MotoGp, Gp d'Aragona: le pagelle

Al Motorland di Aragon, Marquez centra il sesto successo stagionale e aumenta il proprio vantaggio in classifica su Lorenzo, superato a metà gara. Pedrosa cade e si fa male. Rossi sul podio, ma che fatica

Jorge Lorenzo e Marc Marquez (Credits: JOSE JORDAN/AFP/Getty Images)

Dario Pelizzari

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10 – Marc Marquez. Sempre più in alto, sempre più su. Costi quel che costi. Perché il titolo vale più di qualsiasi cosa e quando si vince le chiacchiere stanno a zero. Sul circuito di Alcaniz - terzo gran premio spagnolo della stagione, ma ce ne sarà anche un quarto il 10 novembre - l'extraterrestre di Cervera centra il sesto trionfo della sua prima carriera nella MotoGp. Dopo aver conquistato una pole per questione di centimetri, il rookie della Honda ingaggia il solito duello senza esclusione di colpi prima con Pedrosa, poi con Lorenzo, che in partenza ha la meglio e sceglie di fare la lepre.

Marquez fa così. Spinge e scalcia fino al limite e spesso pure di più. Ne sa qualcosa il suo compagno di squadra Pedrosa, che aveva avuto l'ardire di metterlo dietro al quarto passaggio. Tempo un giro e arriva il capitombolo. Quello di Pedrosa, che non è chiaro (al momento di scrivere, le immagini non danno alcuna certezza) se venga toccato o meno dall'anteriore del leader del mondiale. Fatto sta che vola in aria disarcionato dalla sua Honda. E finisce a terra dolorante. Trasportato in tutta fretta al centro medico del circuito, poco dopo si saprà che è tutto a posto. Tanto spavento, comprensibilissimo quando si firmano cadute del genere, e un problemino sotto controllo alla gamba sinistra. Niente di preoccupante. Marquez fa così. Spinge fino al limite e spesso di più.

Nel tamponamento vero o presunto con Pedrosa, Marc l'extraterrestre finisce lungo fuori pista e lascia strada a Lorenzo, che approfitta della disputa in famiglia per allungare il proprio vantaggio. Che si riporta a 13 decimi. Poco male. Perché Marquez non ha alcuna intenzione di lasciar scappare l'avversario nella lotta per il titolo. Quattro giri dopo, l'aggancio. Marquez pressa, sgomita e indovina traiettorie da par suo e Lorenzo non può far altro che chinare il capo e accettare il sorpasso, che si compie al tredicesimo passaggio: facile, facile. Gara chiusa. Il pilota Honda scappa e non si fa più raggiungere. Taglierà il traguardo con un vantaggio di 1 secondo e 3 decimi sul pilota Yamaha. Il distacco in classifica aumenta. Ora i punti che dividono Marquez e Lorenzo sono diventati 39. A quattro corse dalla fine del campionato, un bottino che vale quasi una mezza corona.

9 – Jorge Lorenzo. Squadra che vince non si cambia, diceva Vujadin Boskov, allenatore della Sampdoria dei miracoli. Lorenzo segue la massima e prova ad applicarla al meglio per raccogliere la terza vittoria consecutiva. La ricetta è quella degli ultimi gran premi. Partenza bruciante, allungo nei primi giri e poi tanta calma, concentrazione e pazienza per tenere dietro le due Honda. Ad Aragon, funziona per 13 giri, anche per merito della disavventura che coinvolge i due piloti in sella alla Rc213V. Poi, Marquez decide di mollare gli ormeggi e di fare sul serio e quando accade, ormai è cosa nota, sono guai per tutti. Resta la soddisfazione di averci provato e poco altro. Il mondiale? Prima di oggi, un miraggio. Ora molto di più.

