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Galliani-Kakà, missione (quasi) impossibile. Per il Real un flop da 70 milioni di euro

Stipendio e cartellino da ammortizzare: ecco perché il Real non può regalare Ricky al Milan. Anche perché Rajoy sta per cancellare i benefici fiscali per le star

Kakà ai margini

Kakà ha collezionato 93 presenze e 24 gol con il Real Madrid – Credits: Ap Photo

Il titolo è stuzzicante: "A pranzo per Kakà". Un kolossal da quasi cento milioni di euro e una missione (quasi) impossibile per Adriano Galliani: strappare Ricky al Real a condizioni di saldo, possibilmente in prestito e senza appesantire i conti del Milan appena risanati dalla cessione di Ibrahimovic e Thiago Silva. Palcoscenico del lungometraggio, destinato a concludersi a fine mese, è New York dove Galliani e Perez si incrociano.

Rapporti cordiali e richiesta di informazioni sul brasiliano, ma poche certezze perché i tempi sono cambiati anche rispetto all'estate del 2010 quando il Barcellona lasciò partire Ibrahimovic con destinazione Milano confezionando quello che i suoi dirigenti definiscono il "peggior affare della storia del club". Difficile che la scena si ripeta per Kakà e non è solo questione di stipendio che il giocatore dovrebbe più che dimezzarsi. La partita è più complessa e affonda le radici anche nella congiuntura economica che vede la Spagna e il suo sistema creditizio in prima fila nella crisi europea.

Tre anni fa era Kakà arrivato insieme a Cristiano Ronaldo e Benzema come regalo del presidente Florentino Perez che voleva dar vita a una nuova 'era dei galacticos' festeggiando il suo ritorno alla guida del Real Madrid. Quasi duecento milioni di euro gettati sul mercato senza badare a spese un po' come il Psg degli sceicchi adesso. Operazione di marketing oltre che tecnica se è vero che l'investimento ha fruttato molto ma non moltissimo: una Liga e una Copa del Rey.

Prelevato dal Milan nell'estate del 2009 per la cifra (non record) di 67,2 milioni di euro, Kakà ha deluso sul campo ed è stato spesso limitato dagli infortuni. In tre stagioni ha messo insieme 93 presenze e 24 gol. Nella Liga ha giocato 66 partite sulle 114 totali del Real (indice di presenza 59,7%). Già un anno fa era finito ai margini del progetto di Mourinho salvo poi restare in rosa anche per mancanza di vere offerte. Ora lo scenario si ripete ma la soluzione dovrà essere differente perchè anche Florentino Perez ha bisogno di reperire dal mercato una parte del budget per la campagna acquisti.

Lo stipendio di Kakà è l'ostacolo maggiore e non solo perché sono sempre meno i club che possono permetterselo, ma anche perché sta per uscire dai benefici della 'Ley Beckham' grazie alla quale i 10 milioni netti riconosciutigli dal Real sono costati a bilancio sinora solo 12,3 milioni lordi. Accadrà ancora in questa stagione e nella prossima, poi al sesto anno di legame scatterà la tassazione al 52% imposta dal governo Raioy per contrastare la crisi e il conto diventerà salatissimo: 15,2 milioni di euro. Un problema che a Madrid si porrà anche per Cristiano Ronaldo.

Per il Real la soluzione migliore sarebbe lasciar andare il giocatore, che ha appena compiuto trent'anni e non ha convinto. C'è, però, la difficoltà a trovare un acquirente da almeno 30 milioni di euro, tanti ne servono per non fare minusvalenze. Dopo tre stagioni a tanto ammonta la cifra ancora da ammortare a bilancio. Ecco perché l'ipotesi del prestito al Milan è (quasi) impercorribile. Costringerebbe Perez a un 'buco' da una settantina di milioni e Kakà a ridursi lo stipendio in maniera considerevole visto che giocando in Italia si troverebbe applicata la fiscalità italiana e gli attuali 12,3 milioni lordi gli garantirebbero un netto da 6 milioni comunque attualmente irraggiungibile per Galliani. E rientrando tra un anno a Madrid perderebbe immediatamente i vantaggi della 'Ley Beckham'.

Un intrigo apparentemente inestricabile non essendoci all'orizzonte offerte di sceicchi o magnati russi ma solo qualche tiepido interessamento da campionati di secondo e terzo livello. Kakà ha nel mirino il ritorno del giro della Selecao per il Mondiale 2014. Impresa difficile che diventerebbe impossibile senza giocare nei prossimi mesi. E' questa la leva su cui farà forza Mourinho insieme alla dirigenza per spingerlo ad accettare il divorzio dal Real Madrid. Era l'estate di tre anni fa quando per strapparlo al Milan Perez non badava a spese. Sembra passato un secolo.

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