Verstappen
Formula 1

Verstappen in Red Bull, Kvjat in Toro Rosso. Errori o strategia?

Cambio in corsa per la scuderia austriaca, che promuove il giovane pilota olandese al fianco di Ricciardo. Su di lui, c'era anche la Ferrari

Per un Max Verstappen che sale e fa festa, un Daniil Kvjat che scende e si dispera. La Red Bull ha confermato la voce che girava tra gli addetti ai lavori dal Gran premio della Cina: dopo quattro gare l'olandese volante della Toro Rosso, 18 anni e un futuro ancora tutto da scrivere, prenderà il posto del 22enne collega russo sulla monoposto ufficiale della scuderia di Milton Keynes. In Spagna, nel weekend lungo del 15 maggio, il passaggio di consegne che promette di fare giurisprudenza. 

 

Helmut Marko, il rottamatore

Promossi e bocciati a campionato in corso. Come nella Grande Lega del baseball americano, dove i giocatori possono passare da una squadra all'altra della stessa franchigia su indicazione dei grandi capi del club. Le ragioni di una scelta che quasi certamente farà discutere fino al termine della stagione sono state spiegate dal numero 2 di casa Red Bull, Helmut Marko. "Dani (Kvjat) non era sereno, non sono stati solo i due incidenti, ma anche la condotta nel resto della gara, dove è stato incostante". L'ex pilota austriaco si riferisce al doppio tamponamento firmato da Kvjat ai danni di Sebastian Vettel al via del Gran premio della Russia. Tamponamento che ha spedito anzitempo il ferrarista sotto la doccia e ha provocato un vespaio di polemiche fuori e dentro il paddock, tra scuse appena accennate e spiegazioni non troppo convincenti. Kvjat ha sbagliato, l'evidenza è incontrastabile. Ma per dirla con Francesco De Gregori, "non è mica da questi particolari che si giudica un pilota...

Kvjat, bravo. Anzi, bravissimo

...Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia". Soltanto due settimane prima Kvjat aveva fatto venire il mal di pancia a Vettel con una manovra ai limiti del possibile (eppure lecita, quindi bellissima) al semaforo verde del Gran premio della Cina. Il tedesco della Ferrari non aveva gradito e aveva voluto farlo sapere al diretto interessato in diretta tv a due passi dal podio, ricevendo in cambio un sorriso grande così che certamente non ha fatto divertire il quattro volte campione del mondo. Ma la cortesia non va sempre di pari passo con il talento, soprattutto negli sport a motore. E di talento il giovane Kvjat ha dimostrato di averne in quantità più che rispettabili. L'anno scorso, alla prima esperienza in Red Bull dopo l'ottimo esordio con la Toro Rosso, ha messo sotto più di una volta il suo compagno di scuderia Daniel Ricciardo, tra i responsabili indiretti del passaggio di Vettel in Ferrari. E sarà pur vero che nelle prime quattro gare del 2016 le cose sono andate per lui meno bene rispetto al previsto, ma da qui a rispedirlo al mittente con un biglietto che sa di sola andata ce ne passa.

Verstappen, bye bye Ferrari 

Storia (e parole) del novembre scorso. Parla Christian Horner, team manager della Red Bull, che ai microfoni della BBC dice: "Come tutti i piloti junior, i piloti della Toro Rosso sono della Red Bull. Verstappen? Al momento è in prestito alla Toro Rosso, come lo è Carlos Sainz e come lo sono stati Daniil Kvjat e Daniel Ricciardo prima di lui. Il suo contratto? I team rivali (ndr, leggi Ferrari) stanno parlando con le persone sbagliate se parlano con il pilota, perché il pilota ha un contratto con noi". Passo e chiudo. O forse, no. Perché è assai probabile che a Maranello abbiano fatto un pensierino sull'olandese per sostituire Kimi Raikkonen al termine del campionato in corso. E allora, come fare per blindare il giovane e promettentissimo Max dagli assalti del Cavallino? La risposta potrebbe essere già arrivata: Verstappen titolare nella Red Bull, per far felice il papà Jos e soddisfare la fame di gloria del 18enne che ha già fatto vedere di avere i colpi del fuoriclasse, e Kvjat retrocesso in Toro Rosso. Con il rischio di bruciare due piloti di sicuro avvenire in pochi mesi. E per Marko non sarebbe la prima volta. Due nomi su tutti, Jean-Éric Vergne e Jaime Alguersuari, comparsi e poi scomparsi, perché così decise il capo.

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