Inter-Milan: 5 cose da non perdere di vista nel derby di Milano
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Inter-Milan: 5 cose da non perdere di vista nel derby di Milano
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Inter-Milan: 5 cose da non perdere di vista nel derby di Milano

Mihajlovic che sfida il passato, il peso delle nazionali e del mercato, l'Oriente in tribuna e tutto il resto

Da qualche anno il derby di Milano non viveva un'attesa così intensa. Colpa dell'una o dell'altra o, anche, di entrambe insieme costrette da stagioni di transizione e dallo strapotere della Juventus a vivere di luce riflessa anche la notte più importante dell'anno. Oggi, autunno 2015, non è più così e Inter-Milan (citati in rigoroso ordine di sorteggio del calendario) torna a prendersi per una domenica il centro della scena, più ancora del riscatto cui sono attesi i bianconeri o delle speranze scudetto altrui. Non ci sarà solo il fascino vintage, insomma, al fischio d'inizio della sfida rossonerazzurra. Occhio su temi e prospettive tecniche, storie di uomini e verifiche di investimenti importanti che hanno accumulato le due milanesi rendendole protagoniste del mercato estivo. A proposito dell'estate: ci sono stati tre derby e uno, quello per Kondogbia, lo ha vinto l'Inter mentre sul campo Mihajlovic ha battuto Mancini che, però, si era messo in maschera. Pronostico per l'incrocio di campionato? Impossibile. Ma alcune cose vanno tenute d'occhio con grande attenzione.

Mihajlovic e Mancini, amici contro

Qualunque sia l'esito del derby, Mancini e Mihajlovic non smetteranno di essere amici e di stimarsi a vicenda. Troppo forte il loro legame - umano e professionale - per spezzarsi a causa di una partita. Una rottura, però, si consumerà in maniera plateale e sarà quella tra Sinisa e il suo passato nerazzurro. Si era professato tifoso dell'Inter e i casi della vita lo hanno messo davanti alla scelta più difficile; da professionista non poteva fare altro, ma nulla gli sarà perdonato dal vecchio pubblico.

Il serbo lo sa, ha le spalle larghe per sopportare la pressione e i fischi e ha scelto di saltare subito dall'altra parte del Naviglio. I saltelli davanti ai tifosi rossoneri sono stati solo il simbolo visibile di una decisione che era stata presa a giugno. Indietro non si torna e vale anche per Balotelli, l'altro su cui si concentreranno le attenzioni (speriamo entro i limiti della civiltà) della gente nerazzurra.

Il peso di un mercato da 176 milioni di euro

A parte la folle Manchester e la solita Madrid, Milano si è guadagnata il podio delle città più spendaccione sul mercato. Meglio chiamarli investimenti, in realtà, necessari per provare a tornare grandi accorciando i tempi di un lungo progetto e provare ad acciuffare la zona Champions League. Mancini ha avuto dieci uomini nuovi e Mihajlovic si è fermato a otto. Nel derby conviene concentrarsi proprio su di loro per cominciare a tirare una riga e capire chi si è mosso bene e chi meno.

Al netto degli infortunati (Miranda e Bertolacci) quanti dei nuovi saranno titolari? Quanti finiranno in panchina? Chi riuscirà a calarsi subito nell'atmosfera di una notte così e chi invece faticherà? Non c'è troppo tempo per gli esperimenti, anche se il Mancio ha avuto gli ultimi a tempo quasi scaduto. La classifica dice che in caso di vittoria l'Inter scaverebbe un solco di 6 lunghezze sul Milan, mentre al contrario vedrebbe azzerarsi il vantaggio della partenza sprint.

Il derby dopo le nazionali: 31 ore in campo

Il derby arriva dopo la sosta delle nazionali ed è ormai una tradizione per Inter e Milan. Entrambe hanno pagato un tributo alto alla causa, perdendo Bertolacci e Miranda per infortunio ma i veri effetti si vedranno sulle gambe e sulla testa di quelli che, invece, saranno disponibili. Ecco allora il conto numerico degli impegni dei 14 giocatori che hanno fatto il giro del mondo per rispondere alle convocazioni: 9 interisti e 5 milanisti. L'Inter ha messo sulle gambe 1.245 minuti contro i 623 del Milan, Nagatomo e Honda i più impiegati (ma dovrebbero essere destinati alla panchina).

Rocchi e il ricordo del derby in nove (ma non solo)

Arbitra Gianluca Rocchi da Firenze e i tifosi dell'Inter fanno gli scongiuri. C'era lui a dirigere il derby del 24 gennaio 2010 chiuso dalla squadra di Mourinho in nove uomini ma vinto 2-0 con Milito e Pandev, con Mourinho capopolo e i rossoneri incapaci di sfruttare il vantaggio numerico. Rocchi non è un arbitro che piace all'Inter; si ricorda anche lo 0-3 casalingo contro il Napoli che provocò un travaso di bile a Ranieri e Moratti.

Però anche i rossoneri hanno un brutto precedente con il direttore di gara fiorentino: risale a una trasferta a Bologna nel dicembre 2011; un autentico disastro che costrinse i designatori a fermare l'arbitro e a farlo ripartire dal basso. Rocchi è stato capace di risalire la china e ora torna a San Siro da protagonista.

Il derby in salsa d'Oriente (ma senza tribuna vip)

Thohir non ci sarà e guarderà la partita da lontano in tv. Nemmeno Mr Bee sarà a San Siro e anche Berlusconi potrebbe dare forfait. Niente tribuna vip, insomma, ma questo non significa che il derby di Milano non rappresenti una nuova frontiera per la provenienza delle rispettive proprietà (una volta che l'affare tra Berlusconi e Bee sarà stato compiuto) e per l'attenzione ai mercati stranieri ed orientali in particolare.

Il rilancio passa anche attraverso questa strada e il marketing va di pari passo con lo spettacolo del campo. Ecco perché Mancini e Mihajlovic non si possono permettere 90 minuti solo muscolari. E' il derby della rinascita e per questo vale molto di più.

#DERBYMILANO, OVVERO MILAN E INTER INSIEME PER VALORIZZARE UN BRAND

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