MotoGP

Melandri e Aprilia, il divorzio è ufficiale. E' finita l'agonia

Il pilota ravennate e la casa di Noale hanno deciso di risolvere consensualmente il contratto che scadeva nel 2015. Stagione da dimenticare

Marco Melandri

Dario Pelizzari

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E' finita l'agonia. Marco Melandri ha risolto consensualmente il contratto che lo legava fino alla fine del 2015 con l'Aprilia e potrà ricominciare a respirare dopo mesi di delusioni che non parevano avere fine. Per il pilota, l'addio si è consumato via Twitter in sei parole sei: "Riprendo in mano la mia vita". Un messaggio che suona come una liberazione dall'impegno tormentato nella MotoGp. Impegno che aveva sposato nell'inverno scorso in punta di piedi, più per necessità di scuderia che per reale convinzione, e che nelle prime otto gare del campionato mondiale gli aveva consegnato un carico di malumore da fare giurisprudenza. Due ritiri e sei viaggi nel buio. Con distacchi siderali dai primi della classe, ma pure - e qui ha preso forma la depressione - dal gruppone degli inseguitori e dal suo compagno di squadra nel Team Gresini, quell'Alvaro Bautista che con la RS-GP ha fatto decisamente meglio di lui. Melandri, colpito e affondato. 

 

I suoi propositi erano chiari: rimanere nella Superbike per vincere e convincere. Per divertirsi, prima di tutto. Perché chi lo conosce bene sa che il ravennate si accende e dà il suo meglio quando sente di avere i numeri per correre forte. Non gli era andata giù che nel 2014 fosse stato il suo collega in Aprilia Sylvain Guintoli a vincere il mondiale. All'alba dei 33 anni si voleva giocare le ultime carte in una categoria che ormai frequentava con profitto dal 2011 in sella a una moto, l'Aprilia RSV4, con la quale stava sviluppando un rapporto di grande empatia. Ma la casa di Noale aveva altri progetti per lui. "Occorreranno tempo, pazienza e passione", aveva detto il presidente del Gruppo Piaggio, Roberto Colaninno, alla presentazione del progetto MotoGp. Un ritorno colmo di insidie e di possibili "brutte figure". Perché al contrario della Suzuki, che si era fatta le ossa per un anno prima di sbarcare nel motomondiale, l'Aprilia aveva deciso di sviluppare la moto in... corsa. Gara dopo gara. Con tutti i limiti e gli affanni che accompagnano una simile decisione. 

E che Melandri non fosse felice di rimettersi in gioco nella MotoGp con premesse così poco allettanti era chiaro a tutti fuori e dentro i box dalla prima stretta di mano. "L’inizio è davvero difficile. Abbiamo cominciato con un anno d’anticipo e sarà una stagione di collaudo", le parole del ravennate con il muso lungo. Che della MotoGp non conservava ricordi particolarmente esaltanti. Le ultime tre stagioni erano state per lui un saliscendi di risultati da comprimario e nulla più. Diciassettesimo nel 2008 con la Ducati, 10° con la Kawasaki l'anno successivo e 10° sulla Honda di Gresini nel 2010. Lontani i tempi in cui si batteva con i migliori sulle spalle della Honda, con Valentino Rossi a dettare le regole del gioco e Loris Capirossi e Nicky Hayden a inventare miracoli. Il Melandri 2015, reduce da quattro anni nella Superbike, ha iniziato male e ha finito malissimo. Senza un sussulto, senza uno slancio che in qualche modo potesse far sperare in un domani migliore. Voleva lasciare da tempo e consegnava a Twitter le memorie di un navigatore solitario. "Nonostante faccia del mio meglio mi sento un principiante in moto e non ho assolutamente feeling", l'ultimo assalto datato 29 maggio. Poi, il divorzio. Che ha il sapore di una sconfitta già scritta. E probabilmente, non necessaria. Il posto di Melandri in Aprilia sarà preso dal collaudatore Michael Laverty.

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