Marc Márquez, un normale ragazzo prodigio

Intervista al campione del mondo della classe regina. Fenomeno in pista, 20enne come gli altri fuori

Marc Márquez, 20 anni, è il pilota più giovane ad aver vinto un Mondiale MotoGP – Credits: Gas/Gigi Soldano

Cristina Marinoni

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Che Marc Márquez sarebbe stato un protagonista del Mondiale 2013 era evidente dai risultati delle prime tappe del Campionato. Dopo 4 gare consecutive concluse sul podio, l'iridato uscente della Moto2 si ritrova secondo in classifica, alle spalle di Dani Pedrosa e davanti al campione in carica Jorge Lorenzo. Un record segue l'altro. Sempre tra i primi tre a superare la bandiera a scacchi (tranne al Mugello, per ritiro, e a Phillip Island, squalificato), in 18 gare ottiene 9 pole position, 6 vittorie e quei 338 punti che lo conducono al titolo: nessun pilota aveva conquistato tanto, all'esordio nella MotoGP. Talento e grinta – nemmeno un cenno di timore referenziale nei confronti dei veterani, Valentino Rossi incluso, nonostante sia il suo mitosangue freddo e spericolatezza, il rider catalano del team Repsol Honda è un fenomeno. Solo in pista, però. Fuori MM è un tipo semplice, con l'entusiasmo dei suoi 20 anni ma con i piedi per terra. Insomma, un normale ragazzo prodigio.

Pronto a festeggiare il tuo primo Mondiale nella classe regina?

"Non vedo l'ora! Ancora non so come, non ci ho pensato: prima si vince, poi si organizza! (ride, ndr). Di sicuro inizierò tra poco nel paddock, con la squadra; poi spero di ripetere, come nel 2012. Avevo cominciato a fare baldoria in Australia, appena vinto il titolo, ho raddoppiato a Valencia, a fine campionato, e triplicato a Cervera, dove abito. Chissà se anche quest'anno mi aspetterà il sindaco insieme all'intero paese: non dimenticherò mai quel mega ricevimento tutto per me".

Poi che programmi hai?

"Qualche settimana di relax totale, finalmente! Ho bisogno di disconnettermi da tutto per ricaricare le batterie e ricominciare gli allenamenti".

Un bel tatuaggio per celebrare questa stagione incredibile, no?

"Tatuaggi, io? No, per ora no. Un tatuaggio è una cosa seria: devi essere sicuro di farlo, te lo porti dietro finché campi!".

Niente tautaggi, tanto relax: come ti rilassi?

"Con lo sport, la mia grande passione. In particolare amo la bici: monto in sella e sto in giro per conto mio, anche se non devo allenarmi. Pedalare mi aiuta a staccare la mente dai pensieri, mi libera il cervello. Però, mi piace anche stare tranquillo, in giardino: non nel mio, non ce l'ho (ride, ndr). Approfitto di quello degli amici".

Adesso potresti permetterti una villa con parco.

"Vero, ma non ho intenzione di comprarla. Sto bene così, in casa con i miei genitori: divido ancora la camera con mio fratello (Alex, 17 anni, pilota nella Moto3, ndr)".

Qualcosa che sogni di acquistare ci sarà.

"Macché. Un’auto di lusso non mi serve, un orologio da migliaia di euro, nemmeno. Spendo solo per ciò che mi è davvero utile o faccio regali: ho comprato una moto da cross per Alex e alla mia ho fatto tuning, cerchi e altre modifiche semplici, mi diverto a metterci le mani".

Se non fossi un pilota, che lavoro faresti?

"Ecco, appunto: il meccanico. A scuola me la cavavo bene – quando saltavo le lezioni perché ero impegnato con le gare, recuperavo senza problemi – ma dubito mi sarei iscritto all'università".

La tua materia preferita?

"Matematica: i numeri sono immediati e non devi studiare per ore, al contrario di storia e letteratura".

