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Milano e Torino (o Cortina) verso le Olimpiadi 2026: regole e città candidate

Il Coni e la corsa verso i Giochi invernali: le sfidanti e il nodo di una doppia candidatura non consentita dalle norme del Cio

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Giovanni Capuano

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Cortina, Milano e Torino. In rigoroso ordine alfabetico anche se le chance di arrivare alla candidatura ufficiale sono maggiori sull’asse tra Milano e Torino che in Veneto. Il Coni ha presentato al Cio tre nomi per iscrivere l’Italia alla corsa verso le Olimpiadi invernali del 2026 che seguiranno quelle di PyeongChang appena concluse e l’edizione di Pechino 2022 che è la prossima in programma.

Un passo ufficiale tutt’altro che scontato per un Paese uscito con scars credibilità dagli ultimi due tentativi, entrambi abortiti per cambi politici: Roma 2020 affossata dal Governo Monti appena insediato e Roma 2024 cancellata dalla Giunta Raggi subito dopo le elezioni, quando il dossier sembrava avere ottime chance di reggere il confronto con quello di Parigi poi vincente.

La strada verso la proclamazione della città che ospiterà i XXV Giochi invernali è ancora lunga e ricca di insidie. Però il Coni ritiene di poter legittimamente aspirare a riportare i cinque cerchi in Italia dopo vent’anni da Torino 2006 (edizione che è stato un successo organizzativo e che ha lasciato un’importante eredità nel capoluogo piemontese) e per la quinta volta nel nostro Paese che ha visto sede anche Cortina d’Ampezzo (1944 e 1956) e Roma per i mitici Giochi estivi del 1960.

Le città candidate per le Olimpiadi del 2026

Il Cio ha ricevuto la manifestazione di interesse da sette nazioni. Siamo ancora in una fase preliminare e non si tratta di vere e proprie candidature. Vale per l’Italia, che dovrà esprimere un solo nome da portare al Comitato Olimpico internazionale, e anche per le altre città. Alcuni potrebbero non arrivare nemmeno all’appuntamento con la sessione Cio del 10 settembre 2019, giorno in cui a Milano verrà comunicata la sede prescelta.

In corsa con Cortina, Milano e Torino per l’Italia ci sono altre sei nazioni. Ciascuna ha indicato un solo luogo anche se nei dossier in fase di preparazione è prevista, come concesso dal regolamento, la delocalizzazione di alcune gare, strutture e discipline. L’Austria ha indicato la cittadina di Graz che potrebbe avvalersi della collaborazione di Schladming, il Canada ha indicato Calgary (nota ai tifosi italiani per i successi di Alberto Tomba nel 1988), il Giappone ci prova con Sapporo già sede nel 1972, la Svezia ha lanciato Stoccolma, la Svizzera Sion, su cui pende però l’incognita di un referendum in cui i favorevoli partono battuti, e la Turchia ha indicato Erzurum.

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La delegazione italiana alle Olimpiadi invernali 2018 guidata dalla portabandiera Arianna Fontana - PyeongChang, 9 febbraio 2018 – Credits: Ronald Martinez/Getty Images

Le tappe verso la candidatura

La comunicazione del Coni al Cio con la manifestazione di interesse italiana è solo il primo passo del processo che porta all’assegnazione dei Giochi del 2026. Al di là della volontà di provare a tenere insieme le istanze di Milano e Torino, presentate in tandem, o della stessa Cortina che potrebbe rientrare in corsa come sede d’appoggio grazie alle sue strutture, l’Italia dovrà indicare un solo nome perché questo prevedono le regole del Cio.

La battaglia sarà soprattutto politica e Malagò, numero uno dello sport italiano, dovrà cercare di mediare per evitare che la grande spinta non si trasformi in autogol fatto di divisioni, dispetti e polemiche che indeboliscono un Paese nel momento del confronto con gli altri. La decisione sul nome della città andrà presa a ottobre 2018 dopo una fase di dialogo del Cio con tutti i soggetti che hanno manifestato il loro interesse. E’ in questi mesi che potrebbe materializzarsi qualche ritiro, anche perché l’Agenda 2020 garantisce la possibilità di organizzare i Giochi con un impatto economico inferiore rispetto al recente passato, ma si tratta di un’impresa comunque complessa da realizzare.

Una volta ufficializzato l’elenco delle città candidate si procederà alla preparazione dei dossier e dei piani di investimento. Servirà anche l’impegno formale da parte del Governo nazionale, passaggio che ad oggi rimane irrisolvibile per il Coni che è in attesa di conoscere se e quando ci sarà un esecutivo insediato. Fortunatamente c’è tempo e la sensazione che si respira è di apertura e non di chiusura preconcetta come nelle ultime due esperienze a cinque cerchi.

La sessione Cio in cui le candidature verranno messe a confronto a votate è in calendario per il 10 settembre 2019 e sarà ospitata da Milano. In teoria questo taglierebbe fuori la candidatura del capoluogo lombardo, ma il Comitato Olimpico guidato da Thomas Bach è in procinto di modificare alcune regole facendo cadere la preclusione per chi ospita la sessione del Cio in cui si vota.

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