Lorenzo
MotoGP

MotoGp, mercato-piloti 2017: i dubbi di Lucchinelli (e dei tifosi)

"Non è una cosa normale": così l'ex-campione commenta i tanti cambi di team già annunciati. Con possibili riflessi su questa stagione

Jorge Lorenzo alla Ducati, che conferma un Andrea (Dovizioso) e lascia libero l'altro (Iannone), prossimo a stringere la mano alla Suzuki, costretta a sua volta a trovare il sostituto di Maverick Viñales, nuovo compagno di avventure di Valentino Rossi alla Yamaha. La Honda salta un giro, perché rinnova la fiducia a Marc Marquez e Dani Pedrosa, il fedelissimo. La filastrocca del sellino infiamma la MotoGp alla vigilia della sesta gara del campionato, vale a dire a sei mesi dal rompete le righe del motomondiale. Tradotto: si corre oggi pensando già al domani. Meglio, al dopodomani. Non è una novità, perché chi conosce da vicino le faccende di casa MotoGp sa che così vanno le cose e così continueranno ad andare, ma vai a spiegare la tradizione all'appassionato a targhe alterne. La prima obiezione che ti recapiterà sotto il naso: come può essere regolare un campionato nel quale i protagonisti preparano i bagagli con alcuni mesi di anticipo rispetto all'ultima prova prevista dal calendario?

"Per come la vedo io, non è una cosa normale - spiega a panorama.it il campione del mondo, oggi opinionista, Marco Lucchinelli - E' la prima volta che assisto a una situazione del genere e certo non mi fa piacere, perché capisco che possano nascere dei pensieri poco carini rispetto alla regolarità delle corse. E' iniziato tutto dopo la prima gara. Rossi ha firmato il contratto, spingendo Lorenzo alla Ducati e dando il via a tutti i movimenti degli ultimi giorni".

Cambia l'approccio, cambia l'entusiasmo. E probabilmente la voglia di mettere mano a una moto che passerà alla concorrenza a fine novembre...
"Ai miei tempi si correva a tutto gas dall'inizio al termine del mondiale, perché dovevi guadagnarti la conferma prova dopo prova. Oggi si decide tutto dopo tre gare. Ed è vero che le mappature dei motori sono depositate per regolamento e quindi non possono essere modificate dai piloti durante la stagione, ma la moto potrebbe essere comunque migliorata, nel telaio o nell'elettronica. Mi chiedo per la gioia di chi...".

Insomma, campionato regolare, oppure no?
"Dico soltanto che quando sentono odore di contratto alcuni piloti cominciano a volare. Di contro, se il contratto ce l'hai già in tasca diversi mesi prima della conclusione delle gare è normale che ragioni in modo diverso. Magari ti accontenti. Detto questo, credo che vincerà chi merita. Lo voglio sperare, perché altrimenti la MotoGp perderebbe tutta la sua credibilità".

Dirà qualcuno: storia vecchia, è ormai da qualche lustro che i piloti conoscono il loro destino prima che la stagione vada in naftalina...
"Sì, ma almeno prima non si sapeva e il pubblico non si faceva prendere dal dubbio. Hanno sbagliato tutti, dall'inizio".

La coppia che scoppia: Rossi-Lorenzo in Yamaha e Dovizioso-Iannone in Ducati. Vale ancora il gioco di squadra oppure ognuno per sé?
"Oggi, più che mai, credo che ognuno badi al proprio orticello. Sono convinto che se Lorenzo potrà dare un giro di distacco a Rossi non si farà certo pregare".

Soluzioni?
"Si dovrebbe fare come trent'anni fa, quando le case giapponesi non si portavano via i piloti le une con le altre. C'era un reciproco rispetto che ora non vedo più. Siamo arrivati al punto che Viñales ha scatenato un'asta che a mio parere non aveva senso di esistere. D'accordo, è un bravo pilota, ma deve ancora dimostrare tutto, che senso ha farsi la guerra per un giovane come lui? E' una baruffa, tutti contro tutti, lo specchio dei tempi in cui viviamo".

Basterebbe mettere mano al regolamento...
"Sarebbe sufficiente venisse applicata la logica, il buon senso. Che senso ha proibire? Dovrebbero arrivarci loro, mi pare una cosa così semplice da capire...".

Lorenzo in Ducati, la scelta migliore?
"Basta fare due conti. Lorenzo è più veloce di Dovizioso di almeno tre decimi al giro. Se riuscisse a confermare in Ducati il suo talento potrebbe fare molto bene. Fossi stato in Dovizioso, però, non avrei accettato di ridurre il mio compenso. Con tutto quello che hanno dato allo spagnolo, potevano fare uno sforzo in più per fare felice anche il pilota che hanno confermato".

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