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Juventus-Napoli, la (piccola) grande partita

Il caos di questi giorni sul match di Torino raccontano la pochezza del nostro calcio

Mazzarri a testa bassa e, sullo sfondo, Carrera nell'ultimo Juventus-Napoli (Credits: Jonathan Moscrop - LaPresse)

Stiamo disperatamente cercando una partita. Se ci pensate bene e guardate le cose un po’ dall’alto, la situazione è anche un po’ comica. Metà ottobre appena scavallata, ecco che Juventus-Napoli diventa partita dello scudetto. La colpa non è, una volta tanto, della stampa che gonfia tutto come una mongolfiera, ma della Grande Depressione del nostro campionato, con le milanesi, Inter compresa, che possono giusto far finta di essere da corsa e di crederci (cosa mai successa in contemporanea in anni recenti). Con le altre, romane comprese, più la Roma della Lazio, destinare a fare le comparse. Con la Juventus che è troppo più forte, completa e profonda. Il vero miracolo sarebbe bruciare ancora di attesa il 3 marzo, quando ci sarà la partita di ritorno al San Paolo.

Ma pure sarebbe troppo poco e troppo presto.

Allora è tutta la settimana che siamo qui a farci dell’onanismo mentale sui dolorini di Buffon con la Nazionale; a immaginare che ci sia il becco del Napoli nel litigio tra Cavani e Tabarez, che deve essersi rimbambito non poco se tiene seduto il suo miglior giocatore, considerandolo un attaccante esterno. E infatti giustamente ne piglia quattro in Bolivia.

Magari c’è la fuori perfino qualcuno che considera premeditata la gomitata per la quale Vidal si è beccato il rosso con la maglia rossa del suo Cile. O che qualche papavero davvero potente della Real Casa bianconera abbia taroccato gli orari dei voli in modo da far arrivare all’ultimo momento lo stesso Cavani. Non a caso fantasia e dietrologia fanno rima: in Italia sono un pozzo senza fondo.

Da ieri c’è perfino chi a Napoli si attacca al talismano Damato: l’arbitro di Barletta ha fischiato una sola volta questa partita e finì 2-3 per gli azzurri. Già pronte le statue del presepe, in caso di bis. Normale che il una situazione così surreale c’è chi finisca per dare di matto.

Come Walter Mazzarri che ha rilasciato deliranti interviste in cui dichiara di non poterne più di questo stress e, come Guardiola, potrebbe ritirarsi l’anno prossimo. Fin troppo facile di questi tempi cadere nella più bieca demagogia per dire che lo stress vero è di quelli normali come noi, quando arriva l’estratto conto a fine mese. Ma lasciamo stare, perché ancor più bizzarra è la decisione dello stesso Mazzarri di disdire la normale conferenza stampa prepartita. Motivo? La necessità di alleggerire le pressioni. Pressioni? Quali scusate? Quelle derivanti da una gara di campionato dell’8° giornata di andata il 20 ottobre? Cosa dovrebbe fare allora un allenatore prima di una finale di Champions o di un Mondiale? Magari farsi ibernare fino al fischio d’inizio o rinchiudere la squadra in un bunker antiatomico.

Insomma un po’ Guardiola, un po’ Mourinho, con la differenza che davanti al microfono non ci va neppure il vice. Peccato solo che Juventus e Napoli siano così lontane da Barcellona e Real Madrid. Ed è per questo che dobbiamo fare tutti finta che domani ci sia una grande partita.

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