"Io, Zlatan e Mou: ecco la mia Inter"
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"Io, Zlatan e Mou: ecco la mia Inter"
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"Io, Zlatan e Mou: ecco la mia Inter"

Moratti a cuore aperto alla vigilia del closing con Thohir. I retroscena di 18 anni di presidenza, da Zanetti al veleno di Calciopoli

Moratti a cuore aperto alla vigilia del closing con Thohir che chiuderà ufficialmente la sua era da presidente dell'Inter (anche se in società per due anni potrebbe restare con la stessa carica il figlio Angelomario). Un'intervista a 360° concessa a Sette del Corriere della Sera  nella quale il quasi ex numero uno nerazzurro ripercorre i momenti più intensi della sua presidenza, a partire dai giorni in cui decise che il dopo-Pellegrini sarebbe stato lui e fino alla conclusione di non aver mai pensato a se stesso come a "presidente a vita". Eccone i passaggi più significativi:

"ECCO COME HO SCELTO ZANETTI" - Il suo primo acquisto sul mercato e l'uomo che lo ha accompagnato per tutti e 18 gli anni di presidenza: "Non avevo ancora preso l'Inter e mi era arrivata la cassetta di una partita dell'Under-20 argentina in cui avrei dovuto osservare Ortega. Ne vedo un pezzo, lui non mi aveva entusiasmato e, invece, cosa stranissima, mi ero lasciato incantare da un terzino che faceva cose che non avevo mai visto: difendeva, ripartiva , dribblava sette avversari insieme. Oggi è ancora con noi: ho scoperto che viene da Krypton e che giocherà ancora per 4-5 anni".

"IBRA E LA MAGLIA NERAZZURRA" - Tra i colpi riusciti c'è sicuramente quello di Ibrahimovic, prelevato dalla Juventus nella tormentata estate del 2006:  “Mi avevano raccontato che a Malmoe, Zlatan giocava con la maglia dell'Inter. Ibrahimovic era un campione da Inter, geniale e fantastico, come impongono la tradizione e la storia della società”. E poi Ronaldo e l'affare che nel '97 portò l'Inter sulla ribalta mondiale: "L'ho preso per quello, ma anche perché tutti pensavano fosse impossibile. Sembrava aver raggiunto un accordo col Barcellona e invece, mentre ero in viaggio, mi arriva la telefonata in cui mi si diceva che desiderava venire all'Inter. Quel tratto di strada lo feci con un entusiasmo incredibile. Ottimo affare: arrivato a costo alto, ma 5 anni dopo è stato rivenduto al doppio al Real e per noi ha rappresentato un'immagine importantissima perché ci ha aperto al mondo".

"QUANDO HO SCELTO MOURINHO" - Ecco il racconto di Moratti: "Lui l'avevo cercato dopo lo sfogo di Mancini, a metà marzo 2008; gli avevo spiegato che se fosse arrivato lo scudetto, non avrei cambiato. Lui mi rispose: 'Non prendo impegni, finché lei non ha deciso”. Alla fine ho scelto lui, perché temevo che Mancini ripetesse lo sfogo dopo il Liverpool e si dimettesse. Il Triplete? Il bello è che ho sofferto più a Siena che a Madrid. Lì ero convinto che avremmo battuto il Bayern. E' stata una grande emozione, non una sofferenza”.

"IO E CALCIOPOLI" - “Abbiamo vinto tanto, ma prima c'è stata anche tanta sofferenza, perché abbiamo dovuto scavalcare le montagne. C'è stato un momento in cui vedevo davanti a me un muro non superabile. Avevo capito che al massimo avremmo potuto concorrere per il secondo o terzo posto. Nel 2006 avrei voluto cedere la società; poi prevale il senso di responsabilità e il rispetto per l'impegno preso. Così ho deciso di andare avanti, mentre si andava precisando quanto si era intuito già nel 1998. Ho pensato: faremo una squadra così forte, che vinceremo tutto”.

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