Come nasce il Giro d'Italia?

Il direttore Mauro Vegni ci spiega come si organizza la corsa ciclistica più importante d'Italia - lo Speciale "Giro 2013" -

Mauro Vegni, direttore operativo del Giro d'Italia (Credits: Afp).

Teobaldo Semoli

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Ventuno gironi di gara con partenza da Napoli, sabato 4 maggio, e arrivo inedito a Brescia dopo tanta montagna e tre tappe a cronometro. I 3.400 chilometri del 96esimo Giro d'Italia sono decisi da tempo. O quasi. "Nell'organizzazione di un percorso come quello dello Giro non c'è mai nulla di scontato - spiega Mauro Vegni, da 4 anni direttore operativo della corsa - si figuri che quest'anno, causa il maltempo, non conosciamo ancora tutte le strade che faranno i corridori". Ma non c'è solo il meteo con cui fare i conti quando si disegnano le tappe e i chilometri di asfalto su cui è stata scritta la storia del ciclismo...

Come nasce il percorso del Giro d'Italia?

“Il percorso viene scelto per soddisfare prima di tutto dei requisiti di natura tecnica. Durante la prima settimana bisogna “mettere chilometri”, come si suol dire, stando attenti a dare chances di vittoria anche ai velocisti che di solito sono svantaggiati in una corsa a tappe come il Giro. E poi ci sono esigenze di natura commerciale…”.

Per esempio?

“Di solito si programmano gli arrivi in salita durante i weekend per avvantaggiare lo spettacolo e tenere alto l’interesse dei media già nei primi sette giorni di gare. E’ importante che in tutte le settimane ci siano delle tappe che possono stravolgere la classifica, che poi è quello che vogliono gli appassionati”.

Sembrerebbe esserci molta attenzione al business...

“I primi requisiti rimangono quelli tecnici. Poi ovviamente si presta attenzione anche ad aspetti economici, commerciali, a volte persino culturali se sono coinvolte città d’arte. Senza dimenticare le questioni organizzative. Per fare un esempio in Italia, anche per una questione di morfologia, gli spostamenti non sono semplici e bisogna tenere sotto controllo il chilometraggio tra le città di arrivo e partenza delle tappe”.

A proposito, come vengono scelte le città che ospitano il Giro?

“Tutto nasce dalle richieste fatte dalle amministrazioni anche se devo dire che in molti casi sono dei privati a fare domanda. A quel punto verifichiamo se sono presenti innanzitutto i parametri tecnici. Quindi passiamo all’analisi dei requisiti per l’allestimento delle strutture”.

Strutture?

“Ad esempio il villaggio alle partenze. Parliamo di una quarantina di stand che occupano un’area di oltre 3000 mq. Poi ovviamente c’è il podio e, in caso di una tappa a cronometro, bisogna pensare alla “torre”. E queste sono solo alcune delle primissime cose che vanno verificate”.

Quante sono le persone coinvolte nella scelta?

“Con me lavorano una ventina di persone divise in tre staff: uno che lavora sulle partenze, uno sui percorsi e l’altro sugli arrivi. Di solito prima valutiamo a tavolino le località dal punto di vista sportivo. Quindi andiamo a visitarle personalmente”.

Quando cominciano i sopralluoghi?

“I sopralluoghi iniziamo a settembre, partendo dalle località di montagna per il problema della neve, e vegono conclusi non oltre Natale. Entro gennaio facciamo arrivare l’informativa alle città con il risultato delle valutazioni e da lì in poi partono tutte le istanze amministrative per avere i permessi".

Quali sono i problemi più spinosi che vi trovate a dover affrontare?

"Il meteo. Quest’anno più che mai visto che purtroppo ci sono state diverse frane e siamo ancora con i lavori in corso. Si figuri che stiamo ancora tentando di capire quali strade faranno i corridori!".

E dal punto di vista della burocrazia?

“Devo dire che in Italia col tempo (Vegni è nell'organizzazione del Giro da 37 anni ndr) sono cambiate molte cose sotto questo punto di vista. Ricordo che anni fa era sufficiente fare richiesta per la partenza al Prefetto e in pratica il Giro era fatto. Poi con la riforma del Codice della Strada abbiamo dovuto cominiciare a chiedere l’autorizzazione di tutti gli enti proprietari (Comuni, Anas, ecc.. ndr). Poi queste vanno inviate alla Prefettura e quindi rigirate alle amministrazioni per consentire la chiusura delle strade”.

Quindi era decisamente meglio prima...

"In termini di sicurezza siamo migliorati. Questo per dire che la burocrazia non è sempre fine a se stessa. Certo, poi succede che manchi un solo nulla osta e devi riprogettare una tappa daccapo".

Burocrazia a parte. Come sarà il Giro di quest’anno?

Mi auguro che si appassionante perché alla fine quello che vogliono tutti, appassionati e addetti ai lavori. Noi ce l’abbiamo messa tutta per disegnarlo il più bello possibile e penso sia stato fatto un buon lavoro. Toccherà poi ai corridori renderlo indimenticabile”.

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