La crisi di Mancini e Benitez (e stasera serie A sul divano)
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La crisi di Mancini e Benitez (e stasera serie A sul divano)
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La crisi di Mancini e Benitez (e stasera serie A sul divano)

Inter e Napoli dietro la lavagna nella domenica con poco calcio. E alle spalle della Juve adesso è vera bagarre

Grande equilibrio ma al ribasso. Uno scudetto assegnato con largo anticipo e una lotta alle spalle che si apre furente, con il Napoli che cade e si trascina giù (4 punti nelle ultime 5 partite) e l'Inter che non riesce ad agganciare il vagone della Champions, confermando di mancare di continuità. Il pareggio contro il Cesena, però, ha un'aggravante e suona come resa definitiva, del resto certificata anche da sguardi e parole di Mancini alla fine della partita. I numeri continuano a condannare il Mancio; la sua media punti è talmente bassa da sembrare surreale (1,31) e sempre inferiore a quella di Mazzarri (1,45) che giustamente gongola da qualche parte in Toscana. Sia chiaro, non si può rimettere in dubbio ogni volta l'origine della scelta di Moratti e Thohir, però le cifre raccontano una fredda verità. Anche Benitez è senza rotta: nervoso e polemico, questa volta ha sbagliato anche lui e non solo i suoi giocatori nell'approccio alla sfida di Verona. Lasciare seduto in panchina Higuain per più di un'ora si è rivelato fatale.

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Quando il turno over fa bene solo agli altri

Il campionato italiano è così livellato verso il basso che nessuno può rinunciare alla qualità dei suoi migliori giocatori. Se capita per scelta (Higuain) o per costrizione (Shaqiri) cominciano i guai. E' curioso che la conferma sia arrivata al termine della settimana in cui si è parlato e scritto molto dell'idea di Mancini di giocarsi l'Europa League a Wolfsburg con Carrizo al posto del titolare Handanovic. Sarà così anche al ritorno e pare ci siano di mezzo anche problemini ambientali tra il portiere, in scadenzatra 15 mesi, e la società. Fosse così sarebbe una specie di doppio suicidio. Quello di Benitez sotto gli occhi di De Laurentiis, invece, è parso semplicemente un brutto segnale lanciato a squadra e ambiente. Doveva essere la partita della svolta e ne è uscita una sconfitta che ricaccia indietro il Napoli e lo costringe a guardarsi anche alle spalle. Pessima idea che porta a un bilancio che deve far riflettere: in una stagione e tre quarti sotto la guida dello spagnolo quanti punti hanno lasciato i partenopei contro le cosiddette piccole? Mal contati saranno almeno una cinquantina. Così non si va da nessuna parte.

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C'era una volta la domenica del calcio...

C'era una volta la domenica consacrata al calcio. Non necessariamente quella delle partite tutte alla stessa ora, ma qualcosa che legava il rito del campionato al settimo giorno della settimana. Ora non è più così e bisogna farsene una ragione, considerati gli interessi in gioco. Difficile, dunque, trovare un senso compiuto a una giornata che ieri ha celebrato solo tre sotto clou nell'orario delle 15 e il mini match di San Siro all'ora di cena. La Juve aveva giocato sabato e il meglio deve arrivare di lunedì, quando sul palcoscenico saliranno le protagoniste del torneo per i posti nella prossima Champions League. Se pensate che sia andata male avete fatto conti sbagliati: il 28° turno sarà anche peggio e vedrà una sola gara (Juventus-Genoa) alle 15 con tutto il resto spalmato tra sabato e domenica sera. E' il futuro baby e non ci può fare nulla. Giusto afferrare il telecomando e decidere se piegarsi al rito ritardato o fare un gesto di ribellione. 

