MotoGP

Gp Catalogna: Rossi e Lorenzo, una sfida che si decide nelle qualifiche

Per lottare per il titolo mondiale, il Dottore deve migliorare il suo rendimento nei giri del sabato. Cambiare si può

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Dario Pelizzari

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Dice bene Valentino Rossi. Per stare al passo di un Jorge Lorenzo formato extraterrestre è necessario non concedergli il vantaggio della prima mossa. Da Losail fino a Barcellona: nelle prime sette gare del campionato, il maiorchino ha steso il compagno di squadra in Yamaha con un secco e perentorio 7-0 nelle qualifiche. E va bene che il Vale tricolore ci ha abituato a rimontone meravigliose, ma diventa tutto più difficile se l'avversario diretto parte sempre davanti e può ritagliarsi un vantaggio non indifferente nei primi giri della corsa. Il sabato del villaggio fa benissimo a Lorenzo e procura grattacapi grandi così a Rossi, che negli ultimi 4 gran premi ha visto ridursi il suo vantaggio in testa alla classifica di ben 28 punti. Quattro vittorie di fila e un capitale, messo da parte nelle prime tre gare del mondiale, che va a farsi benedire. Il fuoriclasse di Tavullia non si nasconde, sa che per continuare a modellare il sogno del decimo trionfo deve cambiare qualcosa sul giro secco. "I miei risultati non sono né colpa dell'approccio né delle strategie, io sono sempre stato così. Devo migliorare. In ogni caso, non mi serve la pole, mi basta finire nei cinque". Appunto, fare meglio nelle qualifiche, ma come?

 

I numeri prima di tutto. Nella stagione in corso, Lorenzo ha sempre fatto meglio di Rossi nei giri che contano del sabato. Anche quando le cose non gli giravano per il verso giusto e pareva che avesse smarrito la grinta dei tempi migliori. Soltanto in un'occasione il Dottore è riuscito ad appendersi al bavero del collega: in Texas, Jorge terzo e Valentino quarto. Posizioni poi invertite sul traguardo, come da copione. Perché in gara Rossi non guarda in faccia a nessuno, è un treno ad alta velocità, sovrasta e scompone: determina. E spesso corre più veloce di tutti. Anche di chi vince. A Barcellona l'ultima testimonianza di una rincorsa infinita che si è fermata a una staccata dal primo della classe. Chi ha visto la corsa lo sa bene: quando Rossi è riuscito a liberarsi della concorrenza per mettersi sulle tracce del compagno di squadra ha cominiciato a sfornare tempi da leccarsi i baffi. In cinque giri, dal 15° al 20°, ha recuperato poco meno di un secondo, riducendo drasticamente il suo svantaggio da 2.268 a 1.323. E no, Lorenzo non stava amministrando. L'ha confidato lui stesso poco dopo aver piantato la sua quarta bandiera di fila. Se ci fossero stati altri quattro o cinque giri le cose avrebbero potuto prendere un'altra piega. Già, se...

Sgombriamo la tavola dalla prima possibilità, la più facile da considerare: non è un problema di concentrazione. Quando sale sulla moto, Rossi passa alla modalità computer. Che siano le libere del venerdì, una garetta tra amici, oppure le qualifiche, per lui non fa alcuna differenza. Corre sempre come se fosse l'ultima corsa della sua vita. Con la saggezza di un campione, certo, perché il tempo che passa ti consente di sistemare l'impeto nel cassetto delle opportunità (Marquez, se ci sei, batti un colpo), ma la voglia di fare bene non è in discussione. Rossi c'è sempre quando bisogna fare sul serio. La possibilità numero due: il limite del Dottore di entrare subito in sintonia con le gomme. Lorenzo ci riesce, lui un po' meno. Da qui la battuta del pilota marchigiano ai microfoni di Sky dopo la gara al Montmelò: "per fare la differenza, dovrei fare le qualifiche con le super soft riservate alle moto Open". La differenza si vede e si sente. Con le super soft si guadagna sul giro secco circa mezzo secondo. Ma la Yamaha ufficiale, come la Honda, non può approfittare di questa opzione per ragioni di regolamento. Punto e a capo. E allora, che fare? La buttiamo lì: rivedere più meno pesantemente l'approccio ai due giorni che precedono la gara. Sì, a 36 anni, Rossi può cambiare i modi e i tempi del suo avvicinamento alla corsa. L'ha già fatto per tornare grandissimo. Può farlo ancora con il traguardo stellare di riprendersi il mondiale nell'anno del testa a testa con il rivale-amico Lorenzo. Oggi, non domani. Ad Assen, teatro della prossima sfida, potrebbe già essere troppo tardi. 

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