Toro Rosso
Formula 1

Toro Rosso: a Singapore festeggiati i 200 gran premi in F1

In 11 stagioni la scuderia di Faenza, ex Minardi, ha sfornato campioni come Vettel, Ricciardo e Verstappen

Nata nel 2006 sulle ceneri nobilissime della Minardi (scuderia che per vent'anni ha dato forma a piccoli-grandi miracoli sotto la saggia guida del suo patron, Giancarlo Minardi) e cresciuta anno dopo anno grazie ai munifici finanziamenti del boss della Red Bull, l'austriaco Dietrich Mateschitz, la Toro Rosso ha tagliato a Singapore il traguardo dei 200 gran premi in Formula 1.

Da Vitantonio Liuzzi a Carlos Sainz Jr., passando da meteore come Scott Speed (talvolta, i cognomi non dicono tutto) e Sébastien Bourdais, mezze promesse non (ancora) mantenute come Jaime Alguersuari, Sébastien Buemi e Jean-Éric Vergne, fino ad arrivare a campioni di prima fila come Sebastian Vettel, Daniel Ricciardo e Max Verstappen: a Faenza, sede storica della scuderia dai tempi della Minardi, corrono e si rincorrono i sogni e le speranze di piloti alle prese con un domani tutto da verificare. 

 

Già, perché la Toro Rosso è nelle intenzioni e nei fatti la squadra B della Red Bull, il contesto nel quale i giovani talenti di oggi raccolgono esperienza e chilometri per diventare i fuoriclasse del domani. E' successo con Vettel, che ha sbancato Monza nel 2008 con una vittoria da leggenda, il fiore all'occhiello nella storia della scuderia di Faenza. E' andata così con Ricciardo, che in due anni ha dimostrato di avere i numeri per meritare il salto in alto agli ordini di Christian Horner. E cosa dire di Verstappen? Il ragazzo che si è fatto uomo al volante di una monoposto e che promette di trasformarsi prestissimo nel pilota da battere per i prossimi due lustri.

Chi firma un contratto con la Toro Rosso vince un giro di valzer sulla giostra della gloria. A volte funziona, altre volte meno. Vedi la retrocessione incassata nel campionato in corso da Daniil Kvjat, il russo che parla italiano meglio di molti nostri connazionali. Ha avuto la sfortuna di trovarsi sulla strada di Verstappen e non ha potuto fare altro che fare retromarcia e tornare a Faenza. Perché alla Toro Rosso, ma più in generale nella F1 degli ultimi vent'anni, il talento si misura con l'orologio. Sbagli due volte e fai le valigie. 

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