Juventus-Inter: la supersfida che 'non decide'

Dopo il Napoli tocca ai nerazzurri cercare di tenere vivo un campionato che resta con un solo grande favorito

Ranocchia contro Quagliarella al Trofeo Tim di Agosto (Credits: Jonathan Moscrop - LaPresse)

Carlo Genta

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Rieccoci qui, a due settimane di distanza, più o meno alla stessa ora, a sperare che succeda qualcosa. Una specie di rivoluzione di novembre in modo da soffiare un po’ d’aria nei tromboni, del campionato (e non) e far vacillare il trono della Signora. Prima fu il Napoli, respinto con perdite. Ora sarà l’Inter che obiettivamente ha qualche carta in più da calare sul prato proibito per tutti dello Juventus Stadium. Intanto lo slancio di otto vittorie in fila (sei in campionato) che non sono roba da ridere. E poi convinzione, fisico e talento.

Sì, perché nessuno ci toglie dalla testa che i nerazzurri siano la squadra più attrezzata d’Italia per giocarsela fisicamente ed eventualmente “fare a botte” con la Juventus, soprattutto a centrocampo e specie ora che il guerrigliero Vidal pare essere molto a corto di munizioni. Intendiamoci, anche se qualcuno insiste nel dire che l’Inter arriva in condizioni migliori rispetto alla Juventus a questa partita, i favoriti restano quelli con la maglia bianconera, per questa partita e per il campionato intero. E sia ugualmente chiaro che questa gara non deciderà un bel nulla. “Supersfida scudetto”, titola addirittura qualcuno. Ma non scherziamo.

Determinante per l’allenatore ancora in castigo sarà il recupero di Mirko Vucinic, l’unico che dalle porte girevoli che Conte ha montato in attacco, non può uscire mai, perché quanto di più vicino al top player di cui tanto si favoleggia da troppo tempo a Torino. Dall’altra parte Stramaccioni scopre di avere numeri parziali non così distanti da quelli del primo Mourinho (nelle prime 19 gare, 2,15 punti a partita, contro i 2,26 del mammasantissima portoghese, con lo stesso numero di vittorie).

Meglio che non ci pensi troppo e che non si faccia venire in mente di cambiare la faccia della sua squadra per paura. L’Inter oggi vive o muore con tre attaccanti, protetti da un centrocampo di muscoli e corsa e da una difesa a tre (ah, Gasperini…chissà come è contento). Cambiare vorrebbe far sentire alla Signora la puzza del terrore e liberare lo squalo che si è appena divorato un altro record: 28 punti presi sui 30 disponibili, qualche volta di riffa o di raffa, ma mai nessuno aveva fatto tanto nell’era del campionato coi tre punti.

Vada come deve andare, una sola preghiera alziamo agli dèi pieni di capricci del calcio: che ci permettano di togliere l’elmetto che da una settimana portiamo calato fin sugli occhi. Di questioni di arbitri non se ne può più, almeno per quelli normali che non vedono un complotto in ogni cassetto della Federcalcio

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