Inter-Milan, è la notte di Balotelli

L'incubo nerazzurro si avvicina anche perché il Milan pare nettamente favorito

Mario Balotelli esulta sotto la curva rossonera. Domenica lo aspetta la sfida delle sfide: il derby (Credits: ALBERTO LINGRIA/AFP/Getty Images)

Carlo Genta

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Gli interisti pensano a questa partita dal giorno in cui Mino Raiola ha alzato sul serio il sederone per portare Balotelli al Milan. E per tutti, nessuno escluso e compresi quelli che non lo ammettono, il primo pensiero è stato: matematico che fa gol nel derby. Molti ne hanno aggiunto un altro, per loro atroce: matematico che fa gol nel derby, bacia la maglia e magari viene ad esultare sotto la curva Nord.

Arriva il giorno, ma nemmeno il più oscuro pessimista tra i tifosi dell’Inter lo avrebbe immaginato così difficile. La vittoria in Romania e il passaggio sul treno degli ottavi di Europa League, è un timido raggio di sole, subito coperto dalla nuvola dell’infortunio a Ranocchia. Milito è all’ospedale, i giocatori sono contati e non pare stiano nemmeno troppo bene, le idee sembrano poche ma confuse e il Milan, dopo aver sorpassato in classifica ha spazzolato il Barcellona.

Morale, sulla carta, anche virtuale come questa, il derby di Milano è scontato. Anzi, non ne ricordiamo a memoria uno con una favorita tanto chiara.

Quella che dopo un pugno di giornate era in zona retrocessione e ora è a un paio di passi dall’eliminazione di una squadra che ha fatto epoca. Poi che l’epoca del Barcellona stia andando verso la fine, come è fisiologico per qualsiasi cosa al mondo, può essere argomento di discussione. La sensazione nostra e che ci teniamo, è che il mito avrebbe bisogno di una bella rinfrescata, perché quando si è costruito qualcosa di così grande e il papà della creatura se ne è andato, forse è meglio uno strappo di una dolce continuità. Che non vuol dire, ovviamente, vendere Messi, Iniesta, Pedro e compagnia danzante, ma ritrovare la freschezza e la fame che servono a livello internazionale. Campi e climi che non sono i materassi di piume dell’improponibile campionato spagnolo. Dove tutti provano a giocare. E se provi a giocare anche con questo Barca un po’ imbolsito finisci regolarmente distrutto. Agli spagnoli piace così, contenti loro contenti tutti.

Più di tutti il Milan e i milanisti che dovrebbero sapere che la vittoria dell’altra sera, netta come non vedevamo da tempo con il Barcellona in campo, ha molti figli, ma un padre certo: Massimiliano Allegri. Mai visto un “testa de casso” preparare una partita così perfetta, manco fosse uno Special qualunque. De gustibus, anche qui.

Ora al Milan serve il derby che è la chiave della sua stagione: ovvio che vincere vorrebbe dire allungare le mani sul terzo posto, in modo più o meno decisivo, con la Lazio in caduta libera, almeno in campionato, e l’Inter che piglierebbe una tranvata quasi letale.

Torniamo un attimo a Balotelli, che sarà il polo di attrazione della serata. Temiamo che San Siro si riempirà di spazzatura sonora e di lenzuola sporche di letame. Ci si potrebbe pure sbagliare, la vediamo dura. Potrebbe invece essere per lui, per Mario, l’occasione irripetibile di dare una lezione di comportamento agli (eventuali) idioti. Sperare costa pochissimo, il prezzo di una probabile delusione.

Anche stavolta giornata allungatissima che comincia con l’ultima spiaggia Palermo-Genoa e si chiude lunedì con un doppio post-posticipo. Il Napoli porta il suo malessere strisciante a Udine: servirà a capire quanto è grave. La Lazio proverà a surfare l’onda di Coppa ricevendo il Pescara: non dovrebbe essere un problema. In mezzo la Juventus con il Siena. E volendo anche una botta di rugby col Sei Nazioni che torna in Italia, all’Olimpico, insieme al Galles. Pure qui servirà per capire se i nostri sono carne bollente o pesce freddo.

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