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Juve, le gare non chiuse e il ritardo di Llorente

Una vittoria nelle ultime 6 anche per l'incapacità di uccidere i match: mancano le reti dello spagnolo, un anno fa decisivo 16 volte su 16

Dietro l'incapacità dell'ultima Juventus di Allegri di chiudere partite già vinte c'è un cambio di pelle non ancora completato, ma anche la storia della difficoltà dell'uomo che un anno fa, dopo un inizio stentato, era diventato il terminale della macchina di Antonio Conte. Non c'è ancora traccia di Fernando Llorente e non solo perché lo spagnolo è tornato alle medie (basse) della fase dall'avvio della stagione scorsa. Allora dopo le prime 17 giornate aveva messo dentro 5 reti in 906 minuti, oggi è a quota 4 pur avendo giocato con maggiore continuità (1.043') e senza l'alibi dell'inattività dell'annata precedente e del percorso di inserimento nei meccanismi della squadra. Sta segnando meno e il suo apporto manca proprio perché Llorente si era ritagliato un ruolo fondamentale nella Juventus, quello dell'uomo della rete decisiva.

Scorrendo i tabellini della cavalcata 2013-2014, infatti, il dato sorprendente è che nessuna delle 16 segnature di Fernando è mai stata inutile (ammesso che possano esistere gol che non hanno senso). Per ben 5 volte si è trattato della marcatura d'apertura (Napoli, Livorno, Udinese, Milan e Livorno) e in un caso, quello del debutto del gol contro il Verona, del punto della vittoria. In un paio di occasioni Llorente ha portato la Juventus a pareggiare partite che si erano messe in salita (a Cagliari e a Roma contro la Lazio), mentre le restanti 8 segnature sono state il valore aggiunto che oggi Allegri sarebbe disponibile a pagare a peso d'oro: la rete del doppio vantaggio per mettere in frigo partita e risultato.

Otto volte su 16, la metà esatta. Otto sigilli che sono valsi un anno fa altrettante vittorie alla squadra di Conte in situazioni simili a quelle vissute tra novembre e gennaio, quando la nuova Juve di Allegri non è stata capace di vincere, se non a Cagliari, facendosi rimontare da Sampdoria e Inter, rischiando contro il Torino (sempre dopo essere passata in vantaggio. Tre partite (5 considerando senza gol con Fiorentina e Atletico Madrid) nelle quali Llorente è stato in campo tanto (393') trovando la via della porta solo in Sardegna per il gol del momentaneo 0-3. Pesante ma non pensantissimo, insomma. Meno del 2-0 al Palermo (8° giornata) e della doppietta nel 7-0 al Sassuolo con firma d'apertura e del 3-0.

Gli ottimisti diranno che un anno fa l'attaccante si sbloccò tardi per poi non fermarsi più. Vero, però era già accaduto. A parte la rete al Verona (22 settembre), il battesimo avvenne alla 12° giornata (10 novembre) contro il Napoli e da lì seguì una lunga striscia positiva di 8 gol in 10 partite con solo 3 partite concluse a secco. Oggi Allegri attende una risposta simile anche perché Morata non è ancora un cannoniere finito e i numeri della sua carriera lo dimostrano, essendo andato in doppia cifra solo con il Castilla. Tevez sta facendo i miracoli (11 gol in 16 partite, uno ogni 113') ma da solo non basta.

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