La scommessa di Moratti: giovani e Champions o ridimensionamento

Bilanci in rosso e fatturato in discesa libera. Così l'Inter punta tutto sul terzo posto - l'analisi sul mercato di gennaio - acquisti/cessioni - sondaggio -

Il presidente dell'Inter Massimo Moratti – Credits: Getty Images Sport

Giovanni Capuano

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Dopo aver incassato la botta (Balotelli al Milan e naufragio Paulinho in poche ore), Massimo Moratti ha piazzato la risposta. Reazione necessaria per ridare entusiasmo e certezze al popolo interista, rimasto tramortito dai primi 27 giorni di mercato di riparazione. "A cosa punta l'Inter? Al primo posto naturalmente" ha detto sorridendo dopo aver scambiato due parole con Mateo Kovacic, talento strappato a mezza Europa e che è diventato il simbolo del progetto nerazzurro.

Il treno per lo scudetto è certamente passato, ma il sorriso di Moratti è quello di un presidente consapevole di aver giocato la scommessa più difficile dalla quale dipende un pezzo importante del futuro prossimo della sua Inter. Aveva bisogno di dare un'altra sforbiciata ai costi ed incassare denaro fresco dal mercato e l'ha fatto. Ma allo stesso tempo non poteva permettersi di non rinforzare la squadra adesso perché il terzo posto e la qualificazione almeno ai preliminari di Champions League sono vitali per le finanze del club.

Sulla qualità immediata di Schelotto, Kuzmanovic e Kovacic sarà il campo a dire. Sull'architettura economica della scommessa di Moratti, invece, si possono fare alcune riflessioni. Intanto il bilancio di mercato, positivo anche se strappare Kovacic alla concorrenza è costato quasi tutto l'incasso di Coutinho dal Liverpool. Però è stato abbassato ulteriormente il monte stipendi. Via Sneijder (6 mln netti) e costo del lavoro per la prima volta sotto la soglia dei 100 milioni di euro lordi. Un anno fa erano 145. A breve saranno ulteriormente ridotti chiamando gli ultimi reduci del Triplete.

Il problema è che da quel fantastico 2010 l'Inter ha visto contrarsi anche i ricavi. Quanto? Del 17% da 225 a 185,9 milioni di euro (fonte Deloitte) con la prospettiva di un'ulteriore contrazione alla prossima rilevazione, quella con l'Inter in Europa League e senza i circa 30 milioni garantiti dalla Champions. Una prospettiva che spedirà la società direttamente fuori dalla Top20 europea per fatturati. Un anno fa era ottava.

L'ultimo bilancio è stato in rosso: -77 milioni di euro al 30 giugno 2012. Il prossimo sarà comunque in sofferenza anche se vicino ai limiti del fair play finanziario dell'Uefa. Tutti gli indicatori sono in negativo: ricavi da gara, commerciali, diritti tv, introiti Uefa. Moratti continua a dipendere troppo dai soldi delle televisioni: 112,4 milioni su 185,9 ovvero il 60%. Un record.

Restare fuori dalla zona-Champions sarebbe un danno anche superiore al mancato ingresso dei soci cinesi annunciato come imminente ad agosto, ripetuto in autunno e poi sfumato sotto Natale. Un vero e proprio ridimensionamento per il quale servirebbero anni prima di tornare competitivi. Il fulcro della scommessa di Moratti è tutto lì. Non solo Balotelli non interessava, ma nemmeno era un giocatore da Inter oggi. E lo stesso vale per Sneijder.

La sintesi l'hanno scritta brutalmente gli analisti di Deloitte: "Un ritorno ai successi sul campo è un imperativo se il club vuole tornare a livello dei Top Ten in Europa e il progetto di un nuovo stadio aiuterà l'Inter a colmare il gap rispetto ai rivali europei nel lungo termine". Sempre che Moratti vinca la scommessa pericolosa di questo inverno del 2013, 2 anni e 7 mesi dopo la notte di Madrid.

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