Sport

Via del Sale, l'experience dei sensi

Due giorni di enduro sulla leggendaria strada che collega la Liguria alla Francia. Tra natura, adrenalina e paesaggi mozzafiato

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Luciano Lombardi

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La Via del Sale, per un endurista, non è soltanto il rito iniziatico che immagina chi la paragona al viaggio a Caponord per un mototurista o ai cordoli del Mugello per un appassionato della guida in circuito.

La Via del Sale è un'esperienza ancora più densa che sa di avventura e di libertà.

E' contatto con la natura e con tutti i propri sensi. E poi, certo, è sport, oltre che una straordinaria occasione per starsene un po' di tempo da soli con la propria moto...

Per me è stata anche altro: è stata, innanzitutto, la circostanza che mi ha fatto conoscere alcune persone speciali, grazie alle quali la mia passione per questa disciplina è arrivata dov’è oggi: su un culmine che, raramente altri sport, sono riusciti a salire.

Avventura, libertà, natura. E un'occasione unica per starsene da soli con la propria moto

Nelle migliori mani

E’ stato infatti grazie alla voglia di esplorare la mitologica strada sterrata che collega la Liguria alla Francia che sono entrato in contatto con quella che è l’organizzazione più titolata in assoluto per guidare, accompagnare e assistere chi decide di intraprendere questa avventura, la SudEst Rentalraid dell’ex campionessa di motorally Enrica Perego.

Avvenne poco più di un anno fa e, in quella circostanza, per via di un problema tecnico, non riuscimmo a far parte della spedizione di allora, ripromettendoci però di ripeterla non appena sarebbe stato possibile.

Nel frattempo, però, oltre che una cara amica, Enrica è diventata un punto di riferimento per tutto ciò che riguarda i miei rapporti con l'enduro.

Così come Davide, Elena, Damiano, Fabrizio, che in tante occasioni mi hanno supportato e sopportato nel mio percorso di crescita sulle ruote tassellate.

Infine, eccoci qua, in un caldissimo fine settimana di luglio, con tutti loro e con un altro manipolo di appassionati pronti a partire dal quartier generale di Casanova Lerrone, sulle colline alle spalle di Albenga, per una due giorni che ci porterà lungo la via dei carovanieri costruita dai romani per mettere in comunicazione i commerci dell’impero, percorsa  dai contrabbandieri di sale, méta di pellegrinaggio per il popolo degli Occitani.

In testa al gruppo c'è il pick up di appoggio che nei due i giorni trasporterà i bagagli, farà da mezzo di assistenza e ospiterà Giovanna e Jane, i partecipanti non motociclisti al seguito, mentre Davide sarà alla guida dei rider, costantemente impegnato a seguire le tracce Gps, con Damiano, istruttore federale, a chiudere.

Nel mezzo, oltre al sottoscritto, ci sono i già citati Elena e Fabrizio, Luca e Romolo.

Ken, e Sebastiano con il suo quad, seguiranno il tragitto della jeep, leggermente diverso per ovvie ragioni, da quello delle moto.

L'incipit

Lasciato alle nostre spalle il minuscolo borgo ci incamminiamo verso il Passo del Ginestro.

Questo è un tratto tipicamente ligure, fatto di sentieri, ulivi, sottobosco, arbusti bruciacchiati dal sole, con un fondo di terra morbida e compatta che rappresenta - in pressoché tutte le condizioni - il terreno ideale per la pratica dell'enduro.

Dopo una ventina di chilometri di saliscendi arriviamo sulla sommità del colle, con la sua vista che domina la valle fino al mare.

Due giorni sulla stessa via che veniva percorsa dai contrabbandieri di sale

L’andatura è allegra e il gruppo dimostra di sapersi muovere in modo omogeneo. Non è una cosa da sottovalutare, considerando quanto nell'enduro sia importante l'affiatamento e che nelle quasi 48 ore successive macineremo assieme poco meno di 300 km.

Dopo aver fatto una breve sosta per rifocillarci, torniamo in sella puntando a un altro tratto a salire,  quello ci porterà prima al Colle San Bartolomeo poi al Monte Guardia Bella fino a San Bernardo di Conio per giungere infine in quello che, per chi scrive, è stato il tratto più suggestivo dell’intero viaggio, il Bosco di Rezzo.

