Higuain, Gomez, Tevez: La serie A è più forte?

L'abbiamo chiesto a Devis Mangia e Pierino Prati. Bronzetti pessimista: "Quelli buoni ce li hanno portati via"

Higuain e Tevez assieme con la maglia dell'Argentina (Credits: JAVIER SORIANO/AFP/Getty Images)

Riccardo Vetere

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La Serie A si è indebolita. Non siamo più il campionato più bello del mondo etc etc etc... Tormentoni che perseguitano il nostro calcio da un paio di stagioni, da quando, tra la crisi ed il fair play finanziario, i top player preferiscono la Premier League, la Liga o il Paris Saint Germain. Se lo scorso anno però le partenze di Ibra, Lavezzi, Snaijder, Verratti, Thiago Silva ed altri (mal sostituiti) ci lasciarono un saldo molto negativo quest'anno la situazione sembra essere cambiata.

E' vero: abbiamo perso Cavani e Jovetic, ma sono arrivati dopo anni dei veri Top Player, come Tevez, Gomez ed, ultimo Higuain. Ecco allora la domanda delle domande: siamo più o meno forti?

Per Ernesto Bronzetti, uno dei più grandi esperti di mercato del mondo, rispetto alla passata stagione ci siamo indeboliti. Ulteriormente: “Ibra non andrà mai al Napoli, non aspettatevi colpi da Inter e Milan. Siamo diventati il Brasile di un tempo: esportiamo”, il suo commento sulle pagine de Il Giornale.

Ma l’Italia si è ridotta davvero a una mera società di export per i più abbienti acquirenti esteri?

Non sembra così, stando agli ultimi colpi di mercato. La Juventus ha “importato” Llorente e Tevez da Spagna e Inghilterra, la Fiorentina ha pescato in Germania con Mario Gomez, mentre il Napoli ha acquistato Higuain e Raul Albiol nella cara bottega madridista.

Ma il problema, per Bronzetti, è che i nostri innesti sono ormai “trentenni. Noi siamo fuori mercato, ormai è terreno di Monaco, Psg, Chelsea, City, sceicchi e oligarchi. La Juventus è la regina del mercato, ma cosa ha fatto di speciale? Un parametro zero e dieci milioni per Tevez… Però non date tutte le colpe ai direttori sportivi, Schelotto e Boateng non si vendono perché non sono dei crac, quelli buoni ce li hanno già presi”. Franco e schietto.

Eppure l’età media del quintetto straniero appena approdato in Italia è tutt’altro che avanzata. Il tandem juventino, più i predatori d’area Gomez e Higuain e il terzino spagnolo Albiol, raggiungono insieme l’età media di 27,4 anni. Altro che vecchietti. 

E allora, dal punto di vista tecnico, il nostro campionato dev’essere considerato un paziente sfibrato dalle onde del mercato o rinvigorito e trasfigurato in meglio, da nuova linfa?

L’abbiamo chiesto a Devis Mangia, ex allenatore dell’under 21, abituato a lavorare con i giovani di talento: “Io non ho mai fatto questione di carta d’identità o meno. I giovani bravi in passato arrivavano in Italia e quelli più anziani partivano. Oggi sono cambiate le cose. È un peccato perdere giocatori di quel livello (Jovetic, Cavani, Marquinhos, ndr) e nessuno può dire che non siano partiti giocatori di grande livello. Partono però anche per questioni legate al bilancio”, è la valutazione di Mangia. Che non se la sente di bocciare a priori i nuovi arrivi, perché “bisogna aspettare di vederli in campo e di vedere quale incidenza avranno nelle rispettive squadre. Gomez, poi, non è assolutamente anziano: questi giocatori hanno tutti le potenzialità per fare bene. Ovvio, quelli che sono andati hanno già dimostrato tutti di saperci fare, e bene, nel nostro campionato. Ora aspetto però il verdetto del campo per i nuovi: sono tutti ottimi giocatori”.

Si sbilancia di più Pierino Prati, un grande del passato con le maglie di Milan, Fiorentina e Roma, che concorda sul fatto che siano “tutti giocatori di altissimo livello. L’età conta, ma fino a un certo punto: se uno è sano e rende bene, resta un top player. Vediamo se si adegueranno al nostro campionato”, fa eco alle parole di Mangia. L’adattamento ai tatticismi e schemi nostrani pare la difficoltà maggiore per i nuovi arrivati.

E per Prati la serie A si è rinforzata o indebolita? “È un pareggio sostanziale – commenta -, più o meno il livello è invariato: siamo con la testa appena fuori dall’acqua. Higuain è un altro top player di grandissimo livello. Chiaramente, il massimo sarebbe stato non cedere nessuno e prendere i nuovi. Così saremmo sicuramente migliorati…”

Ma i sogni restano tali. Oggi bisogna fare i conti con le problematiche note del nostro sistema; fino ad allora, le squadre italiane sono obbligate a fare sacrifici prima di potersi rifare il look. Sono tempi duri.

 
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