La prima volta della Superbike a Sepang

Il circus delle derivate di serie sbarca in Malesia, sul circuito dove ha perso la vita Marco Simoncelli

– Credits: Dorna WSBK

Luciano Lombardi

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Un inedito assoluto: per la prima volta nella sua storia, il Mondiale SBK vola a 50 km a sud di Kuala Lumpur, in Malesia. Per la maggior parte dei piloti, ovvero per tutti coloro che non hanno mai corso in MotoGP e non hanno svolto qui alcun test, si tratta di un tracciato inedito e, pertanto, la capacità di interpretarlo fin da subito nel migliore dei modi sarà uno dei fattori destinato a far la differenza sul risultato finale delle gare.

I riflettori saranno puntati principalmente sul Campione del Mondo uscente nonché nuovo leader in classifica, Tom Sykes. Il pilota britannico rientra nel gruppo di quelli che hanno già solcato l'asfalto dell'imponente impianto malese seppure soltanto in occasione di una sessione di test.

Osservati speciali anche Jonathan Rea e Loris Baz, in coabitazione sul secondo gradino della classifica assoluta piloti. Il primo dei due, come Sykes, a Sepang ci ha corso solo in occasione di test, mentre per Baz si tratta dell'esordio.

Agli antipodi i due alfieri Aprilia, entrambi vecchie volpi di questa pista. Dei due, il candidato a far meglio è Sylvain Guintoli, che occupa la quarta posizione nella hit assoluta e sembra essere in una condizione migliore rispetto a Marco Melandri, che non sembra aver ancora trovato il giusto feeling con la sua Rsv4 Factory.

IL CIRCUITO E LE GOMME - Il Sepang International Circuit è stato costruito nel 1999 a breve distanza dalla capitale malesiana di Kuala Lumpur, nel distretto di Sepang dello stato del Selangor. Come molti altri circuiti, è stato progettato dall’architetto tedesco Hermann Tilke ed è ritenuto uno dei circuiti più efficenti e tecnologici fin dalla sua inaugurazione anche se, a distanza di quindici anni, non ha mai subìto opere di ristrutturazione perciò presenta un asfalto piuttosto sconnesso.

Lungo 5.548 metri, è caratterizzato da una larghezza della carreggiata molto ampia e da un disegno complesso, con curve molto guidate e da due lunghi rettilinei in successione. Le massime velocità raggiunte sul primo, lungo 920 metri, vengono interrotte da un tornante lento che collega il primo al secondo rettilineo, favorendo azioni di sorpasso.

Essendo un circuito molto variegato la scelta degli pneumatici non è immediata. "Nella parte guidata ci sono sezioni dove è necessario garantire alla moto una buona agilità - ci spiega il Direttore Racing di Pirelli Moto, Giorgio Barbier - l’approccio con uno pneumatico anteriore morbido potrebbe migliorare la precisione di inserimento e rendere più facile la tenuta di traiettoria e, poiché sono presenti lungo il tracciato alcuni punti sconnessi dove la generazione di vibrazioni è comune, agevolare l’ammortizzazione delle gobbe presenti. Tuttavia, per garantire una buona frenata ed evitare fenomeni di schiacciamento (squashing) in fondo ai rettilinei, è consigliabile l’utilizzo di uno pneumatico anteriore rigido, in grado di mantenere la propria compattezza anche ad elevati livelli di carico longitudinale". 

"La scelta del posteriore - continua Barbier nella sua analisi tecnica - deve invece seguire come regola principale la ricerca del grip. Sia l’asfalto molto levigato che le temperature elevate permettono l’utilizzo di pneumatici morbidi, in grado di penetrare correttamente nel manto stradale e quindi di garantire la massima impronta a terra. In alcuni punti del tracciato, infatti, la moto deve essere il più possibile stabile e piantata a terra, per impedire la scomposizione del posteriore in accelerazione. Nemiche del posteriore sono le altissime temperature di mescola che si raggiungono nella zona centrale del profilo su entrambi i rettilinei. In passato pneumatici posteriori sottoposti a ingenti stress termici hanno dato vita a fenomeni di blister, ancora più accentuato sul bagnato."

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