Insulti, fischi e un campionato che resiste (ma ancora per poco)
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Insulti, fischi e un campionato che resiste (ma ancora per poco)
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Insulti, fischi e un campionato che resiste (ma ancora per poco)

La Juve non affonda una Roma in crisi, il Napoli vola, gli arbitri sbagliano e le milanesi alle prese con i propri tifosi...

Houston, abbiamo un problema. C'è ancora vita nel campionato o possiamo chiudere i battenti a febbraio e dedicarci ad altro? Il pareggio della Juve a Udine tiene almeno virtualmente in corsa la Roma, ma la sensazione è che il duello non sia più pari e che i giallorossi siano in fase di preoccupante involuzione, tanto da doversi guardare alle spalle più che sognare la rincorsa scudetto. In compenso il Napoli si è svegliato (5 vittorie nelle ultime 6) dando un senso forte alla candidatura a ruolo di terza forza del campionato: +5 su Lazio e Samp, +7 sulla Fiorentina e le milanesi a distanza siderale. Il rischio concreto di apprestarci a 17 giornate di (quasi) nulla è, insomma, concreto. Però è bene diffidare dalle sentenze affrettate, aggrappandoci a tutto quello che ancora non pare definitivo. Dall'elenco togliamo il giudizio sul calcio milanese: crisi irreversibile e necessità di guardare oltre per non affondare nella depressione.

Allegri il freddo e il rimpianto per la furia di Conte

Se la Juventus non ha raccolto il match point gentilemente lasciato sul terreno dell'Olimpico dalla Roma, il merito è certamente dell'Udinese che è la peggiore avversaria possibile per le squadre non in piena salute. La Juve non lo era, causa assenze, e si è accontentata di una partita giocata con il freno a mano tirato. Ha rischiato di vincere e anche di perdere, ma non è un caso che alla fine abbia dato la sensazione di aver mirato a controllare il risultato. In fondo la domenica è andata agli archivi con il segno più anche semplicemente lasciando invariato il vantaggio sulla Roma. Allegri è più freddo e calcolatore di Conte che un anno fa inseguì i 102 punti anche oltre il lecito, tenendo sempre a tavoletta l'acceleratore. Max la pensa diversamente ("L'importante è avere un punto in più degli avversari alla fine") e lo dimostra ogni volta che può, sia nell'approccio della gara che nella gestione complessiva della stagione. Non è detto sia una scelta sbagliata.

Le colpe di Rudi (e quelle di Sabatini)

I numeri condannano la Roma al di là di ogni ragionevole dubbio: quarto pareggio consecutivo, sesto nelle ultime otto e solco scavato rispetto alla Juventus. Non è più tempo di proclami ed è arrivato il momento di guardarsi alle spalle per non buttare via tutto. Garcia continua a parlare di episodi, sfortuna e infortuni (non a torto), però sarebbe l'ora di ragionare anche sulle scelte della società. Alcune crepe erano già visibili a fine dicembre: condizione non eccellente, squadra vecchia, portiere in difficoltà e Maicon non ai livelli di un anno fa. Tutto noto già il 2 gennaio, eppure si è scelto di non intervenire sul mercato. E poi una considerazione, nata assistendo al tentativo sterile nella ripresa con l'Empoli: era proprio necessario spedire Destro a Milano in tempo per farlo debuttare contro il Parma? O sarebbe stato più saggio, in assenza di punte, tenerselo altre 72 ore a Roma pronto per l'uso? A volte sono anche i dettagli a fare la differenza.

Inter in caduta libera (e Mancini in modalità Mazzarri)

C'è  qualcosa di sinistro nel modo in cui l'Inter si sta afflosciando su se stessa in questo inizio di 2015. E' la distanza tra quello che si vede in campo e i giudizi di Mancini, che dopo la disfatta di Sassuolo è riuscito a sostenere di aver apprezzato una buona prestazione per larga parte dei 90 minuti, arrivando a sostenere che "il gioco c'è e ora si tratta di sistemare alcune situazioni". In realtà l'Inter sembra un cantiere aperto fuori tempo massimo, senza identità e con variazioni di modulo e rendimento che preoccuperebbero a luglio, figuriamoci a inizio febbraio. I nervi sono a fior di pelle, come dimostra la scena poco edificante tra Icardi, Guarin e i tifosi, e le prospettive di piccolo cabotaggio. Non per infierire, ma solo l'enorme credito che Mancini nutre nell'ambiente nerazzurro può giustificare che non si apra un dibattito serio intorno alle sue scelte, a partire dalla panchina di Icardi che è l'unico con in tasca i colpi per aiutare i compagni a uscire dal buco. Inutile fare paragoni con Mazzarri, ma se anche lui fosse andato alla velocità del Mancio oggi...

Crollo Inter, Mancini era la soluzione giusta?

Mezzo San Siro per Menez

Il Milan ha fatto il minimo sindacale contro il Parma in disarmo e fa notizia che abbia anche sofferto prima di trovare la via della vittoria. La classifica piange e chissà dove sarebbe la squadra di Inzaghi senza Menez (12 gol fin qui, anche se la metà su rigore), uno dei tanto criticati parametri zero di Galliani al pari di san Diego Lopez, che nel momento dei regali difensivi ha tenuto a galla un Milan di povertà tecnica assoluta. A voler essere ottimisti, i tifosi possono gioire per il deciso passo avanti fatto nel week end dalla società, che ha depositato la manifestazione d'interesse per l'area dove sorgerà il nuovo stadio. Impianto da 48mila posti, dotato di tutti i comfort per regalare agli appassionati un'esperienza emozionale e non solo una semplice partita di pallone. 48mila, il doppio esatto dei 24.396 che si sono sorbiti la prima di Destro in un San Siro gelido come mai nella gloriosa storia rossonera.

