L'Inter e il metodo Ausilio: mercato low cost (e tante scommesse)
L'Inter e il metodo Ausilio: mercato low cost (e tante scommesse)
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L'Inter e il metodo Ausilio: mercato low cost (e tante scommesse)

Non solo Podolski e Shaqiri: dall'estate al mese di gennaio 7 colpi con formule a prova di bilancio. Che da giugno dovranno essere pagati

Ricordate i budget faraonici messi a disposizione di Oriali e Branca negli anni d'oro di Moratti? Preistoria. Anche il portafoglio degli anni post-Triplete, con il vecchio presidente intento a ridurre le spese, è un ricordo ormai lontano. Il nuovo corso Inter porta la firma di Piero Ausilio ed è un percorso in bilico tra le ristrettezze del bilancio nerazzurro, i vincoli imposti dall'Uefa (in attesa della sanzione per il fair play finanziario) e i desideri di Mazzarri e Mancini, tecnici che negli ultimi sei mesi hanno presentato al direttore sportivo le loro liste dei desideri. Esterni difensivi, punte, esterni alti e registi: un elenco che Ausilio ha provato ad interpretare spostando giocatori (tanti) e soldi (pochi). Prestiti secchi, onerosi o gratuiti, riscatti con o senza obbligo e pagamenti dilazionati. Così l'Inter ha costruito metà della squadra consegnata prima a Mazzarri e ora a Mancini. Un piccolo capolavoro in tempo di crisi con un'unica avvertenza: dal 1° luglio questi giocatori andranno per la gran parte pagati. Cifre importanti. Se avranno reso, bene, altrimenti potrebbe diventare un vincolo per i futuri movimenti.

Shaqiri: è Inter. Mancini batte il secondo colpo sul mercato


L'assegno virtuale staccato in questi mesi da Ausilio vale non meno di 50 milioni di euro. Tanti ne serviranno per riscattare o confermare i 7 colpi da finanza creativa che hanno portato ad Appiano Gentile Medel, M'Vila, Vidic, Dodò, Osvaldo, Podolski e Shaqiri. Sette storie di mercato differenti l'una dall'altra, con un solo tratto in comune. A parte Medel, preso con la formula tradizionale e pagamento di 8 milioni dilazionato in tre anni, il peso a bilancio degli altri al momento della firma è stato quasi nullo: 2,8 milioni di euro. Vidic è arrivato da parametro zero, prelevato per tempo dal Manchester United e annunciato all'inizio della sessione di mercato. Poi è stata la volta dell'esterno brasiliano Dodò, acquistato con una formula innovativa: 1,2 milioni per il prestito e riscatto obbligatorio alla prima presenza (e dunque scontato) fissato in 7,8 milioni pagabili in comode rate. 

Prestito oneroso (1 milione) e riscatto già fissato (9) anche per M'Vila che sta, però, deludendo. Osvaldo è stato prelevato in prestito secco dal Southampton e se l'Inter lo vorrà confermare a fine anno (ipotesi oggi quanto meno remota) dovrà sborsare 7 milioni. Questo il mercato di Mazzarri. A gennaio il compito è stato ancora più arduo. Mancini ha chiesto attaccanti di qualità e l'esonero del precedente tecnico, ancora a libro paga del club, aveva prosciugato il budget a disposizione. Niente soldi da spendere, ma qualche idea. E se per Cerci non è andata bene, ma la formula sarebbe stata la stessa, Ausilio è riuscito a portare a casa Podolski e Shaqiri tirando fuori nel bilancio 2014-2015 solo qualche centinaio di migliaio di euro.

Podolski è costato 600.000 euro di prestito e Shaqiri al momento è gratis. Per entrambi vale la legge dei bonus: fino a un milione per il tedesco e 2 per lo svizzero legati alla conquista del posto in Champions League o al numero di presenze nella parte finale della stagione. Poi a luglio si dovrà aprire il portafoglio per trattare con l'Arsenal e trattenere a Milano Podolski, il cui contratto con i Gunners scade nel 2016, oltre che per pagare il Bayern Monaco che ha ceduto Shaqiri per 15 milioni (a rate). Il totale è presto fatto da 42,6 milioni di euro, lasciando partire Osvaldo e senza bonus ulteriori, fino a 52 in caso di percorso netto. Vorrebbe dire aver raggiunto il terzo posto o vinto l'Europa League e a quel punto Thohir e l'Uefa non avrebbero nulla da protestare per l'extra budget. Scommessa affascinante e rischiosa.

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