"Quando l'Inter scartò Immobile per Balotelli..."
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"Quando l'Inter scartò Immobile per Balotelli..."
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"Quando l'Inter scartò Immobile per Balotelli..."

Parla il presidente del Sorrento, club dove è nato l'attaccante che fa sognare Torino e l'Italia: "Volevo cederlo ai nerazzurri, ma dissero no. Ecco come è finito alla Juve..."

Con i suoi gol sta facendo volare il Torino a ridosso della zona Europa League ed è, seppur in coabitazione con Carlitos Tevez, in vetta alla classifica dei cannonnieri della Serie A. Stagione da incorniciare per Ciro Immobile. Il bomber di Torre Annunziata non vuole smettere di stupire e punta a strappare una maglia azzurra per Brasile 2014. Prandelli lo tiene d'occhio così come alcuni club internazionali (Borussia Dortmund in primis). Un'estate da ricordare e che lo potrebbe vedere protagonista assoluto anche sul mercato, essendo in comproprietà fra i granata e la Juventus. Un Immobile scovato, lanciato e cresciuto nel settore giovanile del Sorrento dall'allora presidente del club costiero Antonino Castellano, che ne ha raccontato in esclusiva a Panorama.it l'ascesa nonchè alcuni interessanti retroscena di mercato.

Presidente, Immobile sogna i Mondiali e sta incantando col Torino: se lo aspettava?

"Certamente. Non ho mai avuto dubbi sulle qualità di Ciro. Già da ragazzino era un portento e segnava con una costanza micidiale. Non mi meravigliano affatti gli attestati di stima che sta ricevendo, anzi le dico di più: Immobile non è ancora al top delle sue potenzialità".

In quel Sorrento avete plasmato diversi ragazzi interessanti: Mirante è titolare a Parma e nel giro della Nazionale, Vitale è arrivato al Napoli e altri ragazzi sono titolari in Serie B.

"Per una piazza piccola come la nostra significa aver svolto un grande lavoro in quegli anni. Sono orgoglioso di vedere i miei "figli" così in nato. Per me, anche se non ci sono legami di sangue, con loro si creato e c'è tuttora in molti casi un legame del genere. Ho visto questi ragazzi crescere da bambini e diventare uomini. Pensi che per Immobile l'anno di Pescara con Zeman feci pure l'abbonamento per vederlo giocare. Anche quest'anno non mi perdo mai una gara del Torino. Sono il loro primo tifoso".

Chi fu la prima squadra a chiedervi Immobile?

"Il primo club che si interessò fu il Gallipoli di Pagni. All'epoca non ci credeva nessuno, fu il primo a scovare le potenzialtà di Ciro".

E' vero che l'Inter che fu a un passo da Ciro Immobile?

"Ricordo ancora quando ci incontrammo all'Hotel Costabraga di Gallipoli. Lì arrivarono anche Beppe Baresi e Piero Ausilio. Io essendo in ottimi rapporti con loro ed interista fin dalla nascita, volevo cedere Ciro all'Inter. Allora, però, i nerazzurri avevano già Balotelli della stessa età e Dell'Agnello in Primavera così decisero di non investire su Immobile, nonostante costasse pochissimo".

Arrivò così la Juve e Ciro Ferrara ad accaparrarselo per 80mila euro...

"Esatto. Mi sembrò la soluzione migliore per permettere a Ciro di completare il suo processo di crescita calcistica. Con noi a sedici anni aveva già effettuato il debutto nella Supercoppa di Serie C e a Torino ebbe la possibilità di misurarsi con la Primavera bianconera. Già all'epoca era un animale da area di rigore. L'avessi tenuto ancora un po' a Sorrento avremmo potuto guadagnare cifre più alte per le casse del club, ma preferii privilegiare la crescita del ragazzo e non un il business".

Ricordi dell'Immobile sorrentino?

"Ciro già da ragazzo aveva una professionalità fuori dal comune. Arrivava sempre un quarto d'ora prima agli allenamenti e scendeva in campo prima degli altri per allenarsi e calciare in porta. Vinse con noi la classifica marcatori degli Allievi Nazionali. Ricordo ancora la Semifinale Scudetto, quando andammo a Torino e vincemmo 3-0 in casa del Toro con una sua tripletta. Con tutti i gol fatti quest'anno i tifosi granata l'avranno perdonato...".

Il grande lavoro che effettuò lei nel settore giovanile del Sorrento aiutò anche molti ragazzi ad evitare sentieri di vita pericolosi...

"Amavo togliere i ragazzi della strada, indirizzando le loro energie verso qualcosa di costruttivo. Ragazzi di Torre Annunziata e Torre del Greco venivano a Sorrento con me a studiare e a fare il calcio. Aiutare quei ragazzi a crescere e a trovare la loro strada è stata per me la soddisfazione più grande".

Che ragazzo era Immobile?

"Lo stesso di oggi. Ciro è sempre stato un ragazzo tranquillo, posato e misurato. Non ci ha mai dato preoccupazioni. Certi risultati non si ottengono per caso, seppur accompagnati da un talento innato dato da madre natura. Immobile fin da bambino ha sempre avuto la testa sulle spalle. Mai un atteggiamento fuori posto o un comportamento sopra le righe: un professionista doc e una punta micidiale sotto porta. Pssano gli anni, ma certe cose sono rimaste immutate".

Siete ancora in contatto?

"Purtroppo ci siamo persi di vista negli ultimi tempi. Ho un po' di rammarico nel non sentirlo più ma sono cose che capitano con i ragazzi nel calcio. L'ho visto crescere ed affermarsi e ogni volta che lo vedo giocare il cuore mi si riempie d'orgoglio. Immobile scende in campo in Serie A con la stessa passione e intensità di quando era ragazzino. Non è cambiato nulla. Da Sorrento al Brasile è sempre lo stesso straordinario goleador. Gli auguro di centrare la convocazione anche per i Mondiali e di farci sognare in Brasile con i suoi gol".

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