Giubertoni: "Quella tabella vincente di Mazzola e Facchetti"
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Giubertoni: "Quella tabella vincente di Mazzola e Facchetti"
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Giubertoni: "Quella tabella vincente di Mazzola e Facchetti"

Alla vigilia dei suoi 70 anni, il roccioso stopper ricorda la vittoria dello scudetto del 1971. Che partì da una sconfitta a Napoli...

"A Napoli fu una brutta sconfitta, la terza dopo solo sette giornate. Al ritorno in aereo Mazzola e Facchetti stilarono una tabella di marcia e alla fine vincemmo un inaspettato scudetto". Mario Giubertoni, 70 anni il prossimo 8 dicembre, ricorda quell'incredibile Campionato, che iniziò malissimo per l'Inter: 4 punti in 5 giornate con sconfitte pesanti con Cagliari e Milan che costarono la panchina al tecnico Heriberto Herrera. A sostituirlo fu Giovanni Invernizzi, che alla seconda partita incappò proprio nella sconfitta del San Paolo. Anche allora per 2-1. Al ritorno in aereo i due senatori buttarono giù la tabella di marcia per riprendere il cammino verso la vetta. "Avevamo in squadra giocatori dalla fortissima personalità. Oltre a Sandro e Giacinto c'era Burgnich, un vero leader con il suo esempio in partita e in allenamento, e poi Corso e Boninsegna. Invernizzi fu bravo a gestire e rispettare questi giocatori. Del resto cosa vuoi metterti a insegnare a Tarcisio come si marca un avversario o a Bobo come si tira in porta?".

Mario oggi è lontano anni luce dal mondo del calcio. "Ho preso anche il patentito da allenatore, ma dico la verità non vedevo l'ora di allontanarmi da quel mondo. Oggi non riesco neanche a vedere una partita intera, mi annoia". Finito con il calcio dopo un brutto infortunio ai legamenti del crociato ("all'epoca non c'erano le tecniche di oggi di riabilitazione"), Giubertoni si è inizialmente dedicato all'artigianato con macchine di maglieria, per poi dedicarsi alla coltivazione delle pere dopo aver acquistato un podere nel modenese, al confine con la natìa provincia di Mantova. "In realtà era più un hobby, ho smesso quando ho visto che non potevo competere contro i supermercati. Vengo da una famiglia contadina, non ho fatto il settore giovanile, da ragazzo lavoravo nei campi". Ai nipoti, ancora piccoli, non ha raccontato le gesta del nonno. "Vedremo quando cresceranno se saranno interessati. Come mi descriverei? Un giocatore che ha supplito alla mancanza di talento tecnico con la grinta e la determinazione, abile nell'anticipo e nell'elevazione". Un osso duro, cari nipoti, il Giube detto Roccia.

Del passato che l'ha portato a disputare 154 partite in nerazzurro, con uno scudetto vinto, cancellerebbe solo quella finale di Coppa Campioni persa nel 1972: "La partita con l'Ajax è quella che vorrei togliere dalla memoria. Una squadra di fenomeni, sono uscito dopo 20 minuti per infortunio e, nell'amarezza della sconfitta, ho potuto ammirarli dalla panchina. Ci aggredivano, erano fortissimi fisicamente, organizzati e coordinati, si chiamavano e si trovavano. Una sinfonia vederli giocare. Johann Cruyff poi è stato il giocatore più completo che abbia mai visto su un campo da gioco: destro, sinistro, colpo di testa, prendeva palla dal portiere, regista, attaccante. Sapeva fare veramente tutto".

Alla fine della partita il presidente Ivanoe Fraizzoli per rincuorarlo gli disse: "Giube, se non ti facevi male, vincevamo noi"... "Mi ha fatto piacere, certo, ma in cuor mio so perfettamente che se l'avessimo rigiocata anche dieci volte, almeno nove le avrebbero vinte loro".

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