Juve e Toro: una mostra insieme contro gli “imbecilli”
Juve e Toro: una mostra insieme contro gli “imbecilli”
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Juve e Toro: una mostra insieme contro gli “imbecilli”

Al Museo del Grande Torino sono esposte fino ad aprile le immagini delle tragedie dell'Heysel e di Superga. L'obiettivo? Il reciproco rispetto, come spiega il curatore Domenico Beccaria

“Ridurre giorno per giorno il numero degli imbecilli. Perché rispettare i morti, tutti i morti, è un dovere più che una necessità”. Domenico Beccaria, presidente dell'Associazione Memoria Storica Granata, spiega le logiche e li traguardo della mostra “Settanta angeli in un unico Cielo – Heysel e Superga tragedie sorelle”, allestita nei locali del Museo del Grande Torino a Grugliasco (prima cintura di Torino) e aperta al pubblico fino al 20 aprile. Fotografie, rimandi, ricordi. Un tuffo nel passato per dare conto delle due tragedie che hanno sconvolto il popolo bianconero e granata. Il tentativo, da accogliere tra gli applausi, di riportare tutto a casa. Per spiegare che la memoria merita di essere maneggiata con cura. Sempre e comunque.

La mostra è stata inaugurata una settimana prima di quello che è già stato battezzato dai più “il derby della vergogna”. Cosa ha pensato quando ha visto gli striscioni ormai tristemente noti esposti allo Stadium?

“Abbiamo deciso di aprire la mostra il 16 febbraio proprio perché volevamo sollevare il problema nell'imminenza del derby. Le dico la verità: quanto ho visto allo Stadium non mi ha sorpreso più di tanto. Sono cose che purtroppo succedono da troppo tempo. La mostra nasce con l'intenzione di sensibilizzare più persone possibile nei confronti di questo tema, ma va da sé che non tutti sono disposti a farsi sensibilizzare. Noi speriamo con questa iniziativa di ridurre giorno per giorno il numero degli imbecilli. Un'impresa evidentemente difficile, ma isolarli sarebbe già un grande risultato”.

“Superga e l’Heysel sono sorelle, non cugine alla lontana”, ha scritto qualche giorno fa Domenico Laudadio, un altro dei responsabili dell'iniziativa, sul sito che cura personalmente (www.saladellamemoriaheysel.it ). Le tragedie del calcio torinese sono unite da un sottile filo rosso che lega e raccoglie la memoria della città?
“Ha detto bene Laudadio. Le tragedie torinesi sono sorelle e non cugine. Sono collegate dal filo comune della passione per il calcio. Ciò che le ha unite ancora di più è il vilipendio che negli anni è stato fatto da una parte e dall'altra come strumento di offesa nei confronti del nemico. Con la mostra, vogliamo dire anche questo: prenditela con i vivi, se proprio devi prendertela con qualcuno, e lascia in pace i morti”.

Quali sono state le reazioni di coloro che hanno visitato la mostra? Cosa l'ha più colpita?
“Una delle cose che più mi ha fatto piacere è stato vedere, nel giorno della gara Juventus-Chievo, tifosi della Juve che si sono presentati alla mostra con la sciarpa bianconera al collo. Perché è così che dovrebbero andare le cose. Dovremmo essere tutti orgogliosi dei nostri colori e allo stesso tempo rispettosi dei colori altrui. Io sono stato quattro volte a visitare il museo della Juventus e non ci sono mai andato in incognito, nel senso che indossavo sempre la spilla del Toro sulla giacca. E' giusto che ognuno di noi abbia l'orgoglio di appartenere a qualcosa, ma pure la consapevolezza che anche gli altri vanno rispettati. Questo è lo spirito delle persone che hanno finora visitato la nostra mostra. Siamo tutti capaci a rispettare i 'nostri' morti. Dobbiamo imparare a rispettare anche i morti degli altri”.

Gli striscioni esposti nel corso del derby hanno fatto male un po' a tutti gli appassionati di calcio, senza alcun vincolo di bandiera. Come ritiene che si dovrebbe intervenire per risolvere o per lo meno limitare il problema?
“Credo che la responsabilità oggettiva sia un'aberrazione giudiziaria che non ha ragione d'essere. E' la misura più evidente del fallimento del sistema calcio. La responsabilità è e dovrebbe sempre essere soggettiva. Tutti gli stadi possono ormai contare sulle immagini fornite dalle telecamere, è possibile riconoscere facilmente chi si macchia di azioni condannabili. Per questo, non credo sia giusto che siano le società a pagare per quanto commettono alcuni tifosi. A pagare dovrebbero essere solo e soltanto questi ultimi. Ciò detto, sarei stato felice di vedere da parte del presidente della juventus Andrea Agnelli una presa di distanza un po' più netta rispetto a quanto abbiamo visto nel corso del derby. Per carità, il suo tweet è assolutamente condivisibile, è vero che tutte le disgrazie vanno lasciate in pace, ma l'attualità imponeva di fare riferimento a quanto era appena successo”.

E' notizia di poche ore fa. La polizia avrebbe individuato i responsabili di uno dei due striscioni della vergogna. Per loro, Daspo con effetto immediato e l'ipotesi di un processo che potrebbe portarli in carcere per alcuni mesi. Punizione sufficiente?
“Le pene nei confronti di questi signori non devono essere esemplari. Le pene devono essere sempre giuste. Le pene esemplari possono creare dei martiri e non ce n'è proprio bisogno. Sono convinto invece che questi pseudo-tifosi vadano estratti dal branco all'interno del quale hanno concepito ed esposto gli striscioni per chiedergli con molta pacatezza e serenità: 'ma sei davvero convinto della bestialità che hai fatto?'. Secondo me, 99 su 100 si rendono conto di aver fatto una cretinata che è andata molto al di là delle loro reali intenzioni. Sì, perché non hanno offeso il nemico, ma delle persone innocenti. Se ammettono di aver fatto una cretinata, gli si dia quindici giorni di lavori socialmente utili e nulla più. Se invece parliamo di quell'un per cento di marci irrimediabili che non hanno la capacità di rendersi conto del male che hanno fatto, be', in quel caso sono d'accordo per il Daspo e se ci sono sanzioni accessorie che vengano applicate senza alcuna remora”.

Oggi la mostra, domani?
“Stiamo lavorando per far sì che la mostra sia visitata in settimana anche dalle scolaresche. Perché un conto è raddrizzare alberi adulti già abbondantemente storti. E un conto è agire su giovani che non sono ancora formati per fargli capire che i valori dello sport non sono quelli della prevaricazione, ma del confronto e del rispetto”.

Twitter: @dario_pelizzari

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