Formula 1

Verstappen, il pilota di F1 più giovane di sempre

Sulla pista di Suzuka, il 17enne belga è alla guida della Toro Rosso: il suo debutto divide il Circus

Max Verstappen

Dario Pelizzari

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Diciassette anni compiuti il 30 settembre e una voglia grande così di rivoluzionare le logiche della Formula 1. Max Verstappen, figlio di Jos - ex pilota, tra le altre, di Benetton, Tyrrell, Arrows e Minardi – è pronto a mettersi al volante della Toro Rosso per le qualifiche del venerdì sul tracciato di Suzuka, sede del Gran premio del Giappone, quindicesima tappa del calendario mondiale. Comunque vada, per lui sarà un successo, è scritto nei numeri. Sul tracciato giapponese, Verstappen diventerà infatti il più giovane esordiente in un weekend di F.1, migliorando il primato del 4 volte campione del mondo Sebastian Vettel, che nel 2006 salì sulla Sauber a 19 anni e 53 giorni. “Suzuka? Papà mi ha detto che il tracciato è difficile – ha detto il giovane fenomeno belga - Lui ha corso diverse volte qui e mi ha detto che non è il posto migliore per debuttare. Ma non vedo l’ora di scendere in pista nelle libere e di partecipare per la prima volta a un gran premio. E’ un ottimo allenamento in vista del prossimo anno”. Guarda avanti Verstappen e può permettersi di farlo. Ha in tasca un contratto che gli consentirà di indossare i gradi di pilota ufficiale della scuderia satellite della Red Bull per il campionato 2015 in coppia con un altro “veterano” del Circus, quel Daniil Kvyat, anni 20, che tanto bene sta facendo nel suo primo anno in Formula 1. Dentro lui e via il francese Jean-Eric Vergne, sesto a Singapore soltanto due settimane fa e ultimo abbaglio di uno sport che spesso fa fatica a difendere il talento dalle tentazioni del marketing e della valigia.

Verstappen ha ottenuto il via libera dalla Federazione internazionale dell'automobile (la Fia) dopo aver messo da parte i chilometri e i titoli necessari per entrare nella Formula 1 dalla porta principale. Sì, perché Max di Hasselt, la città di 75mila anime in cui è nato e cresciuto, non è proprio uno qualunque, tutt'altro. Ha iniziato a girare sui kart a 4 anni e mezzo e a 9 era già col fiatone per trovare spazio ai trofei. Coppe e coppette che negli anni si sono accumulate e hanno attirato l'attenzione degli scout della Red Bull, che annusato l'affare si è lanciata senza paracadute per assicurarsi il suo avvenire. Nel 2014, il team della lattina capiscono di aver fatto centro. Verstappen prende il via del campionato europeo della Formula 3 sotto le insegne della scuderia olandese Van Amersfoort Racing e sono subito fuochi d'artificio. Il 4 maggio a Hockenheim infila la prima vittoria, cui faranno seguito le triplette a Spa e a Nosiring. L'ultimo sigillo, quello sul tracciato del Nürburgring, poco più di cinque settimane fa. In totale, fanno 8. Mica male per un sedicenne che non ha ancora l'età per prendere la patente. Il segreto c'è e si vede. Il rampante belga tutto casa e volante è cresciuto in una famiglia in cui la passione per le quattro ruote ha scandito i ritmi del quotidiano. Detto delle avventure di papà Jos, si potrebbe tirare tardi a raccontare i prodigi di mamma Sophie sui kart, di zio Anthony dalle parti di Le Mans e di nonno Paul nella GT Endurance. Insomma, pane e gomme per pranzo, cambio e frizione per cena.

Sul debutto di Verstappen nella Formula 1 c'è chi ride e chi sospira. Marco Mattiacci, nuovo timone della Ferrari, sposa in pieno l'opinione del collega della Red Bull, Adrian Newey, che alla notizia del grande salto del belga nelle quattro ruote che contano aveva dichiarato: “Il punto – ha spiegato la grande volpe delle lattine volanti - è che questi ragazzi, quando vengono alle gare imparano molte cose in un modo diverso, non accademico. E spesso non sentono il bisogno di andare a scuola. Ma arriverà un momento in cui senza una laurea, senza aver speso il tempo necessario sui libri, senza una formazione intellettuale appropriata, il loro destino sarà un'incognita. Penso che il motorsport come industria debba occuparsi di questo tema, urgentemente. Continuare così è da irresponsabili”. Per fortuna di Verstappen il grande capo della Red Bull, Helmut Marko, la vede diversamente. “Per me Max come doti di guida è equiparabile ad Ayrton Senna (ndr, avete capito bene, Ayrton Senna) - ha dichiarato il principale di Newey e Vettel alla stampa britannica - L'età un problema? Non giochiamo alla roulette, se puntiamo su qualcuno è perché sappiamo cosa stiamo facendo. I successi degli ultimi anni ci danno ragione". Da Vettel a Ricciardo, fino a Kvyat, tutto gira, tutto torna. Forse, troppo?

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