Bravo sulla moto, bravo a scuola: un figlio modello, insomma.

"Be', non esageriamo. Non ho creato grossi problemi a mamma e papà ma non ero un angioletto. In bici, per esempio, ne facevo di tutti i colori. 'Non saltare come un matto, ti fai male! Vai piano! Stai attento!' mi ripetevano ogni volta che uscivo. Niente da fare, correre era più forte di me. Risultato: tornavo tutto ammaccato".

Qualche botta quest'anno l'hai presa.
"Nulla di grave ma ho rischiato. Al Mugello mi è andata alla grande, questione di fortuna".

A proposito: quanta ne hai avuta per vincere il titolo?

"L'unico episodio è stato proprio la caduta al GP d'Italia: quando finisci a terra è difficile che la sorte ti protegga, lì è capitato. Colpi sull'asfalto a parte, la fortuna bisogna cercarla, ne sono convinto".

Tu la cerchi?
"Credo di sì, mettendocela tutta: se ti impegni, hai maggiori probabilità di trovarla, e io non mi risparmio".

Il tuo motto?
"No pain, no gain: senza sacrifici, scordati di raggiungere un obiettivo. Pensare positivo è la mia regola di vita, invece".

Torniamo alla fortuna: per trovarla ti servi di qualche gesto scaramantico?

"Sì, indosso slip blu nelle prove di venerdì e sabato e rossi in gara. Infilo lo stivale destro prima del sinistro, i guanti e tutto il resto nello stesso ordine, ma questi sono più che altro gesti automatici".

Terminata la gara cosa fai?

"Di solito chiamo la mamma, però capita anche che la senta più tardi, non devo timbrare il cartellino. Di massima, faccio quello che mi va: me lo merito, dopo tanto stress e tanta fatica, no?".

Che effetto ti fa essere sulla stessa griglia di partenza di Rossi? Hai dichiarato che è il tuo idolo.

"Fantastico, un'emozione pazzesca. Faccio ancora la collezione dei modellini delle moto che ha guidato! (ride, ndr)".

Quante sono?

"Circa 25, cioè tutte, comprese quelle speciali. Un giorno pubblico la foto su Twitter".

La dote in pista che più apprezzi di Rossi?

"Vale è Vale, punto. Va ancora fortissimo, deve solo riappropriarsi della sua M1. In più, possiede un carisma unico: senza lui, il motociclismo non sarebbe diventato un grande sport".

Le qualità di Lorenzo e Pedrosa?

"Jorge ha un passo di gara sempre costante; che vada forte o meno, riesce a tenere la stessa velocità. È una macchina da guerra. Dani è una bomba a inizio gara: con lo pneumatico nuovo, solleva la moto come nessuno, e ha un talento fuori dal comune. Nei test invernali mi sono reso conto dell'importanza del fisico nella MotoGP: Dani è minuto eppure governa il mezzo alla perfezione".

Il "Dottore" ti ha mai dato un consiglio?
Nel 2008: "Spingi sempre, vai veloce ma con calma e con questo entusiasmo arriverai lontano".

Aveva ragione. Altri idoli oltre lui?
"Iniesta e Messi – tifo Barça – ma sono lontani anni luce da Rossi: ripeto, Vale è Vale!".

La scuola spagnola domina il Motomondiale. Viñales, Salom e Rins in Moto3, Espargaró e Rabat in Moto2, tu, Lorenzo e Pedrosa in MotoGP: qual è il segreto?

"Il supporto che la Federazione assicura ai ragazzini. Chi vince un campionato riceve il pacchetto completo: equipaggiamento, moto e licenza, che costa 3mila euro. Io sono passato dal cross alla velocità grazie a questa sovvenzione: il conto in banca della mia famiglia non mi avrebbe permesso di correre. Ringrazio ancora oggi per quell'opportunità. Non l'avessi avuta, non sarei qui".

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