La scelta di Moratti

Tra il dolore della separazione (vendendo) ed i problemi dell'oggi e di domani (non vendendo). I dubbi del presidente dopo la maxi offerta di Erick Thohir - tutto sulla vendita dell'Inter -

Il presidente dell'Inter solleva a Madrid la Coppa dei Campioni, la gioia più grande della sua presidenza (credits: CHRISTOPHE SIMON/AFP/Getty Images)

Carlo Genta

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Un cosa è sicura, almeno quella: Erick Thohir non è un pagliaccio staraniero come diversi ne abbiamo visti in qualche angolo del nostro calcio, da Bari a Bologna, fino a Roma. E’ un magnate thailandese che ha molti soldi. Altra cosa sembra abbastanza certa: gli piace lo sport e si diverte a versarci soldi sopra. Magari non ne capisce molto, a guardare la stagione del basket dei Philadelphia 76Sixers, che possiede in comproprietà con Will Smith. Non un omonimo, ma proprio Will Smith, l’attore. Sport e glamour, sport e soldi.

La busta è arrivata sul tavolo di Massimo Moratti: per quanto ne sappiamo 260 milioni di euro per l’80% del club, più ovviamente la disponibilità a riempire il buco del passivo (150), più si dice 100 zucche per il mercato. Tanti soldi. E siccome nessuno è fesso, l’utopia di ogni presidente, cioè quella di comandare con i soldi degli altri, non potrà realizzarsi nemmeno questa volta.

A Massimo Moratti la decisione: puoi restare a fare rappresentanza di minoranza estrema, oppure prendere la borsa, chiudere dentro i tuoi quasi 20 anni, Ronaldo, il non-rigore di Ceccarini, mille arrabbiature, le ricevute della montagna di soldi sciolta dai fatti, poi Calciopoli, gli anni d’oro, Mourinho, coppe e scudetti e lasciare.

Moratti è uno che spesso ha usato cuore e istinto oltre la ragione. Sa perfettamente che chiudere quella valigia vorrebbe dire levarsi da un sacco di guai, che sono diventati, dopo gli anni delle vacche grasse, anche quelli dell’azienda di famiglia. Viene in mente un ex portiere delle giovanili del Real Madrid che mille secoli fa, avendo scelto per sua fortuna di fare il cantante, diceva “la valigia sul letto è quella di un lungo viaggio…”. Lungo oltre i confini del calcio.

Un fuoco che dentro Moratti brucia ancora. Purtroppo per lui. Tutti o molti lo spingono a chiudere quella valigia: i tifosi, che sono sempre i più ingrati, la portata economica dell’affare, il futuro che si dipinge di tutte le sfumature del grigio, proprio come il cielo di Milano in questi giorni. Ora che la voce è diventata nero su bianco, dopo che quei cinesi dell’autunno sono spariti in una nuvola di vapore e i russi non sono mai esistiti, se non per questioni dell’azienda petrolifera che sono lontane e diverse da quelle dell’Inter; ora che le voci sono diventati numeri nero su bianco, Massimo Moratti deve fare i conti con i suoi sentimenti, con il suo amore, con gli ultimi vent’anni della sua vita cui vanno aggiunti quelli da bambino. In ogni separazione c’è una ferita e c’è del dolore. Qualche volta conviene fare i conti anche con questo. Oppure scegliere di affrontare il mare.

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