La Formula 1 dei musi lunghi (in tutti i sensi)
Andrew Hone/Getty Images
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La Formula 1 dei musi lunghi (in tutti i sensi)

Le nuove monoposto sono brutte ma ci regaleranno più spettacolo; quindi non lamentiamoci

Ce le aspettavamo brutte, lente, stonate e complicate. Abbiamo iniziato a lamentarci delle nuove vetture di Formula Uno ancora prima che se ne vedesse una o che se ne sentisse il rumore, ma é anche vero che, con tutte le novità regolamentari e soprattutto con il ritorno al motore turbo, c'erano tutti i presupposti affinché le nostre previsioni non si allontanassero più di tanto dalla realtà.

Quando a Jerez arriva il momento della verità, e le squadre mostrano finalmente le loro creature, probabilmente molti di voi hanno pensato che quello che stavano guardando era anche peggio delle proprie pessime previsioni. Io stessa, a dir la verità, sono rimasta più che perplessa di fronte alle nuove forme, a quei nasi così lunghi e grotteschi, tanto da pensare che fosse un grosso scherzo e che in realtà i Team stessero nascondendo i loro veri gioielli (giuro che l'ho pensato!).

Nonostante ciò, passato il primo momento di shock, le ho guardate e riguardate con calma, cercando in qualche modo di farmele piacere, e credo di aver capito perché queste macchine hanno suscitato reazioni così estreme, soprattutto negative: queste Formula Uno sono totalmente nuove, completamente diverse da ciò a cui ci eravamo abituati negli ultimi anni. A volte non ce ne rendiamo conto, ma la novità ci turba, spesso non ci piace perchè ci destabilizza, tutto cambia e noi dobbiamo fare uno sforzo in più per capire e accettare qualcosa di diverso.

Ora cerchiamo insieme però di vedere il lato positivo di tutto ciò. Queste macchine sono uniche nel loro genere, sono originali e stravaganti, oserei dire paragonabili a delle opere di arte moderna, quell'arte fatta di cose strane, di forme incomprensibili, davanti alle quali il più delle volte si rimane perplessi e sconcertati. Ma che sono pur sempre arte.

È tutta una questione di punti di vista. Fino a ieri ci siamo lamentati del fatto che le Formula Uno fossero troppo schiave della tecnologia, troppo evolute, con troppa aerodinamica, e che quindi il lavoro dei piloti fosse troppo facile, tanto da mettere in dubbio il talento o i risultati di grandi campioni.

Ora che la macchina è più difficile da guidare, e quindi il pilota deve imparare tante cose nuove, deve gestire quel sano sovrasterzo di potenza che una monoposto da 800 cv è giusto che abbia, deve imparare ad amministrare i consumi e che dunque la probabilità di commettere degli errori inevitabilmente aumenta, cosa facciamo noi? Mettiamo il muso?

Se ci pensiamo bene in fin dei conti la situazione non è così pessima, anzi, ci sono tutti i presupposti per aspettarci un mondiale pieno di colpi di scena, che sta già suscitando tanta curiosità e continuerà a stupirci gara dopo gara.

Sicuramente sarà una monoposto che non dimenticheremo facilmente, per cui, bando alle lamentele e godiamoci lo spettacolo: vincerà Pinocchio, il Tapiro o l'Aspirapolvere?!

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Michela Cerruti

Michela Cerruti è una delle poche donne pilota. Membro ufficiale del team BMW Roal Motorsport nel Campionato Italiano Gran Turismo e nel campionato internazionale Blancpain Endurance Series,  è stata definita dalla testata inglese Badger Gp la terza pilota più veloce al mondo ed è stata inserita dal sito GP HUB tra i piloti donna sulla soglia della Formula1. Non si arrende mai e ama sempre affrontare nuove sfide che quest'anno l'hanno portata a correre a bordo di una monoposto da 550 cv nel campionato Auto Gp, tra gli step più importanti verso la Formula1. Ha già collezionato diversi primati: è la prima ed unica donna ad aver conquistato il gradino più alto del podio a Monza nella storia della Super Stars Series ed è stata la prima donna a vincere una gara nel campionato italiano Gran Turismo. Gli ultimi primati li ha conquistati quest'anno aggiudicandosi una pole position a Spielberg e una straordinaria vittoria a Imola nel Campionato Italiano Gran Turismo.

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