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"Bolt? E' l'esaltazione della biomeccanica"

Giorgio Rondelli spiega i segreti del signore dei 100 metri

L'ennesimo grande trionfo di Usain Bolt, il "fulmine" (Credits: AP Photo/Matt Slocum)

Si scrive Usain Bolt, si legge “figlio del vento”, oppure “fulmine”, a seconda del grado di confidenza che si ha con le questioni legate alla velocità di un atleta che è entrato di diritto nella storia dell’atletica mondiale. Ieri, l’ennesima dimostrazione di uno strapotere che pare destinato a durare ancora a lungo. Storia dei 100 metri. In semifinale, qualcosa non torna. Blake e Gatlin fanno meglio di Bolt che però non perde il sorriso. Si torna in pista per la finale e il pubblico dello Stadio Olimpico trattiene il respiro. E’ un attimo, forse meno. Bolt accende i motori. Parte meglio del solito, rincorre, supera, stravince. Con un tempo da leggenda: 9’63, seconda miglior prestazione di sempre per il fuoriclasse giamaicano che detiene il record del mondo. Blake applaude, lo stesso fa Gatlin. E Bolt esulta da par suo. Un missile aria-terra, ma più distruttivo.

Giorgio Rondelli, preparatore atletico di una generazione di grandissimi atleti azzurri, Cova e Panetta su tutti, è a Londra per lavoro. Segue le gare di atletica per la radiotelevisione svizzera. C’era anche lui tra i tantissimi dell’Olimpico per vedere di persona l’effetto che fa. Bolt ancora sul tetto del mondo. Semplicemente, inavvicinabile.

"Le ragioni di questo fenomeno? Volendo semplificare è l'esaltazione della biomeccanica applicata all'atletica – spiega Rondelli -.  E' chiaro che se per fare 100 metri io ci metto 40-41 passi e gli altri ne fanno 2 o 3 di più, non posso che arrivare prima degli altri. Questo è il segreto del successo di Bolt. Che, però, per confermarsi, ha bisogno di poter contare su una preparazione straordinaria. Dopo il biennio 2008-09 al 100 per cento non c'era più stato. Colpa di una serie di cose, non ultima di queste piste di ultima generazione che violentano tendini e articolazioni. I grandi campioni sono un po' come delle macchine di Formula 1. Ogni tanto devono andare in carrozzeria per essere sistemate.

E poi, come non considerare l'impatto mediatico di un fuoriclasse come Bolt. Quante distrazioni, quanti impegni, quanto tempo sottratto agli allenamenti. Credo che lo spartiacque siano stati i Trials giamaicani. Bolt non era in grande forma e Blake è riuscito a fare meglio di lui. Poi, è intervenuto il medico sociale del Bayern Monaco che gli ha risistemato la schiena a cui ha fatto seguito un periodo matto e disperatissimo di studio e di allenamento per recuperare la forma e farsi trovare pronto per i Giochi. Abbiamo visto come è andata a finire".

Dunque, tutto facile, anche nei 200 metri?

“Non so se sarà possibile. Perché se l’ultimo periodo di allenamento può essere stato utilissimo per recuperare i 100 metri, nei 200 le cose possono essere più complicate. Potrebbe e dovrebbe vincere, ma la gara credo sarà molto più sofferta".

Eppure, prima della gara di ieri, si diceva che Blake avesse trovato il modo per raggiungere il suo compagno di squadra e che Bolt non sarebbe riuscito a fare un risultato all’altezza delle aspettative…

“I parametri biomeccanici dei due atleti sono diversi. Prendiamo ad esempio le cronometro nel ciclismo. Ogni atleta può scegliere un rapporto diverso, che poi deve riuscire a mantenere nel corso della prova. Bolt ha dalla sua una falcata più ampia. E’ matematica. Riesce a coprire più spazio nello stesso numero di passi”.

A fine gara, è cominciato il Bolt-show. Tanti sorrisi in favore di telecamera, tanto spettacolo per il pubblico che lo acclamava. Poi, una dichiarazione delle sue: ‘Blake si allena tanto e bene, ma io ho più talento, ecco perché vinco”…

“Hanno lo stesso allenatore. Ma è chiaro che nei confronti di Bolt l’occhio sia pù benevolo. Perché lui non aspetta in camera con i piedi sul tavolo l’arrivo della gare. E’ sempre impegnatissimo e richiestissimo. E questo un po’ si paga. Però, se poi basta un periodo di allenamento serio e costante per mettere in riga tutti, beh, questo dimostra ancora una volta di più che ha ragione Bolt. Il suo talento è davvero da numero 1. E fin quando riuscirà a mantenere questi livelli, tutti gli altri, Blake compreso, potranno fare ben poco”.  

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