La pena del contrappasso di Inzaghi

Nell'autunno del 2012, non una vita fa, Inzaghi litigava di brutto con Allegri davanti a ragazzi e genitori del settore giovanile del Milan. Il motivo? Pippo odiava Max convinto che lo avesse costretto a chiudere la carriera, mentre l'allenatore aveva capito che l'altro stava lavorando per costruirsi un futuro rapido sulla panchina del Milan. Questioni di carattere e di campo, insomma, ricomposte con una stretta di mano che più falsa non si può a favore di telecamere. Sono passati due anni e mezzo, Allegri sta per vincere lo scudetto alla Juve e Inzaghi è a 12 partite dalla fine della sua avventura da allenatore rossonero. Sui giornali si delinea profilo e nome del suo successore (Maurizio Sarri da Empoli) e Superpippo che fa? Ecco la sua reazione: "A me non interessa, non sono preoccupato perché sento l'affetto del presidente Berlusconi e della società tutti i giorni. Non penso possano bluffare con una persona come me. Non è carino, non è rispettoso leggere le voci ma ormai ho fatto il callo a questo mondo. Queste cose mi fanno ridere". Immaginiamo che anche dalle parti di Vinovo non si stiano strappando i capelli da questo cambio di ruoli...

L'impossibile normalità della domenica di Sarri

Nel frattempo il già citato Maurizio Sarri ha trascorso la sua prima domenica da allenatore del Milan in pectore. Ha preso qualche precauzione, tipo staccare il cellulare e chiedere all'addetto stampa dell'Empoli di declinare gentilmente (ma declinare) tutte le richieste di interviste giunte a pioggia. Ha capito che la sua vita sta per cambiare e non è detto che sia in meglio, perchè da oggi - meglio da ieri - tutto ciò che ha fatto o detto verrà messo sotto la lente di ingrandimento. E' l'uomo adatto per far risorgere il Milan? Il salto dalla provincia a San Siro è un rischio calcolato o un colpo di testa di una società che ha bruciato tre allenatori in 15 mesi? Mentre riflettiamo è utile rileggersi alcuni passi dell'intervista concessa al Fatto Quotidiano lo scorso mese di dicembre, quella in cui ha raccontato di votare a sinistra (più a sinistra di Renzi), ammirare Landini, leggere Bukowski e Vargas Llosa e, soprattutto, di avere poche certezze sulla adattabilità a una grande: "Anch'io mi chiedo se sarei in grado di farlo. Esigo molto lavoro e abnegazione: un giovane lo accetta, qualche star no".

Allegri, quale Juve a Dortmund?

Detto che la vittoria di Palermo ha tolto qualche dubbio sulla condizione fisica della Juventus, Allegri ha qualche dilemma da sciogliere in vista dell'inferno del Westfalenstadion. Che squadra presentare? Con la difesa a tre o con il modulo più europeo? Rischiando Pirlo oppure tenendo in considerazione gli spifferi che danno difficile il recupero del regista? Il momento è decisivo e non si può sbagliare. Anche per questo Agnelli ha trascorso la domenica a Vinovo per trasmettere un senso di vicinanza e attenzione massima. E' vero che la stagione di Champions è comunque già superiore all'ultima di Conte, però una caduta a Dortmund getterebbe un'ombra sinistra sulla stagione. C'è chi sta peggio di Allegri ed è Klopp, arrivato al bivio con il pensiero di non avere in mano la macchina giusta. Dopo essersi tolto dalle secche della lotta per non retrocedere il Borussia è tornato quello di prima, più propenso a camminare che a correre. Mercoledì deve cambiare passo, ma la Juve resta favorita dopo il 2-1 dell'andata.

Mini torneo Champions: via alla prima giornata

Il lunedì degli amanti del divano e del calcio è, però, da leccarsi i baffi. C'è Fiorentina-Milan che, a quanto risulta, non è più nemmeno decisiva per Inzaghi a meno di catastrofiche cadute. E, soprattutto, c'è un'interessante giornata del mini torneo alle spalle della Juventus che assegna un paio di posti nella prossima Champions League. Il campo centrale è l'Olimpico con Roma-Sampdoria che significa per i giallorossi avere l'obbligo di ritrovare quella vittoria che in casa manca dal 30 novembre. Oggi o mai più, nel senso che poi potrebbe essere tardi considerata l'impetuosa crescita della Lazio, che a Torino cerca il quinto successo consecutivo avvantaggiandosi della fatica che i granata, a metà tra i due Zenit, avranno nella testa e nelle gambe. Occhio anche alla Viola, però, perché Montella potrebbe risvegliarsi quanto mai vicino alla zona nobile della classifica e con in mano una squadra da corsa mentre le altre, la Roma innanzitutto, vanno al passo.

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