Come in una fiaba

Sembra di stare in una puntata di Game of Thrones, circondati da una quantità sterminata di faggi dalle foglie dello stesso marrone della terra nella quale i loro tronchi secolari sono piantati a migliaia.

La luce che filtra con difficoltà in questo luogo contribuisce a creare un’atmosfera che ha poco da spartire con il mondo reale (non a caso la gente del posto lo chiama anche Bosco incantato) ed è così che capiamo anche perché il paese di Triora che sta qui alle spalle sia diventato il luogo in cui, alla fine del '500, si è tenuto il processo dell’inquisizione alle presunte streghe più lungo della storia d’Italia.

Le calorie bruciate e l'aria frizzante della collina ligure fanno scattare l'appetito a livelli di guardia e, non appena spegniamo le moto, non c'è immagine migliore della sponda del pick up già apparecchiata con tutto il necessaire per un pic nic di quelli che non si dimenticano tanto facilmente.

Si mangia, si beve, si scherza, si parla di quanto gusto si può provare quando la propria passione si inserisce in uno scenario tanto suggesstivo.

E poi si riparte, questa volta verso il Passo Della Mezzaluna, dove la strada, disseminata da antichi ponti ad arco tondo che risalgono al 300 d.C., comincia a cambiare e ad assumere le sembianze tipiche del fondo che ci troveremo sotto i tasselli per la maggior parte del giro: ghiaia, sassi grossi e smossi. Tutt'altro che facile quando si tratta di mantenere il controllo del proprio mezzo.

Giunti al Colle del Garezzo, con la temperatura che via via va scendendo, l'incontro con le decine di mucche al pascolo ci suggerisce che abbiamo intercettato il vero e proprio punto di inizio della Via del Sale vera e propria, ovvero l’omonima Galleria o, seguita a breve distanza da un altro tunnel, questa volta ben più lungo che porta al Colle Ardente, dopodiché svalichiamo in territorio francese a Cima Marta.

Incontri ravvicinati

Ancora tanti faccia a faccia con gli animali che brucano l'erba sul nostro cammino e, prima di arrivare alla cittadina medievale di Briga, il gruppo pulirà per bene i carburatori delle proprie moto girando senza troppi complimenti la manetta de gas in un tratto in discesa che pare una pista di velocità.

Proseguiamo fino a Tenda, per un altra pausa rifocillante e per fare rifornimento.

Da lì saliamo fino alla cosiddetta Bassa di Priafica e al Vallone delle Meraviglie.

Qui il colpo d'occhio è ancora una volta di quelli suggestivi, con le montagne da un lato e lo strapiombo che si perde a vista d'occhio dall’altro.

In lontananza la sagoma di una struttura imponente, il Forte Centrale di Limone Piemonte, la località del cuneese dove trascorreremo la nottata.

Day 2

La sveglia è all’alba e ad attenderci è il percorso che attraversa il pendio più ripido della montagna, passando attraverso il Marguareis, l’arcaico ghiacciaio fossile con il suo paesaggio quasi lunare.

Qui occorre prestare la massima attenzione a dove si mettono le ruote, perché la strada è disseminata di pietroni che sembrano lì apposta per metterti in difficoltà.

Ghiaia, e sassi smossi presenti lungo tutto il percorso rendono tutt'altro che facile mantenere il controllo della propria moto

Giunti al Lago dei Signori e al Rifugio Barbera il fondo diventa meno aspro e il panorama regala altri scorci da brivido.

Siamo nuovamente in Liguria e dal Redentore, dopo aver attraversato il Parco delle Navette, il tratto di mare che si presenta dinnanzi ai nostri occhi arriva ad avere fino a un raggio di 180 gradi.

Da Monesi, dopo l’ultima lunga pausa prima del ritorno, ci ritroviamo nuovamente al Colle del Garezzo e abbiamo chiuso così i 90 chilometri della Via del Sale.

Scenderemo infine a Pieve Di Teco passando per Montegrosso, Pianlatte, costeggiando la meravigliosa roccaforte di Aquila d’Arroscia, nell’omonima Valle, la Costa Bacelega (da dove parte una delle vie utilizzate ancora oggi dai pastori durante la transumanza), e attraverso i carruggi e le caratteristiche fasce presenti sul territorio che domina la spianata albenganese torniamo alla base.

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