L'Italia vince la Fed Cup (con un segreto)
L'Italia vince la Fed Cup (con un segreto)
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L'Italia vince la Fed Cup (con un segreto)

Sara Errani, Roberta Vinci and Co a Cagliari hanno fatto poker. La loro ricetta: «Ci sosteniamo e da noi non ci sono star»

Il giro di campo con la bandiera tricolore, la maglietta gialla di Francesca Schiavone, quella arancione di Flavia Pennetta, la ola dei 5mila spettatori di Cagliari, la doccia con lo champagne dopo il terzo punto, a cura di Sara Errani, che con un 6-1/ 6-1 alla Kleybanova ha ufficialmente decretato la vittoria dell’Italia. E poi, dopo la formalità del doppio del 4 a 0, la premiazione ufficiale con le squadre in campo, la coppa, i presidenti della Federtennis e dell’Itf impettiti, l’inno d’Italia, il «We are the champions» dei Queen , il dream team Vinci, Errani Pennetta, Knapp e Schiavone in tenuta ufficiale  che alza i trofei, capitan Barazzutti che incassa orgoglioso la sua quarta Fed cup e chiama a festeggiare pure il nipotino Tommaso, il presente e il futuro.

Questa è una squadra, questa è una vittoria da celebrare con il sole, i colori e l’orgoglio. E chisseneimporta se la Russia ha snobbato la finale portando a Cagliari una squadra raffazzonata. L’anno prossimo si cambia marcia (la federazione internazionale ha deciso di spostare in avanti la data della Fed cup per evitare la coincidenza con il master b che sottrae alla competizione a squadre atlete poco attaccate alla bandiera) ma intanto l’Italia si gode in pieno questa vittoria, senza neanche un’ombra di rimpianto per non aver battuto Sharapova, Kutnetsova and Co, ma le riserve delle loro riserve: «Se non sono venute a Cagliari è un problema loro e della federazione russa»  sostiene la Vinci. «A noi interessa vincere, chi c’è c’è» le dà man forte la Errani. E Barazzutti chiarisce: «Questa è una squadra che non deve dimostrare niente a nessuno, abbiamo giocatrici fortissime, tra le migliori del mondo. E se le russe non sono venute si sono semplicemente negate la possibilità di combattere contro un team molto temibile».

Già, perché se Errani and Co. hanno incamerato la loro quarta Fed battendo in semifinale la repubblica ceca di Petra Kvitova, significa che, a prescindere dalle avversarie, hanno grandissimi meriti e qualità. Il talento e il rendimento individuale certo, ma soprattutto la ricetta del saper fare squadra: «Ci accettiamo e ci vogliamo bene, a prescindere dal tennis», spiega la Errani. «Il segreto sta nel fatto che nessuna di noi vuole essere la primadonna, in questa squadra l’unione fa la forza» sostiene Pennetta. Si è visto anche in questi giorni, proprio con la Pennetta, la Knapp e la Schiavone che si spostavano da una metà del campo all’altra per incitare come tre ultrà la Vinci che aveva perso la bussola contro la Panova («ci siamo pure prese un warning ma chi se ne importa» chiarisce la Pennetta). E che questa sia una squadra dove ci si tende la mano si è visto pure ieri quando la Schiavone , che pure non era ufficialmente in formazione, è stata chiamata a sfilare in campo per la premiazione. E quando Flavia faceva di tutto per tranquillizzare la compagna di doppio Knapp che emozionata, a un certo punto sbagliava tutto lo sbagliabile cacciando in rete voleè semplicissime. Questa è una squadra, anzi, uno squadrone, deciso prendersi la Fed cup anche l’anno prossimo. Senza, pare, cambiare formazione. L’innesto di nuove speranze come Camila Giorgi che sembrava vicino dopo gli Us Open, non è così scontato: «Il team è aperto a tutti ma servono i risultati», chiarisce Barazzutti «per entrare Camila o altre devono far meglio delle titolari». Per dirla alla sarda: «Capitto mi hai?».

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