Mondiali: un sensore darà all'Italia una forma... "bestiale"
Mondiali: un sensore darà all'Italia una forma... "bestiale"
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Mondiali: un sensore darà all'Italia una forma... "bestiale"

Tra le armi in più degli azzurri c'è un innovativo dispositivo tecnologico, ideato da una startup italiana, per aiutarli a ottimizzare la preparazione atletica

Se durante i Mondiali di Rio vedrete Pirlo scattare più veloce del solito e Chiellini elevarsi sopra l'avversario diretto non stupitevi troppo. Vorrà solo dire che gli azzurri si sono allenati con la "bestia", un sensore innovativo che durante tutta la preparazione aiuterà gli azzurri di Prandelli a migliorare i loro programmi di allenamento e, di conseguenza, aumentare sensibilmente alcuni parametri atletici fondamentali per le loro prestazioni.

"Beast Technologies ", questo il nome ufficiale, non viene dall'America ma è un'invenzione tutta italiana nata grazie all'intuizione di Tommaso Finandri, ingegnere e giocatore della Nazionale di football americano, che insieme ad altri due compagni di studi del Politecnico di Milano ha fondato una startup di successo che aiuterà l'Italia a prepararsi al meglio per Rio 2014.

Tommaso, com'è nata l'idea del sensore di "Beast Technologies"?

"Ero all'ultimo anno di ingegneria ma studiavo anche come personal trainer e ho capito che molti parametri dell'allenamento in palestra non erano misurabili se non periodicamente, con macchine enormi e costose. Così mi è venuta l'idea di un sensore che potesse monitorare i parametri fisici anche durante lo sforzo...".

Chi ti ha aiutato a realizzare il tuo progetto?

I mie due soci attuali: Vittorio Haendler, che era mio compagno di stanza, e Lucio Pinzoni. Abbiamo iniziato lavorandoci nel tempo libero e piano piano abbiamo sviluppato l'idea finché un giorno non abbiamo partecipato a un concorso di Polihub (acceleratore di impresa gestito dalla fondazione Politecnico ndr)".

E avete vinto?

“Sì. Da lì abbiamo preso fiducia e abbiamo deciso di lavorare full time sul progetto. Ci siamo trasferiti a Milano e grazie all'acceleratore di impresa del Politecnico siamo riusciti a realizzare la nostra idea".

Come funziona il sensore?

“Il sensore va inserito sulla resistenza che si utilizza durante l'allenamento in palestra. Mi spiego, per gli esercizi a corpo libero può essere l'atleta mentre se si usano gli attrezzi può essere un manubrio o un bilanciere".

E poi che succede?

"A quel punto l'atleta prende il telefono, apre l'app e crea il suo allenamento mano mano che esegue gli esercizi oppure può seguire le indicazioni del suo allenatore che riceve in tempo reale i parametri delle sue prestazioni. I dati vengono resi disponibili anche in una sorta di social network all'interno del quale allenatori e atleti potranno confrontare i dati e scambiarsi pareri".

Come funzionerà la vostra collaborazione con gli azzurri?

"Con la FIGC abbiamo raggiunto un accordo che permetterà a noi di utilizzare i dati degli azzurri, così da perfezionare il sensore per i calciatori, e ai preparatori di monitorare gli atleti durante la fondamentale fase di preparazione in palestra”.

Quindi, in concreto, cosa cambierà nella preparazione dell'Italia?

"Fino ad oggi alcuni parametri chiave per le prestazioni dei calciatori, come forza, velocità, potenza, esplosività e assetto, venivano misurati solo periodicamente. Ad alti livelli invece la costanza del monitoraggio può fare la differenza sui programmi di allenamento che potranno essere rivalutati in funzione delle condizioni dell'atleta durante ogni singolo esercizio".

Quindi non basta più sapere solo quanto peso si riesce a sollevare..

"Esatto. Faccio un esempio. Due atleti con possono sollevare lo stesso peso con velocità diverse. Questo è un parametro difficilissimo da misurare ad occhio nudo ma che fa la differenza in sport di contatto come il calcio".

Sembra una cosa davvero molto professionale..

"In realtà il nostro obiettivo nostro è rendere il sensore disponibile per tutti coloro che frequentano le palestre. Esistono giò sensori ma sono molto invasivi e costringono a modificare le abitudini di allenamento. Noi vogliamo che chi utilizza il sensore possa dimenticarselo"...

E magari inviare i suoi dati attraverso l'app..

"L'ultima chicca che stiamo preparando è la modalità multiplayer che permetterà a due persone di sfidarsi pur essendo in due palestre a migliaia di chilometri di distanza".

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