quasi tutta la corsa. Proprio così, Marquez sgomita come un ossesso e indovina traiettorie da cartellino giallo curva dopo curva.

Ha ragione Valentino quando dice che rivede in lui il suo entusiasmo da pirata. Marquez attacca e Lorenzo si difende. Fino all'ultima curva, quella che, guarda caso, è stata intitolata proprio al pilota della Yamaha. L'esordiente contro il campione del mondo in carica. Finisce con una mezza scazzottata. Sì, perché Marquez passa e Lorenzo nel rientrare in scia gli regala una spallata da amarcord che quasi non lo fa cadere a terra. "Mi spiace per lui, ma io ho imparato che le gare si vincono anche così. E poi, non ha fatto lo stesso anche Valentino su Gibernau?". Sentitelo, Marquez, parla già come un veterano. Dopo tre gare guida il Mondiale. Alzi la mano chi avrebbe immaginato una cosa simile.

8 - Dani Pedrosa. Pronti, partenza e via. Come prevedibile, Jerez diventa una questione privata tra il pilota della Honda e Jorge Lorenzo, che parte benissimo ma fa fatica a tenere dietro l'avversario per via dell'usura delle gomme. Dal Gp della Spagna, arriva la conferma: Yamaha ancora un passo indietro alla Honda, anche per la gestione dei pneumatici firmati Bridgestone, criticatissimi fino a ieri.

In pista, storia del quinto giro, Pedrosa passa Lorenzo e bye bye, fine della storia. Non ce n'è per nessuno. La gara diventa un lungo a solo impeccabile e bellissimo del fuoriclasse catalano, che accumula un vantaggio tale da potersi permettere anche la pausa per un caffè. Si dirà, troppo facile. Vero, ma non è cosa da tutti mantenere alta la concentrazione per 27 giri quando l'unico avversario è il destino.

7,5 - Jorge Lorenzo. A fine gara, è così nero di rabbia che risponde picche anche all'invito pace e bene di Marquez, che abbozza un sorriso e si fa da parte, in attesa che venga la sera e tutto si plachi. Grande, grandissima la prova del numero uno della Yamaha, che prima ancora di partire sa che dovrà farsi in quattro per contenere l'irruenza delle due Honda ufficiali. Tutto va come da copione, sebbene la partenza di Lorenzo sia da manuale e lasci per qualche giro Pedrosa a raccogliere margherite.

Con quest'ultimo in fuga, comincia il confronto infinito Lorenzo-Marquez, una battaglia a colpi di sguardi e di gas che infiamma il pubblico e i tecnici a bordo pista. Per il campione del mondo, la difesa regge fino all'ultima curva. Poi, cala il sipario. Il guancia a guancia con Marquez è da brividi. Lorenzo ha un diavolo per capello. All'arrivo, scuote la testa e manda a quel paese chiunque gli si avvicini. "Marquez? Meglio che non dica nulla", il suo primo commento a caldo.

6 - Valentino Rossi. "Devo qualificarmi assolutamente entro la quinta posizione - spiegava il Dottore a libere concluse - devo rischiare di più perché altrimenti poi in gara perderei troppo tempo a passare chi è più lento di me". Obiettivo centrato. Valentino parte quinto e guarda in alto, magari al podio. Perché quando si trova a lottare con i primi, sa il fatto suo e può succedere di tutto. Peccato che si riproponga per lui il problema delle prime due gare.

Rossi parte bene, scavalca subito Crutchlow e infilza pure Marquez, ma il momento felice dura poco. Giro dopo giro, il Dottore perde terreno dal terzetto che guida la corsa. Colpa delle gomme, certamente, e pure della moto, che non ha un assetto da prima della classe, però qualcosa non torna. Perché la sua Yamaha recupera decimi su chi lo precede nella parte finale della gara, quando ormai i giochi sono fatti e non c'è più molto da fare. Vero che contro un Marquez in questa forma, non sarebbe stato facile chiudere sul podio. Tuttavia, la sensazione è che qualcosa di più si sarebbe potuto fare.

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