Moratti: "Ecco perché vendo l'Inter"

"Ho deciso di guardare al futuro. Il mio ruolo? Se serve resto, ma...". Debiti, fatturato e progetti, nelle prossime settimane le firme con Thohir - L'appello di Pellegrini - Chi è Thohir - CALCIOMERCATO IN DIRETTA

Massimo Moratti

Se non l'annuncio ufficiale della cessione della società, che arriverà nelle prossime settimane, l'intervista di Massimo Moratti alla Gazzetta dello Sport può certamente essere paragonato a un testamento sportivo di un presidente che ha deciso di vendere e aprire le porte del calcio italiano per la prima volta a un magnate straniero come Erick Thohir. Il closing dell'operazione è posizionato in settembre a patto che tutti i tasselli vadano al loro posto. Dubbi, però, non ne restano più dopo le parole che il numero uno di Corso Vittorio Emanuele usa per declinare l'offerta di aiuto del predecessore Pellegrini, che lo aveva pregato di non cedere l'Inter in mani straniere e si era offerto come supporto economico.

"Ho deciso di guardare al futuro che non può prescindere dall'espansione del marchio a livello internazionale" annuncia Moratti. Espansione nel mondo, marketing e futuro. "Il problema non sono i debiti, il vero problema è il fatturato. Sono le risorse necessarie per lo sviluppo - spiega Moratti -.Ciò di cui mi preoccupo è il futuro della squadra e questo non può prescindere dall'espansione del marchio sul mercato internazionale". 

Gli occhi sono rivolti ad Est: "L'ingresso di un socio asiatico, per esempio, quel mercato fondamentale te lo porta in casa. Ti costringe a cambiare indirizzo e abitudini manageriali. Ti apre al mondo e a nuove risorse in modo quasi automatico" continua il presidente nerazzurro, lasciando intendere che troppo poco è stato fatto per monetizzare il grande appeal del marchio Inter in giro per il mondo. Il fatturato nel post-Triplete era arrivato a 251 milioni di euro, oggi è fermo a 170 con prospettiva di ulteriore contrazione.

Il Triplete? "Un'immensa gioia e un altrettanto immensa occasione sprecata" la definisce Moratti, che poi usa una metafora familiare per chiarire il motivo vero per cui l'Inter finirà in mano a un magnate indonesiano e non a una cordata italiana o a Moratti stesso: "L'Inter è come una figlia, una ragazza bellissima, con doti straordinarie. Una ragazza di una volta. Le dai tutto per farla divertire perché è giusto così, ma viene un tempo in cui è opportuno mandarla in collegio. La disciplina e l'educazione sono fondamentali per la sua crescita. Solo così imparerà a camminare da sola...".

Moratti è pronto anche a fare un passo indietro personalmente, dopo che per settimane si è parlato della sua volontà ostinata di rimanere a guida del club anche se con una quota di minoranza in società. Vero? "L'Inter sarà gestita in modo moderno e internazionale. Se servo resterò a dare il mio contributo. Ma per favore non mitizziamo il mio ruolo. Lo chiedo anche ai tifosi: i presidenti-simbolo a un certo punto diventano un tappo"

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