Fenomeno Marquez, il nuovo Valentino?

Un record battuto, un destino annunciato, un talento unico. Proprio come Rossi 15 anni fa - le foto -

MotoGp, Gp delle Americhe - Marc Marquez 4

Marquez sulla sua Honda – Credits: EPA/PAUL BUCK

Dario Pelizzari

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Un extraterrestre. Con la vittoria di ieri sulla pista di Austin, lo spagnolo tutta birra di Cervera riscrive la storia della classe regina. Marc Marquez: 20 anni e 63 giorni. Freddie Spencer: 20 anni e 196 giorni. Un passo più in là della leggenda, perché nulla sia più uguale a prima. Marquez torna dagli Stati Uniti con il titolo di più giovane vincitore di sempre. E il fatto più sorprendente è che alla vigilia in pochissimi dubitavano che sarebbe riuscito a farcela. Un missile, il pilota della Honda, velocissimo e devastante. Il trio delle meraviglie Lorenzo-Pedrosa-Rossi si toglie il cappello e si unisce agli applausi. E' nata una stella.

Che il Gran premio delle Americhe avrebbe regalato agli appassionati delle due ruote una sorpresa di questa portata lo si era capito fin dai test di inizio stagione. Marquez aveva messo in fila tutti già allora. Con una determinazione e una sicurezza da veterano, ma anche e soprattutto con il sorriso e la serenità di chi sa di essere bravo e non ha alcuna ragione di preoccuparsi, perché tanto prima o poi lo capiranno anche gli altri. Dai test invernali alle prove libere dell'ultimo weekend, fino alle qualifiche, che domina in lungo e in largo. Un record tira l'altro. Marquez ha fatto il vuoto, mettendo in mostra una classe che fa di lui un pilota di prima categoria. Un fenomeno, meglio, il nuovo fenomeno della MotoGp.

Poi, la gara. La partenza così così, l'attesa alle spalle di Pedrosa, quindi l'allungo. Il sorpasso decisivo che lascia senza parole il compagno di squadra, che proverà fino alla fine a cambiare le sorti della gara, ma senza riuscirvi. "E' stata una gara dura, con qualche problema con la gomma anteriore. E' bellissimo, ancora non mi rendo conto di quanto sono riuscito a fare", dirà il vincitore di Austin poco dopo aver superato il traguardo. La battaglia con Pedrosa? Questione di stile, anzi, di abitudine. "In Moto2 ho imparato a studiare gli avversari - spiega Marquez el conquistador - così sono rimasto dietro a Pedrosa per capire come batterlo". L'istinto del rapace che si accompagna con la fredda analisi del cobra. Semplicemente, maestoso.

Valentino Rossi, ieri soltanto sesto, aveva già capito tutto nel corso della prima gara del Mondiale. Con una staccata da standing ovation, Marquez era riuscito a infilarlo per restituirgli la cortesia di qualche curva prima. Un corpo a corpo tra due fuoriclasse, l'ideale passaggio di consegne tra chi ha già fatto tantissimo e fra non molto farà un passo indietro per sopraggiunti limiti di età e il nuovo che avanza e che sicuramente avrà modo di seguire le orme dei migliori di sempre. Peccato che alla festa manchi Casey Stoner, che avrebbe potuto dire la sua nella sfida dei campioni. Mai stata così avvincente la MotoGp. Rossi, Lorenzo, Pedrosa, Marquez. Appunto, con Stoner, sarebbe stata la tempesta perfetta.

Da un trionfo all'altro. Campione del mondo nel 2010 in 125 alla guida di una Derbi. Vice-campione del mondo l'anno successivo in 250 con la Suter, che dodici mesi dopo gli consente di salire sul tetto del mondo. Campione del mondo, un'altra volta. Niente male per un diciannovenne con la passione per la velocità, che poco dopo approfitta dell'addio di Stoner per dire sì alla Honda e giocarsi le sue carte tra i grandi della MotoGp. Si diceva, sarà la mina vagante del Mondiale 2013. Ma dovrà pur prendere le misure agli avversari. Insomma, prima di vederlo al vertice bisognerà aspettare almeno qualche gara. Niente affatto. Terzo a Losail, primo ad Austin. Marquez guida la classifica generale con un certo Lorenzo. Fate largo, è arrivato l'extraterrestre.

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