L'estate senza luci dell'Inter: 5 domande a Mancini
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L'estate senza luci dell'Inter: 5 domande a Mancini
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L'estate senza luci dell'Inter: 5 domande a Mancini

Modulo, Kovacic, calendario, difesa e mercato: cosa non funziona nella squadra che perde (quasi) sempre?

Può darsi che alla fine tutto torni e, come dice Roberto Mancini, i rovesci estivi vengano classificati solo come il frutto di prove ed esperimenti fisiologici quando bisogna assemblare una squadra tutta nuova. Però la sicurezza mostrata dal tecnico dell'Inter dopo l'ennesimo ko (doppio) a Reggio Emilia nel Trofeo Tim apre a quache domanda perchè l'inizio della stagione ufficiale è dietro l'angolo e la sensazione che manchino certezze si fa strada. Il bilancio fin qui è sconfortante: 6 sconfitte (2 in mini-partite) su 9 gare e 14 gon incassati in 720 minuti contro i 11 fatti di cui 8 a metà luglio contro Carpi e Stuttgarter Kicker. Tutto normale? Problema fisico, di testa o tattico? Le prossime mosse di mercato saranno sufficienti a chiudere il cerchio e dare alla squadra un'identità e una solidità fin qui nemmeno intraviste? Ecco le domande da fare a Mancini a meno di due settimane dal debutto in campionato:

Quanto manca a vedere la vera Inter? Serve davvero un altro mese?

L'aspetto più inquientante per i tifosi nerazzurri è il passaggio in cui Mancini ha spiegato che per trovare la forma bisognerà attendere che passino le prime 4-5 giornate del campionato. Significa spostare la lancetta a fine settembre e, soprattutto, bruciare il regalo fatto all'Inter dal computer della Lega che ha consegnato un avvio di torneo soft: Atalanta in casa, Carpi fuori, derby a San Siro e poi Chievo a Verona ed Hellas ancora in casa. Per una squadra in fase di rodaggio non si poteva chiedere meglio, ma su questo mese di settembre ragionevolmente l'Inter deve costruire un piccolo patrimonio di punti e credibilità per aggiungere autostima e certezze al progetto di fare una stagione al vertice. L'arma è a doppio taglio: come reagirebbero ambiente e squadra davanti a risultati alterni nel nome della necessità di rifinire il progetto?

Qual è il modulo che Mancini ha in testa?

Detto che non sembra esserci un problema di condizione fisica e che nell'estate dell'Inter non ci sono stati particolari infortuni ad ostacolare la preparazione, il dubbio maggiore è legato all'idea tattica che Mancini ha in testa. Quale vestito l'Inter indosserà da settembre in poi? La difesa a quattro è l'unica certezza (passa a tre solo in casi eccezionali), ma da lì in su le certezze svaniscono. Il 4-4-2 con Hernanes e Kovacic esterni di Reggio Emilia è stato un esperimento estemporaneo e fallito per inadeguatezza dei due sacrificati larghi. Ma tra il 4-3-3, il rombo e il 4-2-3-1 visti alternarsi tra luglio e agosto ci sono differenze sostanziali che rendono incompatibile una convivenza in una squadra che non ha uno spartito già mandato a memoria.

Kovacic è regista o mezzala? E a centrocampo serve qualità o quantità?

La spia di questo ondeggiamento tra moduli diversi è Kovacic, la cui traiettoria estiva è roba da montagne russe. Prima sul mercato, poi, quindi titolare da regista fino all'amichevole contro l'Athletic Bilbao e, infine, scavalcato da Medel nel ruolo di uomo davanti alla difesa. Siccome Mancini non ha mai smesso di chiedere alla società di prendere un giocatore come Felipe Melo, non si capisce se Kovacic nel nuovo ruolo sia stato bocciato o se sia stato utilizzato lì in mancanza temporanea di alternative, essendo rientrato Medel in ritardo dopo la Coppa America. Nel primo caso sarebbe una pessima notizia per l'Inter perchè significherebbe aver fallito nel tentativo di dare un ruolo al croato. Nel secondo la domanda che sorge spontanea è se non rischi di essere un mese buttato inseguendo una soluzione tattica nella quale non si credeva dall'inizio.

La difesa è più solida di un anno fa? O il problema non erano solo Ranocchia e JJ?

Solo a Parma contro l'Athletic Bilbao l'Inter è riuscita a chiudere una partita senza subire reti. Ed è accaduto nella prima occasione in cui Medel si è preso il ruolo di schermo davanti alla difesa che fin lì aveva sbandato paurosamente già dai primi test di luglio, chiuso incassando 7 reti tra Carpi e Stuttgarter Kicker. All'inizio si è pensato che il problema fosse il ritardo con cui Miranda, che dovrebbe essere il leader del reparto, è tornato all'attività. Poi, piano piano, gli alibi sono caduti e nelle ultime prove Mancini ha potuto schierare la coppa titolare: Miranda-Murillo. L'esito? Numericamente non bene, ma fermarsi ai risultati di agosto non serve. Più utile ragionare su tutta una fase di non possesso palla che ancora non funziona a pieno regime e lascia scoperti i due centrali, esposti (come a Reggio Emilia) alle puntate degli attaccanti avversari. Un copione troppo simile a quello della passata stagione per non allarmare. Anche perché non ci sono più Ranocchia e Juan Jesus su cui scaricare tutte le colpe...

Cosa serve davvero sul mercato?

Per chiudere, la rivoluzione di mercato. L'Inter non è completa e seguendo il filo dei pensieri di Mancini per esserlo dovrebbero arrivare un'altra punta (Perisic), un centrocampista a patto che si sfoltisca la rosa nel ruolo, magari un esterno basso e un vice-Icardi. Se Ausilio riuscisse nell'impresa, praticamente l'Inter avrebbe ridisegnato da zero due terzi della rosa o, almeno, la parte più importante. Ma se si ragiona per priorità, quali sono i ruoli e i nomi a cui non si può rinunciare? Perisic serve per giocare col tridente, altrimenti rischia di essere meno utile. Felipe Melo va bene solo se si accantona definitivamente l'idea del regista di qualità, ma allora non si coglie la differenza così marcata con Medel. Il resto è contorno con la domanda iniziale che torna: quale Inter ha in testa Mancini?

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