7 – Dani Pedrosa. Una sfortuna dietro l'altra per il pilota Honda, che al Motorland di Alaniz incappa nell'ennesima caduta della sua carriera. Al Sachsenring, picchia la testa nelle libere, si fa male alla spalla sinistra ed è costretto a saltare il gran premio. Ad Aragon, ci risiamo. High side da pelle d'oca e fine della storia. Con tanto di passaggio dai dottori perché non si sa mai. Un regalino niente male per festeggiare nel modo peggiore possibile il suo compleanno. Pedrosa si ripete anche nei risultati. Arriva sempre a un passo dall'impresa eccezionale, poi crolla. Da quando corre in MotoGp, storia che inizia nel 2006, a fine campionato è arrivato tre volte secondo, due volte terzo, una volta quarto, l'altra (la prima) quinto. Sempre tra i migliori, mai il migliore. Quest'anno era chiamato a fare da chioccia a Marquez. Ma ora il numero due è lui. Confuso e infelice.

6 – Valentino Rossi. Alla fine, il podio. Che con le premesse della vigilia pareva un traguardo tutt'altro che impossibile vista l'ottima forma del pilota pesarese. Straordinario in qualifica, da applausi nel warm up. Insomma, finalmente la Yamaha griffata 46 corre che è un piacere e se la gioca con il terzetto di fenomeni. Peccato che in gara le cose vadano come siamo abituati a vedere da mesi. Gli spagnoli davanti se la cantano e se la suonano e il Dottore, che veste lo stesso vestito di Lorenzo, fa a sportellate per mantenere il comando del campionato parallelo, quello delle moto che possono ambire al quarto posto e non di più. Rossi, Bradl, Crutchlow, Bautista. Un trenino di moto che dà spettacolo per tutta la gara. Rossi guida, gli altri dietro, ad attendere una sua distrazione per colpire e affondare.

Le speranze di Bautista vengono esaudite al giro 17. Il pilota del team Gresini infila Rossi in curva e per quattro giri culla l'idea di raggiungere il podio. Il Dottore però non ci sta. E lotta finché a meno due dalla bandiera a scacchi restituisce il favore al collega spagnolo. Comodo ma come dire poca soddisfazione, signore. Al cronometro, il compito di chiarire le logiche della gara. Rossi paga quasi 13 secondi di ritardo da Marquez e una decina o poco più da Lorenzo. Tutto come prima. Il cambio seamless aiuta, ma non risolve.

5 – Honda. Perché è vero che i campioni vanno assecondati e tenuti a bada, ma da qui a lasciare loro carta bianca sulla composizione del team ce ne passa. Soprattutto, se a dettare legge è un pilota di anni 20 che sarà pure un fuoriclasse, senza dubbio tra i migliori di sempre, epperò non dovrebbe avere la possibilità di fare il bello e il cattivo tempo nei box. Ieri si è saputo che dalla prossima stagione Marquez avrà il suo fianco i tre meccanici che lo hanno “svezzato” negli anni scorsi e che adesso seguono il fratello Alex in Moto3. Dentro loro, perché lo spagnolo vuole rispettare una promessa fatta loro prima di salire nella MotoGp, e fuori tre tecnici italiani anche se avevano già firmato il contratto con la Honda per il 2014. Perdonate la malizia. Se la stessa richiesta fosse arrivata da Pedrosa, credete che i mammasantissima della casa giapponese avrebbero risposto nello stesso modo?

5 – Ducati. Dovizioso ottavo, Hayden nono. Uno avanti, l'altro dietro. Quasi una dannazione. A lottare per raccogliere qualche punticino e smuovere la classifica quel tanto che basta per tenere distante la ART. Le previsioni meteo continuano a dare pioggia su Borgo Panigale, che ormai da tre anni prova senza risultati a tornare protagonista. Il primo timido segnale di risveglio arriva da Paolo Ciabatti, responsabile del progetto MotoGp, che alla Gazzetta dello Sport ha dichiarato: “E' arrivato il tempo di fare scelte radicali e assicuro che sono già state prese”. Squillino le trombe, qualcosa si muove. Speriamo sia vero.

@dario_pelizzari

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