Calcio, serie A - 8^ giornata

Tutto come previsto: dalla Juventus inarrestabile alla caduta del Milan. Uniche scintille Cassano e la Roma

Erik Lamela dopo il gol del 2-4 al genoa (Credits: LaPresse/Francesco Pecoraro)

Carlo Genta

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Il sabato dei lunghi coltelli, che poi – previsto – tanto lunghi non sono stati, visto che è andata come da facile pronostico, ha svuotato, al solito, di senso e di sale la domenica. Midollo di un campionato di Serie A povero, partite che ci metteremo un attimo a dimenticare, sonnacchiose come un Gran Premio dopo pranzo.

Unici sorpassi, gli acuti dell’Inter e di Cassano, che da anni non vediamo fare un passo di corsa, ma camminando, per il momento, riesce a cambiare le cose. Durerà quanto i tranquillanti che Stramaccioni dice di avere nell’armadietto di Appiano. Pronto a spararglieli con la cerbottana ogni volta che lo vede. Comunque l’Inter è lontana dalla testa del campionato e dall’equilibrio. Ma almeno ha una faccia: centrocampo a tre regalato agli avversari, che si nota poco se davanti c’è il Catania e se Cambiasso corre per due, difesa che ogni tanto balla, palla lunga ai tre davanti che comunque sai che qualcosa inventeranno. Se poi l’arbitro chiude un occhio, meglio ancora: il gioco è fatto.

Somiglia vagamente a quella manciniana, ma è quanto basta per tenere accesi i fiammiferi su cui sabato ha soffiato ancora la Juventus. Questa ormai è più storia che cronaca: equilibrio, Napoli anche un po’ sfigato e alla fine castigato da due panchinari che non ti aspetti. Niente da fare, campionato mezzo morto, continuiamo a pensare cinicamente. Sempre sul sabato: tutto abbastanza previsto anche a Roma, dove al Milan basta trovarsi di fronte una squadra con una logica, per calare le braghe. Chiaro che i rossoneri non valgono 7 punti in classifica, come Bologna, Chievo e Pescara, né la zona retrocessione. Chiaro allo stesso modo che non c’è alternativa alla sostituzione di Allegri, esautorato dalla società e come sempre succede, mollato dallo spogliatoio, al di là delle solite difese d’ufficio false quasi come Giuda.

Alla fine a tenerci gli occhi aperti è riuscita solo la Roma che come personale giocatori non è affatto distante da Napoli e Inter (anzi), ma si ostina a vivere “zamanianamente”, quasi facesse apposta a provocarsi del male e a mettersi davanti delle inutili salite. Qualche volta, come ieri a Genova, riuscirà ad incerottarsi e ad arrivare in cima, altre, come è già successo, si beccherà i fischi. Almeno riusciremo a consolarci con qualcosa di vagamente meno noioso, anche se noiosamente ripetitivo.

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