MotoGp, Gp Germania – Marquez fenomeno, Rossi sottotono

Al Sachsenring, fuori Pedrosa e Lorenzo per gli incidenti della vigilia, lo spagnolo della Honda vince la gara e balza in testa al Mondiale. Crutchlow secondo firma una gara strepitosa. Rossi terzo, ma che fatica. LE PAGELLE

Per Marquez, una vittoria che vale la testa del Mondiale (Credits: Mirco Lazzari gp/Getty Images)

Dario Pelizzari

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6 - VALENTINO ROSSI. Poteva essere la gara del grande salto, del Dottore che tornava a battagliare per il Mondiale. Perché dopo il trionfo di Assen, tutto sembrava possibile. Anche il rilancio della Yamaha numero 46, che per settimane sembrava soltanto una lontana parente della fuoriserie consegnata al compagno di squadra. Con Lorenzo e Pedrosa fuori dai giochi per capitomboli da infermeria, la lotta sul toboga del Sachsenring era una questione a tre tra lui, il suo probabilissimo successore nel mito Marc Marquez e la cavalletta tutto pepe Cal Crutchlow. Merito anche e soprattutto di una qualifica che lo portava in prima fila dopo 987 giorni di rincorse e sospiri.

Vale ci credeva. Vale ci sperava. L’inizio è da standing ovation. Un allungo e il Dottore si mette davanti a tutti. Per poi cedere lo scettro della corsa a Bradl il giro successivo. Rossi stenta, scoda, prova ma non riesce. E si fa passare poco dopo da Marquez e da Crutchlow, che gli va via con l’impeto di chi non ha nulla da temere. Rossi vorrebbe, ma non può. E sale sul gradino più basso del podio a denti stretti. Perché fuori Lorenzo e fuori Pedrosa aveva la possibilità di riaprire il suo Mondiale. Iniziativa fallita. Troppo presto.  

8 – CAL CRUTCHLOW. Cal il britannico ci mette sempre l’anima e pure di più. Anche se in pista recita spesso la parte del razzo senza controllo, con le conseguenze note ai più. Le libere del venerdì erano state un mezzo disastro. “Il mio peggior giorno in MotoGp”, dirà il pilota Tech 3 alla stampa. Una caduta dopo l’altra, con tante ammaccature da far venire il mal di mare anche a un pirata. Poi la qualifica. Maestosa. Brillante, anzi di più, straripante. Chiusa di uno sbuffo dietro a Marquez il fenomeno. E la gara. Cal parte malissimo. Si fa passare da Rossi, Espargaro e Bautista. Male, male, male. Quindi, il rilancio. Il pilota Tech 3, pure ondeggiando come una nave in mezzo alla tempesta, si fa sotto fino ad arrivare alle spalle di Rossi. Ecco che comincia un testa a testa che diventa il tratto distintivo della gara.

Fino al sorpasso. In staccata. Al giro numero 15. Crutchlow davanti a Rossi. Arrivederci e grazie. Pieno di lividi e di dolori sparsi un po’ ovunque, Cal si fa campione. E spinge a più non posso per andare a riprendere Marquez, che rallenta quel tanto che basta per lasciare al diretto inseguitore la speranza di un trionfo inatteso. Alla fine, la vittoria non arriverà. Ma che gara, che battaglia. Che pilota.

9 – MARC MARQUEZ. Rossi l’aveva detto: “Con lui sarà una bella battaglia, una figata. Siamo entrambi guerrieri”. Il ventenne contro il trequattrenne, il futuro della MotoGp contro l’uomo che ne ha scritto la storia negli ultimi dieci anni. Perché Rossi lo sa. Marquez è destinato a ripercorrere la strada del Dottore. E’ già un fuoriclasse. Presto, forse prestissimo potrebbe diventare anche un campione. Con la vittoria in Germania, il pilota spagnolo avrebbe potuto prendere il volo in testa al Mondiale. Scavalcando il collega di scuderia in Honda. Così è andata. Marquez prende il comando della corsa al quinto giro passando Bradl e saluti a tutti. Perché da lì in poi è una fuga in solitaria che viene messa in discussione soltanto nei passaggi finali, quando Cal il britannico gli si fa sotto sperando in un calo che invece non c’è.

Marquez da cineteca. Quarta vittoria di fila per lui al Sachsenring. Con una trafila che fa gavetta e morale. Ora è in testa al Mondiale, due punti sopra il compagno di squadra Pedrosa, che davanti alla tv avrà sofferto le pene dell’inferno. “Bella vittoria, ma con Pedrosa e Lorenzo in pista sarebbe stato più bello”, la firma su un sorriso da incorniciare. Roba di gran classe. Roba seria.

7 – STEFAN BRADL. Un weekend da ricordare tra le cose più belle della stagione per il tedeschino che sta facendo felice Lucio Cecchinello. Perché se è vero che il Sachsenring è un tracciato che non gli va a genio, per via di un continuo curvare che fa poco rock e tanto penare, Stefan fa del suo meglio per far venire l’acquolina in bocca ai migliori team della MotoGp. Sabato, la giornata da fuochi d’artificio, con tempi da non credere. In gara, il via dalla quarta posizione. Quel primo posto al giro numero 2 sa di regalo da restituire a stretto giro di posta.

E infatti, prima Rossi, poi Marquez, infine Crutchlow lo infilano appena possibile. I tre dell’Ave Maria, succedanei per volere del cielo dei tre spagnoli del Mondiale (Lorenzo, Pedrosa e, appunto, Marquez), si fanno sotto e mettono ordine alla logica. Ciò detto, Bradl da standing ovation. Per le possibilità della moto che ha in sorte, il quarto posto davanti al pubblico che parla la sua lingua dice un gran bene circa il domani che verrà.

5 – DUCATI. Gira e rigira le cose non cambiano. Anzi, no, forse peggiorano. Dovizioso lo ammette nel weekend in terra di Germania. “Sapevo che ci sarebbe stato da lavorare duro per avere una moto competitiva, ma non mi aspettavo che i problemi fossero così tanti”, le parole della disperazione. Il Dovi come Hayden, in qualifica, come in gara. Tanti sbadigli, pochissimi sussulti e una corsa che non convince mai. Si dirà, si sapeva che la Ducati non avrebbe fatto bene al Sachsenring. Colpa della pista, che non era affatto adatta alle logiche della moto di Borgo Panigale. E sarà pure vero. Ma il ritornello si ripete dall’inizio della stagione. E qualcosa, prima o poi, dovrà cambiare. Altrimenti, si parlerà del fallimento numero tre in tre anni.

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