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Le Olimpiadi restano un gioco per ricchi. Il medagliere deciso dal Pil dei Paesi

Stati Uniti, Cina, Gran Bretagna e Russia: sul podio vanno le potenze economiche. La favola dell'Ungheria e i miracoli di Granada e Giamaica. L'Italia nel G8 dello sport ma indietro nelle classifiche con indicatori economici e sociali.

Stadio Londra chiusura

Lo stadio Olimpico di Londra si colora di verdeoro in onore di Rio de Janeiro 2016 – Credits: La Presse

Non ci sono riusciti gli esperti di Sports Illustrated e nemmeno le proiezioni più affidabili dei vari comitati olimpici. No, il gioco dei pronostici della vigilia di Londra 2012 l'hanno vinto alla fine gli analisti del Financial Times, gli unici a prevedere in maniera quasi esatta i risultati delle Olimpiadi pur senza alcuna competenza in materia ma solo applicando un modello economico-finanziario. Avevano detto che il medagliere sarebbe stato conquistato dagli Stati Uniti con 106 medaglie e ci hanno quasi preso: 104. La Cina? 86 podi per Financial Times e 87 a Londra. E ancora Germania (44 contro le 45 vaticinate), Corea del Sud (28 invece di 29) e l'Italia che doveva arrivare a quota 28 e a quota 28 è arrivata. Solo Russia e Gran Bretagna tra le grandi potenze hanno fatto saltare il pronostico.

La conferma che - contro ogni retorica sull'olimpismo puro e al netto delle storie bellissime di atleti arrivati al podio partendo da paesi poverissimi - anche i Giochi olimpici rimangono una questione per ricchi e la classifica del medagliere assomiglia in maniera impressionante a quella del Pil. Con poche eccezioni e, soprattutto, senza lasciare spazio a troppa fantasia: chi ha soldi da investire vince e lascia agli altri le briciole. "Siamo nel G8 dello sport mondiale" ha sottolineato con orgoglio il presidente del Coni Petrucci. Ha ragione, ma non è un risultato sorprendente. Del resto, a parte il Canada, le otto grandi potenze economiche che fanno parte del G8 si sono piazzate puntualmente nelle prime undici posizioni del medagliere lasciando liberi solo quattro posti finiti, però, ai paesi che rappressentano il futuro: Cina (2°), Corea del Sud (5°) e Australia (10°). Nazioni che hanno un ruolo attivo nel G20 e che rappresentano già mercati economici dominanti.

Il miracolo olimpico, più che le prime medaglie olimpiche per Gabon e Botswana rimane allora l'Ungheria che nella classifica del Pil si trova addirittura al 54° posto ma che a Londra è salita ben 17 volte sul podio (9° nel medagliere), unica nazione non appartenente al G8 ad occupare una delle undici posizioni nobili facendo meglio di colossi economici e sportivi come Australia, Giappone, Brasile e Spagna. E un applauso va anche al Kazakistan trascinato dagli sport di combattimento fino quasi a ritagliarsi uno spazio tra i più grandi.

Quindi niente esperti sportivi ma una semplice analisi su modelli economici, geopolitici e finanziari. A Pechino il modello aveva funzionato al 95% e a Londra si è ripetuto. Quanto costa una medaglia? Tanto in termini di budget messi a disposizione dei comitati per preparare il quadriennio olimpico. E tanto anche in rapporto al Pil del paese. Gli Stati Uniti, ad esempio, hanno un rapporto medaglia/Pil di 145 miliardi di dollaro per podio, superiore alla Cina (129 miliardi) e a tutte le grandi potenze mondiali. L'Italia è ferma a 65,9 miliardi di dollari per medaglia. Vale la pena allora provare a rovesciare i criteri di giudizio e analizzare gli altri medaglieri, quelli che non finiranno nell'albo d'oro del Cio ma che aiutano a 'pesare' i successi delle delegazioni a Londra.

Se il parametro di riferimento è il Pil, ad esempio, l'oro conquistato da Kirani James nei 400 metri femminili vale a Granada il primo posto nella classifica del valore delle medaglie per Pil. Dietro c'è la strepitosa Giamaica della velocità e sul podio anche la Corea del Nord. L'Italia chiude al 57° posto. In rapporto alla popolazione, invece, sul podio dietro a Granada e Giamaica salgono anche le Bahamas. L'Italia crolla in queste graduatorie: 40° nel rapporto medaglia per popolazione, 57° nel valore in rapporto al Pil e solo 24° se si prende in considerazione la consistenza (e il costo) della spedizione olimpica, vero parametro della ricchezza di un movimento sportivo.

E la crisi? Ha davvero pesato sui risultati dei paesi maggiormente coinvolti? La Grecia ha visto dimezzare le sue medaglie: erano state 4 (2 argenti e 2 bronzi) a Pechino e sono state solo 2 (entrambi bronzi) a Londra. Stessa sorte per il Portogallo (da 2 a 1). La Spagna  si è ripetuta quasi sugli stessi livelli (17 contro 18) anche se ha quasi dimezzato gli ori. Spread negativo ma attenzione perché la più delusa dovrebbe essere la cancelliera Merkel. La sua Germania ha preso più medaglie rispetto a Pechino (44 contro 41) ma è crollata negli ori (-33% da 16 a 11) nell'estate in cui anche nel calcio i panzer sono stati sculacciati e rimandati a casa dalla 'povera' Italia Certo, se l'Europa si fosse presentata con un'unica delegazione comprendente i 17 Paesi dell'Eurozona sarebbe finita alle spalle degli Stati Uniti per medaglie d'oro (41 contro 46) ma avrebbe stravinto il confronto complessivo salendo sul podio ben 168 volte. E il raccolto sarebbe stato quasi doppio (305 medaglie di cui 92 d'oro) mettendo insieme tutti gli appartenenti all'Unione Europea. Segno che il Vecchio Continente continua a essere competitivo nello sport anche se per la prima volta nella storia dei Giochi è sceso sotto il 50% delle medaglie.

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