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Mike D’Antoni: “Kobe è incredibile. Degli italiani porterei ai Lakers…”

L’head coach dei Lakers parla della sua nuova esperienza a Los Angeles. E su Bargnani: "Mi piace"

Make D'Antoni festeggia con Bryant e Gasol dopo la vittoria su Brooklyn Nets (Credits: Stephen Dunn/Getty Images)

L’Italia chiama, Mike D’Antoni risponde. È quello che avviene in una conference call con gli Usa in stile “ritorno al futuro”; una sorta di conferenza stampa avanti anni luce a quelle tradizionali, per organizzazione ed esecuzione. E il tutto, il giorno seguente la presentazione di un altro tassello di modernità: l’ultra tecnologico Galaxy S4 di casa Samsung, presentato proprio a due passi da Mike, in quel di New York. Decine di giornalisti collegati via etere con l’uomo degli 11 anni passati alla guida di una squadra in Nba. Dai Denver Nuggets ai Phoenix Suns – con cui ha conquistato 3 titoli uno via l’altro – passando per i New York Knicks, un fallimento, per approdare poi alla guida di Kobe, Gasol e co., una delle panchine più ambite del mondo.

Ma D’Antoni, già naturalizzato italiano, porta con sé uno spicchio d’Italia: in qualità di giocatore prima, e allenatore poi, è stato un pilastro dell’ Olimpia Milano fino al 94’, quando passò poi a Treviso.

E da quando super Mike subentrò a Brown nel novembre scorso, i Lakers non hanno mai preso il volo; oggi occupano l’8° posizione nella Western Conference con una tegola in più da risolvere: l’infortunio di Bryant rimediato contro gli Hawks. E nonostante Kobe sembrasse alla fine recuperato contro Indiana (match giocato poche ore dopo la conference call), si è dovuto sedere in panchina dopo soli 12 minuti di gioco. E tra un popcorn e l’altro, sgranocchiato a bordo campo, ha dato indicazioni utili a Howard e soci per battere i Pacers 99 a 93. Il dialogo a distanza con la stampa italiana ha portato bene a coach D’Antoni.

Ora che sei a Los Angeles, chi porteresti con te degli italiani che giocano in Nba? E in che stato di forma sono?

Li porterei tutti e tre se fosse possibile. Gallinari sta facendo benissimo. Belinelli sta facendo molto bene con Chicago. Mentre Bargnani ha avuto un paio di infortuni, ma è bravo e mi piace, è sempre molto difficile da marcare”

Col rientro di Pau Gasol come adatterai il gioco dei Lakers? E cosa pensi di Bryant ora che lo alleni?

Abbiamo bisogno di Gasol per competere anche nei playoff, e dobbiamo aspettare che torni in forma. Per quanto riguarda Bryant, lui fa cose incredibili: è forte, anche come spirito. Anche se ogni tanto non è facile giocare con lui, giocargli a fianco. Da Steve Nash agli altri, devono imparare a convivere con lui. Ho allenato tanti grandissimi giocatori, ma forse lui è il più forte. Ha anche una personalità molto forte: è un pitbull. E ora ho la fortuna di allenarlo

Qual è il giocatore più forte che hai allenato tra Gasol, Howard e Meneghin?

Sono tre giocatori diversi. Gasol è pieno di talento. Howard è il più forte fisicamente e molto bravo in difesa. Dino aveva un grande cuore ed era un combattente; fisicamente non era alla loro altezza ma col suo cuore colmava questo gap

Cosa è cambiato dopo il tuo passaggio da New York a Los Angeles? Che difficoltà stai avendo in questa stagione?

A New York è stato un anno difficile, c’era sciopero e non è stato facile. Era giunto il momento che lasciassi. Mentre la cosa difficile a Los Angeles è far trovare a tutti il loro spazio. Non è facile, ad esempio, per Steve Nash che deve cambiare modo di giocare; ognuno deve prendere sicurezza

Si stanno facendo molti nomi per la panchina della Nazionale americana del futuro? Lei potrebbe essere tra questi?

No, io ho fatto il mio tempo e le mie esperienze. Sono contento così, ora tocca ad altri andare avanti

Quali sono gli obiettivi di questa stagione?

Lottiamo per i playoff e poi vedremo. Con questi giocatori, se siamo nella giornata giusta, tutto è possibile: possiamo vincere contro chiunque

Hai allenato e giocato molti anni in Italia. Qual è la più grande differenza tra il basket della Nba e quello italo-europeo?

In Europa è più facile gestire società e giocatori. Qui invece è più che altro una collaborazione tra allenatore e giocatori. E quando loro non sono contenti non è facile

Guardando all’attacco dei Lakers. Possiamo dire che sia Gasol il più sacrificato del tuo sistema di gioco?

Lui è uno dei centro più grandi d’America, spero che troveremo il modo di farlo giocare al meglio

I Clippers sono messi meglio di voi in classifica come non succedeva da tempo. Come vivi questa rivalità?

Sono a Los Angeles da circa 4 mesi e i Clippers sono una buonissima squadra con la quale dobbiamo per forza lottare se vogliamo andare avanti

Gallinari avrebbe meritato la convocazione all’All Star Game?

Lui sta giocando benissimo ma non è facile scegliere i migliori da chiamare. C’è sempre qualcuno che merita la convocazione

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