Miami campione NBA. Flavio Tranquillo: “La consacrazione di LeBron”

A poche ore dal secondo titolo consecutivo per gli Heat, rivediamo tutti i dettagli delle Finals 2013 con chi le ha commentate in diretta per Sky

LeBron James e i Miami Heat festeggiano la vittoria del titolo di campioni Nba 2013 (credits: Afp).

Teobaldo Semoli

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LeBron James e i Miami Heat sono campioni Nba per la seconda volta consecutiva, la terza nella loro storia. Giù il cappello però davanti a San Antonio che ha ceduto 95-88 dopo una partita piena di emozioni, con Wade (23 punti) e Battier (6 su 8 da tre) sugli scudi e Leonard (classe 1991) che ha tenuto botta, a tratti quasi da solo, per gli Spurs. Gara-7 è stata però soprattutto il teatro della consacrazione definitiva di LeBron James (37 punti e 12 rimbalzi) che segna tutti i tiri decisivi nel finale di partita guadagnandosi il secondo anello e il secondo titolo di Mvp delle Finals.

Delusione invece per gli Spurs e Tim Duncan che a meno di un minuto dalla sirena ha sbagliato il canestro del pareggio, in quella che potrebbe essere stata una delle finali più combattute e drammatiche di sempre: “Non so se sia stata la più bella ma di sicuro è stata una delle serie più intense e sorprendenti – racconta Flavio Tranquillo, che ha commentato gara-7 per Sky Sport – Sono state tutte partite schizofreniche dove l’inerzia è cambiata in continuazione senza che mai ci fosse un vero padrone della finale”.

Per te che le hai commentate, che finals sono state dal punto di vista delle emozioni?

“Ci sono state tre partite, gara-7 compresa, di grande tensione mentre le altre sono state tutte spezzate dai parziali di una delle due squadre. La questione delle emozioni ha un valore relativo, non dobbiamo misurare una partita di basket solo dal fatto che ci sia o meno un canestro decisivo negli ultimi secondi…”.

Dovendo quindi valutarla da un punto di vista strettamente tecnico?

 “Miami e San Antonio si sono dimostrate due squadre mature e preparate. Due gruppi compatti che non hanno avuto paura di cambiare e di fare aggiustamenti a seconda delle esigenze della serie. E’ stata la prima finale in cui le due squadre hanno privilegiato il concetto di “spaziature”, che non vuol dire necessariamente giocare con i quintetti piccoli…”.

Cosa ne pensi di Coach Spoelstra, che ha dimostrato di saper gestire un gruppo di stelle e di saper battere un allenatore esperto come Popovich?

“Spoelstra è un allenatore estremamente preparato, figlio del suo background da ex coordinatore video. E’ uno molto attaccato ai dettagli e durante le finali è stato in grado di preparare una serie di piccole cose che poi hanno fatto la differenza”.

Per esempio?

“E’ evidente che alcune esecuzioni degli Heat hanno funzionato perché sono state provate e riprovate in allenamento. Probabilmente da questo punto di vista Spoelstra è ancora un pò sottovalutato. Certo come personalità non si può pretendere che sia come Popovich. Se non altro per un discorso di età. Comunque ha dimostrato di saper gestire una squadra non semplice da tenere insieme”.

Sì parlerà a lungo di Popovich e la sua scelta nel finale di Gara-6 (sul +3, a 19 secondi dalla fine, gli Spurs hanno scelto di non commettere fallo dando a Miami la possibilità di pareggiare ndr ) che potrebbe essere costata il titolo agli Spurs…

“Quel finale dimostra che anche i grandi allenatori sbagliano, ma questo lo sapevamo già. Dimostra però anche un’altra cosa: esiste un livello oltre al quale anche la preparazione e l’attenzione ai dettagli non può fare nulla. Nel basket esistono delle zone grigie e per questo non va trattato come se fosse il gioco degli scacchi”.

Quindi non ti senti di colpevolizzare il coach degli Spurs…

“Penso fermamente che il non fare fallo sia una scelta pacifica, convalidata dal fatto di non volere aumentare il numero dei possessi e quindi il numero di situazioni che potrebbero rimettere in partita gli avversari. Oltretutto i tiri su cui gli Spurs avrebbero potuto fare fallo sono stati sbagliati da Miami. I rimbalzi in attacco non possono previsti così come la tripla di Allen contestato. Ricordiamoci sempre che il basket non è una scienza esatta ed è stupido dire che hanno ragione gli europei a fare fallo o torto gli americani a non farlo. E viceversa”.

Qual è stato il fattore decisivo che ha portato Miami a vincere il secondo titolo consecutivo?

“Due parole: LeBron James. E’ sempre stato così, se vince Miami vince LeBron, se perde Miami perde LeBron. E’ il bello e il brutto di essere l’uomo simbolo di una franchigia e di un’intera Lega…”.

Che squadra sono i Miami Heat campioni Nba 2013?

“Sono una squadra che ha dovuto imparare a convivere con i suoi limiti, che derivano dall’avere James, Wade e Bosh. Limiti tecnici, psicologici e di spazio, perché uno come LeBron James attira attenzioni per quello che ingombra sia dal punto di vista fisico che di personalità. Veniva accusato di non essere un closer… Dopo i tiri decisivi di gara-7 si è levato anche questa etichetta”.

E i San Antonio Spurs?

“Sapevamo che in un modo o nell’altro gli Spurs sarebbero dipesi da Duncan, Parker e Ginobili. Gli ultimi due sono proprio quelli che sono mancati di più in gara-7. Non da un punto di vista di tabellini ma perché sono il punto di contatto tra Popovich e quello che “sente” la squadra. Insomma di “cultura di squadra” ne parlano tutti ma loro la mettono in pratica. Forse mai come questa volta è il caso di dire grande, anzi grandissimo onore agli sconfitti”.

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