Icardi e il solito processino ultrà

Avendo speso parole per Cassano redarguito dai tifosi del Parma, non si può tacere del teatrino di Reggio Emilia, protagonista principale Mauro Icardi con alcuni comprimari. Lo sbrocco in sé davanti a una curva che ti copre di insulti è anche comprensibile, seppure si tratti di professionisti che dovrebbero essere capaci di tenere i nervi a posto. Quello che continua a non tornare, invece, è il triste rituale delle scuse che il campione di turno deve porgere a chi lo ha appena seppellito di ogni carineria. Tutto e sempre sotto gli occhi compiacenti di dirigenti, forze dell'ordine e di chiunque in uno stadio dovrebbe far rispettare le leggi. Le curve, si sa, sono zona franca anche in tempo di repressione, tessere del tifoso e leggi speciali. Nessuno stupore, dunque, se il focoso Maurito è stato richiamato a gran voce davanti ai tifosi. Per la cronaca la delegazione che l'ha accompagnato era composta dai portieri Handanovic e Carrizo, dall'altrettanto focoso Guarin, da Palacio e da capitan Ranocchia. Pare che davanti agli ultrà i giocatori abbiamo ammesso di aver giocato male. Evidentemente non avevano ascoltato il dopo-partita di Mancini...

Il mercato di gennaio, inutile solo per chi non lo fa

Non è vero che il mercato di gennaio non serve a nulla. Se condotto in maniera intelligente e con adeguato budget può spostare gli equilibri della seconda fase della stagione e condizionare (in positivo o negativo) un campionato. Il Milan vinse la Champions League 2007 anche prendendo Ronaldo in inverno e la Sampdoria si scavò la fossa con le proprie mani smontando il giocattolo nel 2011. A occhio questa volta lo scatto giusto lo ha piazzato il Napoli e non è un caso che Gabbiadini, l'acquisto più costoso dell'intera sessione, nel senso di quello che ha mosso soldi veri subito, abbia iniziato a brillare nella domenica in cui la Samp (Mihajlovic furioso) si è sciolta a Torino e la Lazio (Djordjevic non sostituito) sono cadute. Inter e Milan hanno scommesso su Cerci e Podolski, reduci da mesi di panchina: un azzardo che non sta rendendo. La Roma ha atteso il finale per agire e ha visto sgommare via la Juve. A volte il calcio è più logico di quanto non sembri...

Borsino Champions: Napoli verso quota 70

Il borsino Champions segna un deciso rialzo per terza settimana consecutiva. Merito della striscia vincente del Napoli che adesso viaggia con una proiezione finale di 70,5 punti. E' la prima volta che si supera la soglia non solo psicologica dei 70 e avvicina alla media generale dell'ultimo decennio, tagliando di conseguenza fuori una buona parte delle presunte pretendenti. Difficile, ad esempio, considerare ancora in corsa l'Inter, cui per arrivare ai 70 servirebbe correre d'ora in poi alla media stratosferica di 2,58 punti a gara, ben più della capolista Juve fin qui se si vuole prendere un parametro come riferimento. Provando a ragionare con la fredda logica dei numeri, la linea di chi può sperare la tiriamo all'altezza della Fiorentina che di punti ne ha 32 e dovrebbe farne almeno 38 con una media di 2,23. Tanti, forse troppi e certamente più dei 41 (media 2,41) necessari al Milan. Meglio concentrarsi sull'Europa League...

La doppia protesta di Preziosi

Il Genoa ha ragione a lamentarsi per come è stato trattato fin qui dalla classe arbitrale. L'errore sul fuorigioco non visto di Babacar è il meno grave della lista, però è indubbio che senza vento contrario la squadra di Gasperini sarebbe pienamente in corsa per il terzo posto. Fa sorridere, semmai, la scelta del presidente Preziosi di aderire alla protesta dei tifosi che hanno lasciato mezzo vuoto Marassi per dieci minuti prima di subire l'ennesima beffa. Viene da concludere che il numero uno genoano sia d'accordo con lo striscione esposto in curva ("Chi vuole la nostra fine resti pure in attesa"), consideri plausibile la teoria di un complotto che certifica l'esistenza del famoso Palazzo in grado di orientare l'andamento dei campionati. Tema interessante da discutere e che Preziosi potrebbe sviscerare al prossimo incontro in Lega insieme ai colleghi ed alleati Lotito e De Laurentiis, due che stanno beneficiando degli stop esterni del Genoa. Sarebbe un faccia a faccia di grandissimo interesse, roba da venderci i diritti tv. Audience garantita.

La classifica senza errori arbitrali di Panorama

Chi vigila sulla dissoluzione del Parma?

Il Donadoni visto dopo Milan-Parma è uno schiaffo in faccia per tutti quelli che ne conoscono la serietà e dirittura morale. Fino a quando ci sarà lui si potrà avere la certezza che il Parma scenderà in campo con quel minimo di dignità che serve per non falsare un campionato. Poi chissà, la linea di demarcazione è a metà febbraio quando la nuova proprietà dovrà rispettare le scadenze e tirare fuori i soldi per pagare tutti gli arretrati. Impossibile fare pronostici, ma qualcuno tra Figc e Lega dovrà vigilare attentamente, perché lo spettacolo offerto da una società in disfacimento è quanto di peggio possa offrire il nostro calcio. Cosa accadrebbe in caso di mancato pagamento? E' accettabile un finale di stagione con in campo giocani e Primavera? Già la scena di Paletta tolto perché "venduto" non è stata edificante.

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