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Gp Italia: il tris di Lorenzo fa più grande la crisi di Marquez

L'opposto del 2014: il primo vince a ripetizione, l'altro sbaglia come mai prima. E il Motomondiale ci guadagna

Da 6-0 a 1-5. Passa un anno e nelle prime sei gare del campionato il confronto tra Marc Marquez e Jorge Lorenzo è tutta un'altra storia. Chi fuggiva, ora rincorre. In una piacevolissima alternanza di ruoli che sta regalando alla MotoGp un'incertezza entusiasmante, da interpretare e verificare curva dopo curva, staccata dopo staccata. Il 2014 era iniziato con un lungo monologo del pilota della Honda. Lungo e devastante. L'obiettivo dichiarato dell'extraterrestre di Cervera: vincere e conquistare. Per dimostrare, seppure non ce ne fosse bisogno, che lui, Marquez, era destinato a riscrivere la storia del motociclismo d'altura. Da Losail a Indianapolis, dieci vittorie dieci di fila. Come Giacomo Agostini, re dei re. Alla seconda stagione nella categoria dei fenomeni e con un titolo mondiale già nel taschino, Marquez fa l'ingegnere aerospaziale e azzecca tutti i calcoli. Sbaglia pochissimo e quando sbaglia trova il modo di rimediare. Un campione sotto una buona stella, la migliore sintesi possibile. Più o meno il contrario di quanto accade a Lorenzo, che finisce gambe all'aria in Qatar, parte 20 minuti prima in Texas e complessivamente non dà mai la sensazione di avere il piglio dei giorni migliori. Assiste e non interviene, vittima delle circostanze e soprattutto di se stesso. Jorge c'è ma non c'è. 

Inizia il campionato 2015 e gli allibratori non ci pensano più di un minuto a dettare le quote per la vittoria finale. Marquez è un paio di gradini sopra tutti e la Honda è ancora la moto da battere. Insomma, tutto scritto. Non resta che andare in scena. Si apre il sipario e il pubblico rimane a bocca aperta: la MotoGp si veste di giallo, giallo Valentino. Rossi brinda a Losail e consegna una speranza grande così al popolo del motociclismo tricolore. Marquez inciampa ma non cade. Costretto a risalire la corrente dopo un paio di carenate alla partenza, arriva quinto. Dietro Lorenzo, che comincia male e finisce così così. In Texas, la visione. Marquez fa il mezzo miracolo nelle qualifiche e non ce n'è per nessuno. La Yamaha sfila a braccetto: Rossi è 3°, Lorenzo 4° con la bronchite. Ci risiamo, si dirà, la jella ci vede benissimo. E invece, no. Perché tempo di mettere in ghiacciaia un altro mezzo flop in Argentina - gara che verrà ricordata per la trasfigurazione sul podio di Rossi in Maradona - e Lorenzo mette il turbo e se ne va. 

Spagna, Francia e Italia. Tre vittorie, una di fila all'altra. Jorge diventa magnifico un paio di minuti dopo aver firmato il rinnovo con la Yamaha mentre Marc entra nel tunnel della tristezza, a causa di una moto che balla come una trottola e di una serie di errori più o meno incompensibili che la dicono lunga circa i capricci della sorte. Lorenzo cala il tris e mette paura al Dottore. Nelle tre occasioni in cui ha vinto tre gare consecutive sotto le bandiere della MotoGp ha vinto due mondiali ed è arrivato vicinissimo a vincere il terzo (2013). Due su tre. Marquez si lecca le ferite e si guarda intorno per ritrovare il martello di Thor, senza il quale non è più straripante come nel biennio precedente. Tra loro, il Rossi che non ne vuole sapere di scendere dal podio, le Ducati che corrono come missili e il Pedrosa che dopo settimane in naftalina pare aver ripreso a sorridere alla pista. Tutto aperto. Tutto possibile. 

Mirco Lazzari gp/Getty Images Sport
Il confronto alla vigilia della gara al Mugello
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