MotoGp: fortissimamente Lorenzo

In Giappone, il campione del mondo in carica tira fuori dal cilindro un'altra prova da applausi e agguanta la vittoria che gli consente di giocarsi il titolo a Valencia. Marquez è secondo, Pedrosa terzo. Valentino ancora male. LE PAGELLE

Lorenzo festeggia la vittoria che tiene aperto il mondiale (Credits: TOSHIFUMI KITAMURA/AFP/Getty Images)

Dario Pelizzari

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10 – JORGE LORENZO. Il ruggito del campione. La pista di Motegi, per tradizione “amica” delle Honda, poteva rappresentare la fine dei giochi, il game over del mondiale, la passerella tra petali di rosa e fiumi di champagne di Marc Marquez l'impertinente, il rookie che è diventato maestro e pure prof nel giro di qualche mese. Invece, è andata diversamente. Merito, anzi, stramerito di un Lorenzo stellare che si è messo davanti alla prima curva e ha controllato la gara con i denti e con le unghie fino al traguardo. Tra i cali di pressione improvvisi del grande capo della Yamaha, che ha scelto il circuito di casa per rendere omaggio al campione del mondo in carica, e i brividi di emozione dei suoi meccanici ai box, che proprio non ne potevano più di sventolare sul circuito il cartello con la scritta “+0”.

Lorenzo non ha sbagliato una virgola. E' stato preciso come un orologio svizzero, tanto da ripetere lo stesso tempo sul giro in quattro, cinque passaggi. Lui avanti e Marquez dietro, a provare per due terzi di gara a metterlo sotto per conquistare un titolo che grazie alla prodezza di “Jorge il predestinato” dovrà attendere Valencia (10 novembre), sede dell'ultima corsa in calendario, per essere assegnato. La stagione non è finita. E' tutto ancora apertissimo. Lorenzo ora è a meno 13 da Marquez e tutto può ancora succedere. D'accordo, se a Phillip Island la Honda non avesse fatto il capitombolo che ha riaperto il campionato, ora saremmo qui a rendere omaggio al ventenne di Cervera, ma cosa dire allora della rovinosa caduta che ad Assen ha costretto Lorenzo a cedere il passo per numero tre gare ai colleghi della MotoGp? Quando lo sport diventa leggenda, sono le sfumature e i dettagli a definire il quadro.

9 – MARC MARQUEZ. A causa dell'acqua che ha fatto capolino a Motegi nelle ultime 48 ore, il leader della classifica mondiale, il gattino che si è trasformato in leone alla “prima” nella classe regina, non ha potuto sistemare la sua moto per il secondo match ball della stagione come avrebbe voluto. Vero, nel 2011 aveva vinto sulla stessa pista in Moto3 e l'anno scorso si era ripetuto in Moto2, ma la MotoGp è un'altra cosa. Altra potenza, altre possibilità e, soprattutto, altri avversari. Tuttavia, messo da parte lo sconforto per il doppio delitto consumato in Australia (il rientro in pista da mani nei capelli e il clamoroso errore degli uomini Honda), Marquez ha dato il meglio di sé sin dalle qualifiche, acciuffando un secondo posto in griglia che gli ha consentito di non perdere la serenità conquistata. Poi, la gara. Consumata nell'attesa che Lorenzo sbagliasse qualcosa e conclusa con un divario importante perché, a conti fatti, era inutile rischiare più del dovuto. Marquez non ha mollato, certo che no, ma ora sente la pressione. A Valencia, non sono ammessi errori.

6,5 – DANI PEDROSA. L'ha sperato fino all'ultimo. Voleva esserci anche a lui a lottare per il mondiale. Fino in fondo. Fino al traguardo di Valencia. Pure se la Honda gli aveva lasciato intendere che il titolo valeva più di qualsiasi cosa e che in caso di necessità avrebbe dovuto dare una mano al compagno di squadra. Problema risolto dopo una quindicina di giri. Mentre Lorenzo e Marquez se le davano di santa ragione, lui, l'eterna promessa che non ha mai trovato il guizzo per diventare realtà a tutti gli effetti, ha salutato e ha fatto un passo indietro. Perdendo terreno giro dopo giro, doppiato dopo doppiato. Che sia da tempo uno dei più migliori piloti del carrozzone della MotoGp non c'è ombra di dubbio, eppure al confronto di Marquez pare un novellino. Stessa moto, stili e grinta diversi. Anzi, diversissimi. La stoffa del fuoriclasse da leggenda è ancora dal sarto.

5 – VALENTINO ROSSI. Per la gloria personale e per la Yamaha. Uniti e compatti fino all'ultima curva per dare conforto al tentativo quasi impossibile di Lorenzo, alle prese con una rincorsa mondiale che fino a un paio di settimane fa sembrava caduta in prescrizione. Il Dottore aveva ben chiaro l'obiettivo da raggiungere a Motegi. Partire forte per mettersi davanti alle Honda e fare da tappo, nella speranza che il compagno di scuderia trovasse il modo nel frattempo di prendere il largo. Tutto bene e pure di più allo spegnimento dei semafori. Rossi fa urlare la sua Yamaha e la sistema davanti a Marquez e Pedrosa. Il migliore pronti e via della stagione per il Vale di casa nostra. Peccato che il sorriso duri pochissimo. Sì, perché in rapida successione il pilota di Tavullia incappa in due errori due che pregiudicano la sua gara. Prima una staccata uscita dal forno un po' bruciacchiata e poi un fuori pista a raccogliere margherite che in meno di un giro lo fanno scivolare dalla seconda all'undicesima posizione. Bye bye Lorenzo, ora è tutto sulle tue spalle. Valentino chiude la corsa al sesto posto. Una soddisfazione piccola piccola per una delusione (l'ennesima) grande grande.

@dario_pelizzari

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