MotoGP

Lorenzo e la Ducati, insieme per battere le giapponesi. E Rossi

Sulla pista di Valencia, il pilota maiorchino ha girato con la nuova Desmosedici. Per Ciabatti, ds di Borgo Panigale, “l'approccio è stato ottimo”

Lorenzo-Ducati

Dario Pelizzari

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A distanza di sette mesi dal sì ufficiale (leggi, contratto), la prima uscita pubblica. Per celebrare l'inizio di un'avventura densa di attese, speranze e buone intenzioni, per vedere da vicino l'effetto che fa un altro campione del mondo alle prese con la moto che nasce nel cantiere dei sogni di Borgo Panigale. Sul tracciato di Valencia, sede dell'ultimo suo trionfo nella MotoGp, Jorge Lorenzo abbraccia la Ducati per i primi test del campionato 2017 e conferma che le premesse per fare bene ci sono tutte. Lo dicono i tempi registrati dal maiorchino nei primi giri con la nuova Desmosedici, lo suggerisce Paolo Ciabatti, direttore sportivo della casa italiana. “Il suo approccio è stato ottimo, ha fornito giudizi positivi e la prima impressione è buona", il giudizio di Ciabatti, che arde dal desiderio di giocarsela finalmente ad armi pari (o quasi) con le giapponesi Yamaha e Honda. Sarà la volta buona?

 

Come si diceva, le premesse perché la nuova avventura si trasformi in un successo ci sono tutte. La Desmosedici, finalmente bella e possibile, promette ampie garanzie di affidabilità e di sviluppo. E' imbattibile sul dritto e nei prossimi mesi potrebbe colmare il gap con la concorrenza in materia di ingresso e uscita dalle curve. E poi, Lorenzo. Un fuoriclasse che per tre volte è salito sul tetto del mondo della MotoGp e che non ha più nulla da dimostrare. Anzi, sì: riuscire dove il suo avversario di sempre ha fallito. Ovvero, fare meglio di quel Valentino Rossi che per due volte ha avuto come compagno di squadra in Yamaha e con cui non ha mai legato davvero. Amici mai, insomma. Roba da non rivolgersi la parola per mesi, se non durante le conferenze stampa di fuoco che hanno contraddistinto gli ultimi due finali di stagione. Uno contro l'altro, perché altro non si può, meglio, non si riesce a fare. 

Sulla carta, un traguardo tutt'altro che irraggiungibile. Nei due anni matti e disperatissimi alla Ducati, Rossi ha raccolto briciole e musi lunghi. Che tradotto in numeri significa tre podi e nessuna vittoria. Nulla a che spartire con il suo predecessore Casey Stoner, che nel quadriennio in sella alla Desmosedici aveva messo da parte una vittoria dopo l'altra. Ecco, Stoner, un altro pilota che non le ha mai mandate a dire al fenomeno di Tavullia, l'alleato migliore per Lorenzo nella rincorsa a un risultato che Gigi Dall'Igna, il direttore generale di Ducati Corse, non ha alcuna intenzione di nascondere. Sentite qui: “Con un investimento del genere e un pilota come Jorge Lorenzo, è chiaro che il nostro obiettivo è il titolo mondiale”. Chiaro, chiarissimo. Lorenzo è sbarcato in Ducati perché convinto di correre per vincere. E la Ducati ha scelto Jorge per la stessa ragione.

Alla festa che verrà dovrà prendere parte anche Andrea Dovizioso, preferito ad Andrea Iannone (oggi alla Suzuki al posto di Maverick Vinales, che è saltato sulla sella lasciata libera da Lorenzo in Yamaha) per accompagnare e sostenere Jorge il maiorchino nel viaggio carico di aspettative del prossimo anno. “Mi aspettavo che Lorenzo si trovasse subito a suo agio con la Desmosedici perché ora la moto è diversa da 4 anni fa – il Dovi-pensiero da Valencia - la base è buona e ci vanno forte in tanti anche se conserva certe caratteristiche, ma lui è un campione e sa come guidare". L'inchino necessario di fronte al nuovo leader. Il compagno di squadra che, smesse le insegne della Yamaha dopo nove anni di acuti più o meno determinanti, è chiamato a guidare Borgo Panigale alla conquista del Giappone. In Ducati, tutti ci credono. E non potrebbe essere altrimenti. La sfida è lanciata: Rossi e Marquez attenti, Lorenzo fa sul serio. 

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